Basta unioni “civili”, ora si passa a quelle “militari”
La gente pur di vedé riònosciuti i propri diritti di ‘oppia è pronta a combatte’, che tanto vive’ oggi è ‘na guerra
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Si vota, ‘un si vota. Passa, non passa. Si fa, ‘un si fa. Cirinnà, ‘un Cirinnà. E’ lungo il passo (e ir parto) verso questa riforma epocale (per la ‘attolicissima Italia) che dovrebbe’ riconosce’ alle unioni civili (anche fra coppie dello stesso sesso) gli stessi diritti che a’ matrimoni (eredità, pensione, graduatorie dell’asilo, congedi parentali). I punti più spinosi sono velli dell’adozione der figliolo, da parte di una coppia gay, di uno dei componenti della ‘oppia, nato da una precedente relazione. Ammetto che la legge sia complessa e piena di sfumature giuridiche non da poo, ma tra i ‘ommenti dell’utente medio de’ social quando si espone ir problema fioccano razzismo, ‘ntolleranza pregiudizi e un fottio di luoghi comuni. La reazione più sudbola (e vera e propria “fiera dell’egoismo 2.0”) è “Ci sono ‘ose più ‘mportanti”, che ora sta prendendo piede per tutto: onde gravitazionali, debito pubblico, Isis, immigrati… “Ci sono ‘ose più ‘mportanti” (cosa? La Juve? Ir Napoli? La Champions?). Allora basta, propongo io. Passiamo dall’unioni civili a quelle Militari. Se due vogliano sta’ ‘nsieme a ogni ‘osto, formano non una ‘oppia, ma un esercito. Un esercito di due. Una stessa squadra unita per sconfigge’ le ‘ngiustizie der mondo. Quello che si fa tutti nella vita o che si dovrebbe fa’ tutti, gay o non gay. Ché sopravvive’ ner mondo oggi (Italia ‘ompresa) è ‘na guerra.
Claudio Marmugi
S’arriverà ad avé un supermercato procapite
Io bisogna che ve lo chieda. Voi, personalmente, di quanti supermercati avete bisogno pro capite? Intendo proprio supermercati personalizzati monotematici dove andare da soli. No, lo chiedo perché mi sembra che non appena chiude un teatro, museo, libreria, solarium, orto botanico, centro massaggi equivoco, ludoteca, parrucchiere, negozio di abiti da sposa, centro tatuaggi, insomma, non appena chiude QUALSIASI cosa, arriva qualcuno con l’originale e innovativa pensata di aprirci un supermercato. Io vi dio la verità, non ho grandi esigenze, e riesco anche a sopportare che il supermercato in cui vado di solito sia aperto anche ad altre persone (ad esclusione della vecchia che m’ha speronato apposta l’altro giorno cor carrello, naturalmente) . Sono un carattere un po’ partiolare, e una volta pagata la spesa alla cassa, posato ir carrello, ripreso l’euro, messa la roba in frigo, tendo a disinteressarmi del tema ‘supermercato’. Sicché diciamo che in una città non immensa come Livorno seondo me se ce ne avessimo tre-quattro mediamente forniti, ci si potrebbe anche sta. Se poi, eccezionalmente, si cercasse, invece di aprì supermercati, di rivitalizzare un gocciolino la vita culturale e di aiutare chi esce fòri con un’idea originale, sarebbe anche meglio di piglià le ‘arrellate negli stinchi dalle vecchie. Si fa per ragionà.
Paola Pasqui
Ma i fumacchi di puzzo di gatto fanno bene?
