Consigli utili
Lucca, addio a Ultimo Testi: il suo nome legato agli storici vivai
Se ne va a 100 anni l’imprenditore del verde
LUCCA. Anche l'Ultimo (di nome e di fatto) dei fratelli Testi che crearono la società con il nome “Ferdinando Testi e Fratelli” se ne è andato il 21 maggio all’età di 100 anni compiuti. Testi Ultimo era nato a Capannoli (Pisa) il 27 aprile 1926. Quando aveva 6 anni (1932) la sua famiglia si trasferì a Lucca. Un sensale di Lucca ricercava una famiglia per svolgere lavori con rapporto di mezzadria; fu così che la famiglia si trasferì a Tempagnano di Lucca, presso il signor Petri. Qui, insieme a suo padre e ai suoi 2 fratelli maggiori, Ferdinando e Urbino, iniziò a fare il mezzadro e apprese le prime nozioni sul vivaismo. La famiglia Testi si stabilì quindi a S.Pietro a Vico, dove il padre - con le 7000 lire allora guadagnate dal lavoro svolto per Petri - riuscì a comprare un piccolo terreno, ma le cose non andarono subito bene.
La famiglia poi si trasferì nuovamente a Lucca, in una abitazione allora posta nella zona dove successivamente è stato realizzato l’ampliamento del cimitero monumentale di S. Anna, svolgendo l’attività di mezzadria per la famiglia Morelli. Ultimo, ormai ragazzo, lavorò duramente insieme ai due fratelli maggiori - soprattutto con Urbino - e nel 1958, con coraggio, fu da loro creata la società “Ferdinando Testi e F.lli”. All’inizio degli anni ’60 la famiglia prese in affitto il famoso terreno posto sul Viale Carlo del Prete, di proprietà del dott. Francesconi, per tremila lire l'anno. Ultimo raccontava sempre che era innamorato di quel terreno, lo voleva ad ogni costo, ma solo dopo 6 anni riuscì a convincere il dott. Francesconi a venderlo a lui e ai suoi due fratelli. Da lì, complice anche una buona ripresa economica nazionale, i fratelli riuscirono a sviluppare ulteriormente la loro attività, a cui si aggiunsero le più giovani energie dei nipoti Giuliano e Oreste, dando vita alla nuova Ditta “F.lli Testi Vivai”, che riuscì ad ampliare la propria attività anche all’estero. Ultimo diceva che “il mestiere di contadino/innestino/vivaista richiede tanta esperienza, che è l’unica cosa che può garantire una buona riuscita del lavoro. Inoltre è necessaria anche una particolare dedizione e passione per svolgere questi lavori molto duri e faticosi.” Egli sosteneva che oggi gli innesti si fanno quasi esclusivamente a livello automatizzato in vivaio, per produrre barbatelle di viti o piantine di olivo o fruttiferi da impiantare, mentre una volta era invece consuetudine intervenire su interi impianti di vite o d’olivo già realizzati per sostituire alcune varietà o cloni che producevano poco, o non erano più rispondenti alle necessità aziendali, facendo innesti in pieno campo su interi appezzamenti già realizzati. Uomo rude, ma anche ironico e di profondo valore umano, appassionato di storia e sempre attento al mondo circostante (fino a quando ha potuto farlo ha letto giornalmente ben due quotidiani), ha dedicato la sua vita alla famiglia e al lavoro, che ha sempre svolto con grande passione per oltre 70 anni sino all’anno 2016, quando aveva oramai 90 anni. Testi lascia le figlie Roberta e Daniela, oltre al genero Giorgio Dianda, la nipote Caterina, il piccolo pronipote Leonardo Pardini e Filippo Pardini. La Croce Verde di Lucca si sta occupando dei suoi funerali di Ultimo che saranno celebrati alle 10 di sabato 23 maggio nella chiesa di S.Anna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
