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Il kebab? Lo mangi fuori dalle mura

Il kebab? Lo mangi fuori dalle mura

Vietato aprire ristoranti etnici a Lucca. Il nuovo regolamento comunale per bar locali e ristoranti prevede che, nel centro storico del capoluogo toscano «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse». Tra le prime vittime i venditori di kebab, ma la regola, approvata a larga maggioranza, si potrà applicare anche ad altre cucine, come quella messicana, indiana o francese. Durissima la reazione dell'assessore regionale al commercio Paolo Cocchi: «Attenti al razzismo culinario».

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LUCCA. Vietato aprire ristoranti etnici a Lucca. Il nuovo regolamento per bar locali e ristoranti votato in Consiglio comunale prevede che nel centro storico, «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse».
 Tra le prime vittime ovviamente i venditori di kebab, ma di fatto la regola si può applicare anche ad altre cucine, come quella messicana, indiana o francese. A Lucca, quindi, si può mangiare solo italiano, anzi, preferibilmente "lucchese". In un altro punto, infatti, è previsto che nei menu deve essere presente almeno un piatto tipico della città, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia di Lucca.
 Durissima la reazione dell'assessore regionale al commercio Paolo Cocchi: «Un conto è la difesa della qualità, altro le discriminazioni - ha commentato -, un altro se ci si trovasse davanti ad un'amministrazione che, attraverso la difesa della qualità e delle tipicità, introducesse forme occulte di "razzismo gastronomico o culinario"».
 Intanto a Lucca il centrosinistra chiede di riportare il testo del regolamento in consiglio per ridiscuterlo, e togliere le parti critiche. In particolare l'ostracismo ai kebab, alle friggitorie e alle attività di ristorazione simili, tra cui la cucina etnica, decretato da ora in poi all'interno delle Mura.
 «Da cittadino lucchese, mi vergogno di questo testo - attacca il coordinatore del Pd Gianluca Fulvetti - perché è bene chiamare le cose con il loro nome: è, né più né meno, un regolamento razzista». Perplessa anche la Confesercenti provinciale, che ha chiesto di «definire meglio i limiti del divieto ai locali etnici». Tra le richieste del regolamento, inoltre, ci sono arredi dei locali rispettosi del decoro urbano, soprattutto dal vista architettonico; personale in divisa e in grado di parlare lingue straniere; gestori corresponsabili dell'ordine pubblico negli spazi immediatamente esterni al loro bar o ristorante.
 Tutto parte da una delibera approvata dalla giunta di centrodestra circa un anno fa, che a sua volta integrava una disposizione del 2000. Con questo documento, l'amministrazione comunale si impegnava a tutelare la qualità dell'attività commerciale nel cuore storico della città. Nell'idea di riqualificare il centro, l'assessore al commercio Filippo Candelise annunciava l'inizio di una serie di incontri con operatori e associazioni di categoria, per stendere il nuovo regolamento dei locali. Il cui punto primo era, appunto, il divieto di aprire ulteriori kebab in centro.
 Ai primi proclami entusiasti degli operatori, era seguita qualche accusa: si tratta di un provvedimento ai limiti del razzismo, dicevano i più critici. Accuse sempre rispedite al mittente dal sindaco Mauro Favilla, che aveva ribadito: «Non è una crociata, stiamo solo riorganizzando le zone commerciali della città».
 «Il nuovo regolamento - precisa il Comune - individua una serie di attività appartenenti al settore del commercio, artigianale e della somministrazione di alimenti e bevande, incompatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-ambientale e di qualificazione della zona più centrale della città. Queste disposizione - prosegue la nota - pongono un freno all'apertura di nuove pizzerie veloci, al taglio, fast-food, rivendite di articoli da mare o da spiaggia, articoli per la nautica, sexy-shop ed esercizi di media e grande distribuzione, così come kebab e ristoranti etnici». Il testo, tra l'altro, introduce una sorta di corresponsabilità del gestore in merito di ordine pubblico: il titolare dovrà stare attento non solo a quanto accade all'interno del locale, ma anche all'esterno. E, nel caso ci sia qualche guaio, non dovrà chiamare subito le forze dell'ordine.
Matteo Tuccini

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