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E in Corea spunta il Cantuccio, la paninoteca-museo
Livorno, vecchi giornali, antiche missive e oggetti d’epoca nel locale di Piera Lenti, appassionata di collezionismo: ecco tutte le chicche in mostra
LIVORNO. Pagine di giornali musicali anni '50 appese alle pareti, qualche banconota del Regno d'Italia, lettere autografe ottocentesche e cartoline della Livorno d'un tempo: è un autentico scrigno del passato la paninoteca Cantuccio 52 di via Achille Grandi, quartiere Corea, attualmente gestita da Piera Lenti che da sempre coltiva la passione per il collezionismo di giornali, fotografie ed oggetti del tempo che fu: la sua raccolta comprende infatti anche, fra l'altro, una vecchia bussola navale, macinini per il caffè oppure ferri da stiro.
"Sono sempre stata attratta dalle cose del passato - spiega - le trovo curiosando nei mercatini, ma capita pure ogni tanto che qualche conoscente sapendo di questa mia passione mi chiami quando ha necessità di liberare la casa di roba magari appartenuta a qualche lontano parente ed ormai da tempo accantonata o comunque non ritenuta utile. Prima di buttare tutto via mi invitano insomma a prendere qualcosa che potrebbe piacermi."
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LA STORIA DEL BRACCIANTE LIVORNESE
In tale modo si è, ad esempio, salvata dal macero una lettera autografa scritta a Firenze il 21 marzo 1858 ed ora esposta in negozio: la missiva redatta in bella calligrafia è incentrata sulla vicenda giudiziaria di Ferdinando Lomi, un bracciante livornese di ventisei anni, coniugato con prole di cui viene perorata la richiesta di patrocinio a suo favore avanzata alla segreteria della Società per il Patrimonio dei Liberati dagli Stabilimenti penitenziari del granducato toscano situata a Firenze in via del Cocomero (oggi via Ricasoli): il Lomi era in procinto di essere liberato dopo la detenzione nel penitenziario delle Murate di Firenze per scontare la condanna a tredici mesi di carcere per furto qualificato.
La richiesta era avanzata osservando che il giovane era precedentemente incensurato e considerando le notizie favorevoli pervenute dalla Delegazione di San Leopoldo di Livorno (l'equivalente dell'odierno commissariato di polizia). Allo stesso modo si è salvata una piantina ottocentesca della zona di Livorno raffigurata come era in epoca medievale dall'ingegner Tito Bonsignori, noto per avere progettato nel 1840 il Cimitero della Misericordia.
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LA CARTA TOPOGRAFICA USA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
E' stato invece del tutto casuale il rinvenimento di una carta topografica militare americana risalente alla Seconda Guerra Mondiale: il foglio, che per fortuna risulta abbastanza integro, era stato usato per foderare un vecchio libro. Si tratta della mappa in scala 1:25.000 della zona dell'Abetone realizzata dall'US Army War Office nel 1944 in base ad una cartografia redatta a Firenze dall'Istituto Geografico Militare: è probabilmente servita durante l'offensiva alleata verso la Linea Gotica, sull'Appennino Tosco-emiliano, dove si erano attestati i Tedeschi nell'estate del '44.
LA MUSICA LEGGERA DEL DOPOGUERRA
E' però soprattutto la musica leggera dell'immediato dopoguerra ad essere largamente rappresentata al Cantuccio 52: intere pagine del "Giornalissimo della canzone", fine anni '40, primi anni '50, ci raccontano come ci si divertiva a quei tempi. Un numero speciale del 1952 è, ad esempio, dedicato alle canzoni di Claudio Villa, raffigurato in copertina, fra "Anema e core", "Madonna delle rose", "Core 'ngrato", Notte a Santa Lucia" e "Vecchia Roma". Ma ci sono anche copertine a colori del 1942 con Alberto Rabagliati, Carlo Moreno ed il maestro Alberto Semprini. In altri numeri campeggiano invece le foto di un giovanissimo Teddy Reno, di Luciano Tajoli oppure di Delia Scala. Sono interessanti anche alcuni riferimenti cinematografici riportati sulla rivista con la pubblicità di film come "Alba di sangue" con Maria Felix oppure "Il lupo della Sila" con Silvana Mangano, entrambi del 1949. Nella rassegna troviamo infine un'intera pagina del giornale "Livorno Cronaca" che porta il titolo "Ho cambiato sesso e me ne vanto": siamo negli anni '70 e l'articolo fa riferimento alla vicenda di un parrucchiere livornese (aveva la bottega in via Palestro) che a quel tempo volle diventare donna.
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