A Livorno c’è i puzzi. Ogni tanto, l’aria della città (e de’ dintorni) si riempie d'odoracci, che saturano le strade, le piazze e entrano ‘n casa. ‘Un sono mai uguali, i puzzi, variano, come se un grande cuoco cucinasse roba bislacca dentro un grande pentolone sudicio. Un giorno pare pollo lesso, ir giorno dopo puré di patate dell’ospedale, e poi ovo sodo o pasta ar tartufo quelle delle buste der discont (dove dentro c’è più Ufo che tartufo). A volte ‘nvece sembra piscio di gatto - e la prima riflessione da fare è che io a mangià da luilì non ciandrei mai. A parte le facili battute, è vero che a Livorno c’è rimasta poca industria, ma quella che c’è (a meno che non ci siano fenomeni naturali vulcanici a noi sconosciuti), puzza abbestia. Ed è a du’ passi dar centro abitato (spesso è ar centro der centro abitato) sicché c’è solo da sperà che i suffumigi/fumacchi di puzzo di gatto facciano bene perché sennò è un casino. Dagli studi che si sono susseguiti nell’anni, non è proprio così. Qualche anno fa, se non mi riordo male (ma spererei di riordammi male), in proporzione e senza un registro ufficiale (perché ‘un c’è), si batteva la provincia di Taranto (leggi ILVA) a mortalità per tumori per abitante. Sicché quando sento puzzo, specie se fa frizzà l’occhi, stoppìno casa, chiudo tutto, non respiro e ‘un esco. Ma ‘un credo serva. Perché ir sudicio è più pericoloso quando non puzza e non sai che in quer momento – a corre’, camminà, gioà su ‘n prato – quarcuno ti sta avvelenando per guadagnà du’ spiccioli.
Claudio Marmugi
Oh, i maschi son più scemi
E’ siùro che ci sono rischi che uno nella vita si pòle prende', tipo buttassi dar trampolino de' Fiume dopo ave' mangiato una cofana di datteri aglio e prezzemolo. Oppure anda' colla Du'ati Moster milleddue ner sottopasso di via di Salviano. C’è ir su’ rischio, ma son cose che possano succedere. Peggio è quando i rischi sono idioti e basta, ma li vòi corre' uguale. E qui, mi dispiace per voi òmini, ma ci sono studi ventennali che dimostrano che siete voi quelli più a rischio... idiozia. Più delle femmine (dé, questo noi donne si sa da quando si nasce, ma ‘un vi si dice perché siamo gente ammodino). L’ha ribadito ir Darwin Award, ir premio annuale (ironico) a chi s'è levato dar mondo ner modo più stupido, che ha dimostrato che la maggior parte dei premiati son maschi. Maschi che hanno tirato il calzino per un rischio ‘mbecille, come farsi rincorre' da un treno o stiaccià da un elefante mentre si facevano un selfie fra le su' zampe. Ecco spiegato ir Premio, dato a idioti così che, come Darwin ‘nsegna, si levano di torno da soli, migliorando ir bagaglio genetico dell'umanità. Allora, dé bimbi, continuate, perché ce n’è parecchi da smaltì!
Patrizia Salutij
Ci mancava anche Zika!
E ci voleva anche 'r virusse zika, un bastava la zanzara tigre che cia' spicinato tutta l'estate facendoci spende' fior di vaini fra autanne e zampironi, e che ha rottamato la vecchia cara zanzarona che cor su' ronzio musi'ale allietava le nostre meravigliose notti estive. La nova tigre infettante viene dall'ameri'a meridionale e più precisamente dar Brasile. Pare che sulle spiagge di Ipanema, Leblon e Copacabana ci siano i nidi di vesta popò di 'arogna che sta seminando 'r terrore fra i Carioca. Ir brutto e' che ortre mina' la salute, in certi 'asi, ir pinzo letale trasmette ar pinzato la “sindrome do trabalho”, in italiano la sindrome della voglia di lavorà, una dell' affezioni più gravi che i brasiliani possano temé. Sembra infatti che ir primo pinzo l'abbia beccato in una 'hiappa un bergamasco in va'anza a rio, uno di velli che lavorano vindiciore ir giorno, e che ir su' sangue abbia 'ontagiato un branco di brasiliani che hanno inviato a manifestà un' incredibile voglia di dassi da fa'. A Livorno e' già allarme rosso fra serfisti, marciatori, palestrati, scommettitori e assenteisti che hanno 'r terrore che cor un pinzo ni venga la voglia di lavorà.
Consalvo Noberini
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