Il Tirreno

Lucca

IL CASO

Azienda ricattata dagli hacker che rubano la contabilità

Luca Tronchetti
Un agente della polizia postale
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Un agente della polizia postale

Lucca: i proprietari prima decidono di pagare, alla seconda richiesta si rivolgono alla polizia

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LUCCA. Ricattati dagli hacker entrati nel sistema informatico aziendale che criptano il computer e chiedono un riscatto per rimuovere i blocker. Accade ai responsabili di una concessionaria d'auto e moto nella periferia costretti a pagare migliaia di euro per evitare di perdere tutta la contabilità, l'archivio informatico, la movimentazione del conto vendite aziendale. C'è una nuova minaccia via web che colpisce soprattutto le imprese che non fanno ricorso ad particolari tipi di antivirus. Si chiama “ransomware” e può crittografare i file aziendali prendendoli in ostaggio. Poi gli hacker chiedono laute somme dagli imprenditori per farli tornare in possesso dei si dati.

I fatti. Dall'Ip (internet protocoll) gli inquirenti hanno capito che l'attacco dei pirati informatici proveniva dall'Est Europa. In particolare dalla Bielorussia. Come sono entrati nel server aziendale? Criptando gli archivi informatici di vendita con una password attraverso l'apertura, involontaria, di un allegato malevolo in un'email. E così il ransomware ha provocato il congelamento del Pc visualizzando un messaggio con la richiesta del riscatto del hacker informatico rendendo l'intera rete aziendale inutilizzabile sino a quando il malware non viene rimosso.

Stante la situazione il legale rappresentante della concessionaria d'auto ha sporto denuncia alle forze dell'ordine nella speranza di un rapido e decisivo intervento.
Invece la legislazione attuale non consente d'intervenire nell'immediatezza perché la maggior parte degli Ip legati agli hacker proviene da paesi esteri che per i reati informatici privi del criterio di reciprocità come nel caso di specie la Bielorussia.

E' necessaria quindi una richiesta di rogatoria da parte del magistrato e, nella migliore delle ipotesi, servono 6-7 mesi per ricevere una risposta. Ma prevalentemente la risposta delle autorità di questi stati non arriva proprio. Ragion per cui l'azienda ha preferito pagare il riscatto e attendere che i pirati informatici rilascino la chiave di decriptazione. Cosa che è puntualmente avvenuta. Ma una decina di giorni dopo il caso nella stessa azienda lucchese si è ripresentato puntualmente. Anche lì dati criptati e richiesta di un riscatto decisamente inferiore - circa 200 euro - perché gli hacker erano consapevoli che l'amministratore della concessionaria aveva protetto meglio i dati informatici precedentemente bloccati.

Così è stato e l'autosalone lucchese in questa seconda circostanza ha deciso di non pagare alcun riscatto preferendo perdere i dati inseriti nel sistema informatico negli ultimi dieci giorni.

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