Italia
Maggioranza ai ferri corti ma Favilla fa il pompiere
Ilaria Bonuccelli
Non mi interessa fare il sindaco per avere una poltrona: voglio attuare il programma, rispettare gli impegni presi con la gente
4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Di continuare a fare il sindaco per forza a Mauro Favilla importa poco. E questo, ormai, nei corridoi di palazzo Orsetti (e non solo) lo sanno in molti. Di continuare a fare il sindaco per realizzare il programma elettorale (unico collante fra la maggioranza) invece gli importa. A patto che la maggioranza ritrovi serenità (se non proprio affiatamento) e, soprattutto, entusiasmo «che in questo momento scarseggia». Favilla è disposto anche a fare il pompiere, ma rimanda, comunque, di qualche giorno la mediazione perché in questo momento la situazione è poco meno che esplosiva.
A preparare la miccia sono stati i giudizi taglienti di Piero Angelini sul Pdl - «FI non ha né uomini né idee per governare»; a darle fuoco ci ha pensato la querela del Pdl contro lo stesso Angelini per il giudizio espresso sul consiglio comunale del 25 gennaio: seduta rinviata, slittamento dell'adozione della variante urbanistica grazie al quale il Comune ha potuto rilasciare un permesso a costruire (poi annullato dalla Sovrintendenza) che modifica il progetto di trasformazione in appartamenti delle ex serre Casula a San Macario.
Con queste premesse non è chiaro se nella giunta politica di oggi si parlerà di «verifica» o se la discussione si limiterà al programma da concretizzare e alle esigenze che verranno esposte dai singoli assessori, anche in relazione al bilancio di previsione.
Sindaco, Angelini sostiene che FI potrebbe essere interessata a tornare al voto a Lucca, forte del successo elettorale alle politiche. Che cosa ne pensa?
«Che a una persona nella mia posizione interessa relativamente fare il sindaco per avere una poltrona. Mi interessa, però, attuare il programma, portare in fondo gli impegni presi con le persone».
Un anno fa intorno alla sua figura è nata una coalizione politica che si è rivelata vincente. Favilla era visto come la figura di garanzia di stabilità, dopo le turbolenze del secondo mandato Fazzi. Ma che cosa sta succedendo?
«Ci sono attriti interni alla maggioranza, è evidente».
E non la preoccupano?
«Nella sostanza no, nella forma sì. Ci sono diversità di opinione anche su singoli argomenti, ma finora non sono state tali da far dire che qualcuno vuole portare avanti il programma e altri no. Fra l'altro, credo che sia anche logico che ciascun componente della maggioranza porti avanti una propria idea: questo fa parte del dibattito, del confronto. L'importante, poi, è trovare una soluzione condivisa quando andiamo a decidere. Insomma, giudico costruttivi i dibattiti interni alla maggioranza che ci sono stati fino ad oggi».
Ma a volte questi confronti sono stati scontri.
«A volte si è creata un po' di tensione perché qualcuno ha provato a dire su alcuni argomenti: "O si fa in un certo modo o non ci sto". Questa è una logica che non si può accettare da parte di nessuno. E io non sono una persona a cui sta bene tutto. Quindi non sono sereno per come sono andate avanti le cose».
Pensa che questi contrasti siano insanabili?
«No. Finora la discussione si è fatta più accesa su questioni che non incidono sul programma, che sono marginali. Le posizioni differenti, quindi, non hanno creato fratture interne alla maggioranza».
Allora non è preoccupato della situazione politica?
«Quello che è stato preoccupante e che continua ad esserlo sono i toni del dibattito. È questo ultimatum costante - "se si fa così io non ci sto" - a essere inaccettabile. Oltretutto, finché una posizione del genere si assume nei confronti di una sola persona, si tollera, anche se non va bene; quando è rivolta a tutto un gruppo, a un partito allora si crea la frattura».
E lei che cosa fa per stemperare la situazione?
«Avevo intenzione già la settimana scorsa di avviare una discussione, un confronto con tutte le forze di maggioranza. Ma la presentazione della querela (Pdl contro Angelini) mi ha costretto a rallentare l'operazione di mediazione. Ora gli animi sono accesi, perciò aspetterò che le persone si rasserenino».
Pensa che ci siano i margini per ricompattare la maggioranza?
