L’approfondimento
Lucarelli, dal 2018 a oggi: com’è cambiato il “Cristiano allenatore” dal 2018 a oggi – I numeri, le storie e gli aneddoti
Dal ko col Perugia e l’esonero per mano di Spinelli fino all’inizio sprint in campionato: innamorato ma più maturo e lucido
LIVORNO. Avevamo lasciato Cristiano Lucarelli in versione allenatore il 6 novembre 2018: giorno nero, quello. L’ex bomber – dopo la rocambolesca sconfitta interna (2-3) per mano del Perugia – fu esonerato da Spinelli al culmine di un inizio di campionato di grande sofferenza. Dall’estate del 2026 stiamo apprezzando il Cristiano Lucarelli allenatore 2.0, totalmente diverso da quello di otto anni fa. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
I numeri
Partiamo proprio da quelli. Stagione 2018/19. Il Livorno è una neopromossa in Serie B. In estate, oltre a CL99 in panchina (al posto di Sottil) , torna in amaranto dopo nove anni Alino Diamanti. La piazza ribolle d’entusiasmo, ma ben presto si capisce che la squadra non può vivere solo della sconfinata classe del numero 23. Al debutto sul campo del Pescara gli amaranto perdono 2-1. Non giocano neanche male, ma tornano a casa a mani vuote. E il peggio deve ancora venire. Giornata numero 2: Livorno-Crotone 0-1. È la prima di tre sconfitte consecutive all’Ardenza, dove banchettano il Lecce (3-0) e – come da protocollo ormai consolidato – lo Spezia (1-3 con un primo tempo degli amaranto imbarazzante) . La squadra sembra esprimersi meglio in trasferta. Tra i rovesci con Crotone e Lecce, strappa un punto a Cosenza e uno a Venezia. Poi però perde anche a Benevento. La classifica fa paura. Un sussulto c’è: il 27 ottobre il Livorno vince in casa con l’Ascoli grazie a un gol di Raicevic. È una giornata – riletta oggi – struggente, perché finisce con un abbraccio strettissimo tra Cristiano e Igor Protti, all’epoca club manager amaranto. È una vittoria che potrebbe dare il “là” alla risalita in classifica, ma non è così. A Salerno il Livorno ne becca 3 (a 1) e poi arriva la sconfitta esiziale con il Perugia. I numeri sono impietosi: dieci giornate, cinque punti frutto di una vittoria, due pareggi e sette sconfitte. Media punti: 0,5 a partita. Poco per poter pensare alla salvezza. Male il ruolino in casa (una gioia e quattro sconfitte con 3 gol segnati e 10 incassati); negativo quello esterno (due pari e tre ko con 5 gol fatti e 8 presi) . Inevitabile – anche in considerazione del carattere vulcanico di Spinelli – il cambio del manico. Via Cristiano e dentro Breda, il “NormalOne” che tampona le falle, sistema la squadra, forse la rasserena.
L’amore
Sì. La rasserena, perché all’epoca Cristiano con tutta probabilità non riuscì a toccare le corde giuste del gruppo (che non era tecnicamente scarso, ma sia chiaro… tranne Diamanti e pochi altri che lo seguivano a distanza siderale, nemmeno memorabile) . Il motivo? Semplice. Il troppo amore per la maglia, per la squadra, per la città, per tutto il pianeta amaranto. E quando si ama troppo, succede di perdere lucidità, di non analizzare le situazioni per quelle che effettivamente sono. Critiche a Lucarelli per quella parentesi negativa? Nessuna. E non per piaggeria, e nemmeno per la riconoscenza che si deve a un uomo come lui che ha sempre anteposto il Livorno ai suoi stessi interessi personali. Nessuna, perché il 99,9% dei livornesi, in quella stessa condizione, si sarebbe comportato allo stesso modo: da tifosi. Da innamorati della causa.
Il tempo
Poi però c’è il tempo, che è galantuomo per definizione. Lele Adani lo chiama “padre tempo”, e non ha torto. Lucarelli è andato altrove, e dovunque si è sempre fatto apprezzare come uomo e come allenatore. Succede a Catania (piazza tosta) , ma è a Terni che compie il suo capolavoro. Stagione 2020/21: mentre il Livorno di Heller, Aimo, Spinelli, Mariani (e chi più ne ha più ne metta) sprofonda in D sul campo (e in Eccellenza nell’estate successiva) , Lucarelli porta le Fere in B a suon di record: 90 punti, +63 di differenza reti. La lontananza da Livorno, le nuove esperienze umane e tecniche e il passare del tempo lo cambiano. Lo rendono più riflessivo, ma sempre e comunque forte e deciso come il nostro ponce. E siccome i grandi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, eccolo di nuovo qui a Livorno, per quella promessa fatta al Signore delle Reti che si trovava in limine vitae. E oggi Cristiano Lucarelli ha trovato l’equilibrio perfetto tra il tifoso e il professionista. Insieme al fratello Alessandro ha allestito una squadra da combattimento con pochi soldi. E questa squadra interpreta alla perfezione il credo tattico del suo allenatore, ma soprattutto quell’equilibrio tra amore per la maglia e lucidità necessaria per mandare al tappeto gli avversari.
I nuovi numeri
E ancora, ci vengono in soccorso i numeri. Quattro vittorie in casa su quattro. Cinque su cinque se ci mettiamo anche quella in Coppa Italia con la Reggiana. 14 punti in 7 giornate, con la media precisa di 2 a partita. Altro che lo 0,5 di 8 anni fa. Il tutto con una squadra che miscela alla perfezione giovani ed esperti. Sabato contro la Pianese hanno segnato Gabbiani e Bacciardi, due bimbi del 2006 nati quando Di Carmine stava per prendere il foglio rosa per guidare la macchina. Nel mondo perfetto questa squadra andrebbe avanti così fino a giugno. Ce lo auguriamo, ma sappiamo che arriveranno anche momenti difficili. Ecco: quei momenti li affronteremo uniti, tutti insieme. Insieme al Lucarelli 2.0, quello innamorato perso del Livorno, ma anche così maturo e professionale da poterlo portare «adelante, con juicio» attraverso i marosi di questo girone che è il B della Serie C.
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