Marco Benvenuti: «Spaccheremo i canestri del Modigliani, sarà una Libertas che combatte come me»
Il patron amaranto e i retroscena del colpaccio Graves: «È venuto a casa mia e l’ho convinto»
27 luglio 2026: dal nostro archivio l'ultima intervista rilasciata da Marco Benvenuti, morto all’età di 50 anni
“Ciao Marco, quando la facciamo un’intervista su questa estate stellare della Libertas?”. Il messaggino parte mentre nel Nevada sono le 7 e 20 del mattino. Benvenuti ci mette 5 minuti per rispondere: “Anche subito”. Il telefono squilla e dall’altra parte della cornetta la voce è carica: «Sai quanto ci divertiremo quest’anno...».
Il patron amaranto parla dalla sua residenza ad appena un quarto d’ora dalla Strip di Las Vegas e dalle luci colorate dei suoi casinò e dei suoi hotel da favola. Una casa da film, cinquemila metri quadrati su un piano solo, grande quasi come un campo di calcio, con piscina, jacuzzi, playground da basket. «La comprammo nel 2008 con i miei genitori. Era l’anno della crisi, l’euro valeva 1,40 dollari, le banche svendevano – ricorda –. È stato l’investimento più bello della mia vita, un perfect storm perché il mercato poi è ripartito e da pagarla nulla il suo valore è volato in aria. Ho fatto abbellimenti importanti, ma qui non è come in Italia, i permessi arrivano. L’avevamo pensata per me e per i miei: l’idea era che venissero qui sei mesi l’anno rimanendo gli altri sei a Livorno, purtroppo ce la siamo goduta poco, babbo è morto poco dopo, mamma si è sentita male. Ci ho fatto anche grandi feste con i miei amici americani e livornesi, l’ultima per i miei 50 anni lo scorso febbraio. Rimane una casa molto facile da abitare anche sulla sedia a rotelle. Ed è un resort nella pace, non ti accorgi neanche di essere a Las Vegas dal silenzio che c’è, anche Ferencz me lo dice sempre quando viene».
L’ultima volta che Bartocci è venuto, due settimane fa, avete fatto un colpo che ha lasciato a bocca aperta tutti: Jayvon Graves era sul taccuino di grandi club europei...
«È stato un colpaccio. Quando lo abbiamo annunciato mi ha chiamato Iozzelli e mi ha detto “Marco, ma così rovini tutti, come hai fatto?”».
Già come avete fatto?
«Ferencz ha parlato col procuratore, che però ha lasciato al giocatore la scelta di scendere in A2 e Jayvon era perplesso sull’accettare una lega minore. E allora ci ho parlato io: lui è molto legato alla mamma e li abbiamo fatti venire dall’Ohio a Las Vegas per tre giorni, è venuto a casa mia con lei, che è molto giovane, quando lui è nato aveva 20 anni. Abbiamo parlato a quattr’occhi, il mio lavoro è stato di convincerlo».
Cosa gli hai detto?
«Che con lui si va su. E poi gli ho spiegato la nostra struttura societaria, come siamo già organizzati da squadra di A1, come si viaggia in trasferta, come si danno le case, le auto e questo lo ha colpito. Ho dato risposte a tutte le domande. E la sera l’ho mandato in prima fila a vedere le Aces con la mamma. Più di così non si poteva. Per me è stata una grande vittoria».
Come vi è venuto in mente di puntare su Graves?
«Diana lo voleva e io gli ho chiesto “quanto lo vuoi?”. Mi ha risposto “lo voglio”, allora gli ho detto “non ti preoccupare, ci si pensa noi”. Nessuno se l’aspettava, anche in chat erano tutti dubbiosi, io dicevo di avere pazienza, si è inserito anche Treviso, ma ce l’abbiamo fatta».
Cosa significa essere riusciti a portare un giocatore così?
«Al di là delle vittorie e delle sconfitte, se attrai giocatori del genere significa che stai facendo un bel lavoro a tutti i livelli, racconta che hai un futuro, che noi non siamo qui per fare una bolla, ma per costruire un domani. È stata una grande soddisfazione. Non è che voglia prendere tutto il credito della sua firma, ma uno zampino ce l’ho messo».
Uno zampino? Questa è ipermodestia...
«Quando vuoi una cosa e riesci ad averla ti dà soddisfazione. Non vedo l’ora di vederlo in pick and roll con Tiby. Gli ho detto di aver messo nel budget una voce per comprare canestri nuovi, “spaccane quanti vuoi”. Ti immagini il Modigliani, verrà giù».
E di Livorno che cosa gli hai raccontato?
«Gli ho fatto vedere tutto, Marcella ci ha mandato i video, ha capito che è un posto dove si vive bene, altro che la Polonia, dove per carità c’è un campionato bellissimo, ma vuoi mettere stare in Polonia o a Livorno? Tutta la famiglia dall’Ohio vuol già venire, non c’è problema, troveremo la casa giusta».
Anche su David Cournooh c’è stato il tuo zampino, raccontano...