«Mi immagino di sì. Comunque, quando dico che mi interessa relativamente continuare a fare il sindaco voglio dire che per lavorare bene ho bisogno di entusiasmo delle persone intorno a me. A volte noto, nella maggioranza, questa mancanza di entusiasmo: questo mi fa rabbia e mi deprime allo stesso tempo. Tuttavia, a contatto diretto con le persone, con le associazioni riscontro un grande consenso. E questo mi restituisce l'entusiasmo che mi tolgono le forze di maggioranza. Io faccio le cose non per forza ma solo se vendo utilità e benefici in quello che porto avanti».
Quindi lei non pensa a elezioni anticipate?
«Credo che la gente non le capirebbe».
A preparare la miccia sono stati i giudizi taglienti di Piero Angelini sul Pdl - «FI non ha né uomini né idee per governare»; a darle fuoco ci ha pensato la querela del Pdl contro lo stesso Angelini per il giudizio espresso sul consiglio comunale del 25 gennaio: seduta rinviata, slittamento dell'adozione della variante urbanistica grazie al quale il Comune ha potuto rilasciare un permesso a costruire (poi annullato dalla Sovrintendenza) che modifica il progetto di trasformazione in appartamenti delle ex serre Casula a San Macario.
Con queste premesse non è chiaro se nella giunta politica di oggi si parlerà di «verifica» o se la discussione si limiterà al programma da concretizzare e alle esigenze che verranno esposte dai singoli assessori, anche in relazione al bilancio di previsione.
Sindaco, Angelini sostiene che FI potrebbe essere interessata a tornare al voto a Lucca, forte del successo elettorale alle politiche. Che cosa ne pensa?
«Che a una persona nella mia posizione interessa relativamente fare il sindaco per avere una poltrona. Mi interessa, però, attuare il programma, portare in fondo gli impegni presi con le persone».
Un anno fa intorno alla sua figura è nata una coalizione politica che si è rivelata vincente. Favilla era visto come la figura di garanzia di stabilità, dopo le turbolenze del secondo mandato Fazzi. Ma che cosa sta succedendo?
«Ci sono attriti interni alla maggioranza, è evidente».
E non la preoccupano?
«Nella sostanza no, nella forma sì. Ci sono diversità di opinione anche su singoli argomenti, ma finora non sono state tali da far dire che qualcuno vuole portare avanti il programma e altri no. Fra l'altro, credo che sia anche logico che ciascun componente della maggioranza porti avanti una propria idea: questo fa parte del dibattito, del confronto. L'importante, poi, è trovare una soluzione condivisa quando andiamo a decidere. Insomma, giudico costruttivi i dibattiti interni alla maggioranza che ci sono stati fino ad oggi».
Ma a volte questi confronti sono stati scontri.
«A volte si è creata un po' di tensione perché qualcuno ha provato a dire su alcuni argomenti: "O si fa in un certo modo o non ci sto". Questa è una logica che non si può accettare da parte di nessuno. E io non sono una persona a cui sta bene tutto. Quindi non sono sereno per come sono andate avanti le cose».
Pensa che questi contrasti siano insanabili?
«No. Finora la discussione si è fatta più accesa su questioni che non incidono sul programma, che sono marginali. Le posizioni differenti, quindi, non hanno creato fratture interne alla maggioranza».
Allora non è preoccupato della situazione politica?
«Quello che è stato preoccupante e che continua ad esserlo sono i toni del dibattito. È questo ultimatum costante - "se si fa così io non ci sto" - a essere inaccettabile. Oltretutto, finché una posizione del genere si assume nei confronti di una sola persona, si tollera, anche se non va bene; quando è rivolta a tutto un gruppo, a un partito allora si crea la frattura».
E lei che cosa fa per stemperare la situazione?
«Avevo intenzione già la settimana scorsa di avviare una discussione, un confronto con tutte le forze di maggioranza. Ma la presentazione della querela (Pdl contro Angelini) mi ha costretto a rallentare l'operazione di mediazione. Ora gli animi sono accesi, perciò aspetterò che le persone si rasserenino».
Pensa che ci siano i margini per ricompattare la maggioranza?
«Mi immagino di sì. Comunque, quando dico che mi interessa relativamente continuare a fare il sindaco voglio dire che per lavorare bene ho bisogno di entusiasmo delle persone intorno a me. A volte noto, nella maggioranza, questa mancanza di entusiasmo: questo mi fa rabbia e mi deprime allo stesso tempo. Tuttavia, a contatto diretto con le persone, con le associazioni riscontro un grande consenso. E questo mi restituisce l'entusiasmo che mi tolgono le forze di maggioranza. Io faccio le cose non per forza ma solo se vendo utilità e benefici in quello che porto avanti».
Quindi lei non pensa a elezioni anticipate?
«Credo che la gente non le capirebbe».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google