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Ex Manifattura di Lucca, Fazzi: «Vent’anni persi, gli uffici comunali nell’ex fabbrica»


	L'ex sindaco Pietro Fazzi
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L'ex sindaco Pietro Fazzi

L’ex sindaco chiede trasparenza sulla “stecca” e interroga il gruppo Polimea

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LUCCA. «Sulla questione Manifattura serve trasparenza». A dirlo è l’ex sindaco Pietro Fazzi in un lungo intervento nel quale ripercorre la vicenda dell’ex fabbrica di sigari, al centro del consiglio comunale aperto del 30 settembre, e torna a proporre il trasferimento nel complesso delle principali funzioni comunali.

«Non mi stancherò mai di ricordare che l’ex Manifattura Tabacchi, così come l’ex Caserma Lorenzini, non è piovuta dal cielo. È stata acquistata dal Comune tra il 1999 e il 2002 e il 31 dicembre 2002 firmai personalmente il contratto che la fece entrare nel patrimonio della città. Quando la produzione venne trasferita definitivamente a Mugnano, nel 2004, il Comune entrò in possesso di un complesso già in condizioni difficili. Quello non era un punto di arrivo, ma l’inizio di un progetto più ampio: sottrarre un’area strategica alla speculazione e trasformarla nell’occasione per riorganizzare funzioni pubbliche disperse in numerose sedi scomode per i cittadini, inefficienti e fonti di sprechi. La Manifattura rappresenta infatti quasi un quinto dell’intero centro storico. È l’ultima grande opportunità per ripensare assetti e servizi della città in una logica organica e moderna».

Fazzi passa quindi al bilancio dei decenni successivi e riserva parole dure al Piuss “Lucca dentro”. Chiede anche una valutazione complessiva delle spese sostenute per l’acquisto e per gli interventi seguiti negli anni.

«Quella visione si è conclusa con la conclusione del mio mandato. Da allora si sono alternate amministrazioni, idee, studi e progetti che avrebbero dovuto cambiare il destino del complesso. Tuttavia, dopo vent’anni, il bilancio è sotto gli occhi di tutti. Su tutto questo me ne sono stato zitto per venti anni, ma ora basta. Le cicale hanno cantato inutilmente per due decenni ma ora devono lasciar lavorare le formiche. Tra questi tentativi merita una riflessione il primo disastro, il Piuss “Lucca dentro”. Un insieme di interventi privi di una regia complessiva e accompagnati da vicende amministrative che hanno contribuito ad alimentare confusione, ritardi e costi. Al costo di acquisto della Manifattura, pari a circa 2,5 milioni di euro, vanno aggiunti gli espropri delle aree di Mugnano e gli investimenti molto rilevanti successivamente sostenuti attraverso il Piuss. Una somma importante che merita una valutazione seria e trasparente».

Sulla Manifattura Sud l’ex sindaco prende in esame la proposta di Polimea, interrogandosi sui benefici per la città. Distingue poi quel progetto dalla “stecca centrale”, già ceduta a privati, e pone una domanda sull’identità di chi l’ha acquistata.

«Ricerca, formazione, attività ricettive, ristorazione (1831 metri quadrati!), spettacolo: sono tutte attività potenzialmente interessanti. Ma il punto resta sempre lo stesso. Quale ruolo avrebbe la città? Quali vantaggi pubblici verrebbero generati? E in che modo sarebbero garantiti nel tempo? Quando si parla di beni pubblici, la trasparenza non dovrebbe essere richiesta. Dovrebbe essere la regola. Chi sostiene interessi privati, del tutto legittimi, dovrebbe dichiararlo apertamente. Così come dovrebbe farlo chi opera in condizioni di possibile conflitto di interessi. Perché l’identità di chi ha comprato la “stecca centrale” tra il 2021 e il 2022 è ancora riservata? Perché il bando comunale lo ha consentito. A mio avviso non è accettabile che uno dei soggetti di scelte così rilevanti non palesi la propria identità».

La soluzione indicata da Fazzi resta l’accorpamento degli uffici comunali nell’ex Manifattura. Da qui l’invito a portare al consiglio aperto progetti e intenzioni davanti alla città. «Oggi il Comune è distribuito tra palazzo Orsetti, palazzo Santini, palazzo Parensi e Villa Bottini. L’Ufficio relazioni con il pubblico, l’Urp è nascosto nell’ormai irraggiungibile via del Moro e l’Ufficio Anagrafe è in condizioni da terzo mondo! Va bene così? La razionalizzazione delle sedi consentirebbe non solo una migliore organizzazione dei servizi ma anche di valorizzare il patrimonio immobiliare esistente e reperire risorse per sostenere il trasferimento. Non condivido infine l’idea secondo cui la sola proprietà pubblica garantirebbe automaticamente una migliore valorizzazione degli immobili. Mi auguro che gli attori interessati decidano di presentarsi al consiglio comunale». l
 

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