«Mi ha aiutato Della Valle: erano insieme in nazionale 3x3. Amedeo mi chiedeva se l’avevo preso, io gli dicevo “spiegagli che cos’è Livorno e la Libertas” e l’abbiamo convinto. Questo è un grande giocatore, un altro colpo da A1».
Il budget che hai investito è aumentato di molto.
«Con Ferencz ci siamo dati questa strategia: i prezzi degli italiani sono impazziti, se si deve pagare così tanto sugli italiani, allora li spendiamo su un Usa bomba. Anche perché avevamo già una bella spina dorsale con gli italiani più Tiby e con Vildera che voleva venire. Alla fine abbiamo lasciato le altre squadre a scannarsi per gli italiani. Ho stanziato di più, ma con la strategia di tenere tutti, il budget non è schizzato per aria, chiaramente c’è stato il giusto rialzo di Tiby e Graves s’è pagato, ma lo zoccolo duro c’era e non siamo entrati in aste che ti portano a sfondare il budget, tutto è sotto controllo. Ora bisognerebbe trovare questo sponsor nazionale».
Arriverà, finalmente?
«Ci lavora Ferencz e tutto il team del marketing, quando serve mi metto al telefono anch’io. Deve arrivare, perché abbiamo un progetto, una struttura come noi non ce l’hanno nemmeno in A1: alla Reyer manca il basket in carrozzina, a Treviso il femminile. Noi siamo un’offerta unica».
Che settore vedi bene abbinato a Livorno e alla Libertas?
«Le crociere».
Libertas Msc Crociere?
«Per esempio...».
Tecnicamente come immagini la Libertas dell’anno prossimo?
«Mi aspetto una squadra molto aggressiva: abbiamo 10 giocatori 10, problemi di fiato e di panchina non dovrebbero esserci. Come nell’hockey giochi poco ma pigi, e con Graves s’attaccherà il ferro cosa che è mancata l’anno scorso, creando spazio per Valentini, ti immagini quando Graves troverà il feeling con Tiby. Voglio una squadra di corsa, che diverta e faccia divertire, che non si risparmia. Vogliamo essere l’aggressore e abbiamo tutti i pezzi, anche sotto canestro Vildera e Possamai sono un lusso, due da starting five. Filoni e Piccoli che disturbano, mi aspetto una grande annata da Tozzi, se ingrana è la ciliegina di una squadra che spaccherà tutto: spacchiamo i tabelloni, tanto c’è budget».
A Diana che cosa hai detto?
«È molto contento del roster che ha, non tanti allenatori in A2 hanno una squadra come lui. Gli ho detto “ora tocca a te, s’è preso tutto quello che volevi”».
L’obiettivo lo dichiari?
«Se lo dico m’infilzano, dunque dico i playoff, sennò Ferencz mi chiama e mi brontola. L’anno scorso erano i playin ora i playoff. Non ci scordiamo che abbiamo perso di 5 con Rimini che poi è arrivata in finale. E Verona è il risultato di un campionato falsato».
Cosa ti aspetti dalla tifoseria?
«Tremila abbonati, se poi vogliamo sognare quattromila. Con l’abbonamento si vedrà anche l’A1 femminile, la gente andrà una volta e si divertirà, rimarranno a bocca aperta. Mi fa piacere aver spostato tutto al Modigliani, siamo una società che punta a certi obiettivi: per quanto bene si vuole al PalaMacchia non si possono ospitare squadre di A1 negli spogliatoi di via Allende. Abbiamo costruito una squadra di livello, capace di lottare. Andreoli conosceva tutte le giocatrici a parte le straniere, c’è stato un criterio nella costruzione. Le maglie nuove poi sono bellissime, un capolavoro: ho voluto il logo delle tre L, in rosa, le linee sono bellissime, soprattutto sulla bianca. Io ho quella col numero 76, l’ho fatta vedere qui in America e tutti mi hanno detto che è stupenda. E anche la squadra in carrozzina è da playoff: si sta vedendo di farla giocare in via Pera, c’è chi mi dice che rovinano il parquet, ma per me via Pera è perfetta, alla Bastia si scivola, è difficilissimo giocare in carrozzina, io l’ho fatto a ottobre con Berrugi, fare un canestro è un’impresa. Vogliamo che sentano il calore della nostra gente: sarà una squadra che fa spettacolo e attrae. Il basket in carrozzina in Europa ha tanto seguito. Per il tifoso Libertas ci sarà tanto da vedere, non voglio che ci sia gente che mi dice che non sa cosa fare».
Marco, anche al telefono riesci a trasmettere grande energia. Come ti senti fisicamente?
«La gamba fatica, è spossata. Procedo giorno per giorno, ma come vedi sono super attivo, non sto a girarmi i pollici».
Al di là del basket che messaggio vorresti lanciare al popolo libertassino?
«Succeda quel che succeda, siamo carichi a molla. Io mi sveglio la mattina e sono già carico. Ora metto giù con te e chiamo Ferencz. Non piangiamoci addosso, si va avanti come treni: questa situazione va presa come un’opportunità: si combatte sempre, come vorrei che fosse per le nostre squadre quest’anno, anzi sono certo che sarà così».
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