La cucina livornese a misura di diabetici
Gourmet, dietista, pediatra e primario insieme per spiegare come coniugare la buona tavola e la cura della patologia
LIVORNO. Una riflessione sul rapporto tra cibo e diabete è stato il motivo conduttore della serata organizzata dai due Lions Club, il Livorno Host e il Livorno Porto Mediceo, nell’ambito della campagna annuale per la lotta al diabete. Dopo che Gaetano D’Alesio e Andrea Mazzoni, presidenti dei due club, hanno aperto l’iniziativa, il dottor Graziano Di Cianni, direttore di Diabetologia dell’ospedale, ha posto l’accento sulla campagna di sensibilizzazione che ha raggiunto direttamente oltre 3mila studenti e controllato la glicemia nelle piazze e nelle farmacie a 22mila cittadini livornesi. «Prevenire e contrastare l'epidemia del diabete – ha concluso - è un obbligo per la nostra comunità. L’iniziativa fa di Livorno una delle capitali più importanti nell’ambito della prevenzione di questa malattia, la cui diffusione è paragonabile a una vera e propria epidemia».
Elvio Felici, vicepresidente della coop Il Parco del Mulino, nella cui struttura il convegno si è svolto, ha sottolineato la capacità ricettiva e la predisposizione all’accoglienza da parte dei ragazzi della cooperativa, che in seguito hanno servito un bel cacciucco.
La dietista Anna Menasci si è occupata della relazione tra la cucina livornese e la corretta alimentazione, funzionale alla prevenzione appunto di malattie quali il diabete. «Adattare la cucina livornese alle necessità dei diabetici si può, basta solo qualche accorgimento: il cacciucco è composto da pesce povero e pane toscano, quindi quello che manca è un bel piatto di verdure per ridurre l’indice glicemico del pasto. Molte altre ricette livornesi possono essere riadattate all’alimentazione del paziente diabetico rivedendo il metodo di cottura: certo, il fritto è indiscutibilmente più buono ma dal “dorato e fritto” al “tutto lesso” possiamo trovare una via di mezzo che sposi salute e gusto».
La pediatra Maria Paola Novelli ha ribadito che «in Italia ci sono più di 20mila bambini affetti dal diabete, e i numeri sono in continuo aumento, soprattutto per il diabete di tipo 2 legato a sovrappeso e obesità, causata da scorretta alimentazione e sedentarietà».
A conclusione della serata Gianfranco Porrà, segretario della delegazione di Livorno dell’Accademia Italiana della Cucina, ha svolto una relazione sul cacciucco riportato alla memoria il pamphlet “Il cacciucco del Duemila” in cui Aldo Santini “abiurava” la preparazione tradizionale del cacciucco in favore di ricette, quali quelle di Fulvio Pierangiolini e Luciano Zazzeri, con le quali si otteneva un cacciucco più leggero, utilizzando pesci di pregio compresa l’aragosta.
Un’affermazione ritenuta da molti “scismatica” ma che ebbe un effetto alla lunga positivo. Nel 2009 la delegazione livornese dell’Accademia Italiana della Cucina, rilevò in una quarantina di ristoranti le modalità di creazione guardando alle particolarità di gusto, di odore, di sapore e alle varietà delle specie marine impiegate. Gli esiti furono poi esposti nel convegno nazionale “Il cacciucco: una pietanza universale” in occasione del Tan di nove anni fa: il prof. Carlo Cannella espose come questo nostro piatto unico offra un notevole equilibrio tra proteine, lipidi, micronutrienti, vitamine, minerali, ingredienti aggiunti quali pane, odori, ortaggi e olio d’oliva, tale da costituire uno dei migliori cibi sotto i profili del giusto apporto calorico e di quello nutrizionale, anzi da farlo considerare l’alimento più dieteticamente corretto del mondo. —
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