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Lucca, uccise caporeparto: Donatini torna in libertà

di Pietro Barghigiani

	Massimo Donatini
Massimo Donatini

Liberazione anticipata per l’assassino reo confesso del collega Francesco Sodini: i7 aprile 2015 lo attese sotto casa all’Arancio e lo ammazzò con 13 colpi di pistola

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CAMIGLIANO. A quasi undici anni dall’omicidio del collega di lavoro alla Lucart Francesco Sodini, l’autore reo confesso Massimo Donatini, 54 anni, di Camigliano, è tornato alla piena libertà. L’ordine di scarcerazione segna l’epilogo del procedimento giudiziario che dal delitto del 7 aprile 2015 ha avuto un solo passaggio in Tribunale dove Donatini fu condannato in abbreviato a 13 anni e 4 mesi con il riconoscimento del vizio parziale di mente. Rinunciò all’appello e disse di voler lavorare in carcere e a Massa ha trascorso gli anni della detenzione.

Alla formale scarcerazione si è arrivati scalando dalla pena definitiva i giorni della liberazione anticipata (sono 90 l’anno) e anche tenendo conto del comportamento in carcere dell’ex caldaista di Camigliano che dal maggio 2024 era comunque a casa in affidamento in prova ai servizi sociali. Una libertà di fatto, anche se relativa per la necessità di dover sottostare a controlli e programmi di reinserimento nella società. L’ulteriore passaggio adesso verrà affrontato davanti al giudice di Sorveglianza di Pisa che dovrà valutare la pericolosità sociale di Donatini e disporre, se lo riterrà opportuno, una misura di sicurezza.

Assurdo il movente che spinse il dipendente della Lucart di Porcari a uccidere il suo caporeparto Francesco Sodini, 53 anni, sposato, con figli. Alcuni colleghi, per uno scherzo che con il senno di poi si rivelerà tragico, gli avevano detto che avrebbe rischiato il licenziamento dopo 25 anni di lavoro a causa della sparizione di alcuni utensili dal suo reparto. La reazione mentale di Donatini era stata quella di incolpare il suo caporeparto Sodini. Un’accusa priva di ogni fondamento. Ma da quel momento l’ex caldaista aveva iniziato a maturare la sua vendetta eseguita di primo mattino il 7 aprile 2015. Uscito di casa di Camigliano aveva raggiunto a piedi piazza Salvo d’Acquisto all’Arancio. Con sé aveva una pistola rubata al padre. «Vado a correre» disse alla moglie. Dopo aver percorso quasi nove chilometri, era arrivato sotto casa di Sodini. Aveva atteso che uscisse per andare al lavoro e appena gli fu a tiro lo aveva crivellato di colpi. L’autopsia ne indicò 13 sul corpo del 53enne che non ebbe modo di difendersi. Poi, sempre a piedi, raggiunse la caserma dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri per confessare un delitto innescato nella mente fragile di Donatini dalle battute dei colleghi trasformate in paranoia omicidal© RIPRODUZIONE RISERVATA

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