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Livorno ancora senza mister, ds e dg (unica di C): i nomi e le perplessità dei tifosi

di Flavio Lombardi
Livorno ancora senza mister, ds e dg (unica di C): i nomi e le perplessità dei tifosi

I giorni passano ed Esciua continua a sfogliare la margherita sulla guida tecnica. Il vantaggio di poter costruire in anticipo è sfumato, mentre i nomi restano i soliti

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LIVORNO. C’è una sola società professionistica in Serie C che, a fine giugno, non ha ancora definito in maniera chiara la guida tecnica della prima squadra, senza aver contemporaneamente ufficializzato nemmeno le figure chiave dell’area gestionale e sportiva? Una domanda che inevitabilmente porta a riflettere sulla situazione del Livorno, alle prese con una programmazione che appare in evidente ritardo rispetto alle concorrenti.

Mentre altrove si costruiscono organigrammi, si individuano gli obiettivi di mercato e si pongono le basi per la prossima stagione, in amaranto regna ancora l’incertezza. Un’incertezza che riguarda il presente ma soprattutto il futuro, perché senza una struttura definita diventa difficile immaginare una strategia coerente e competitiva.

I nomi per la panchina continuano a rincorrersi. C’è chi guarda a profili come Coppitelli, reduce da un buon campionato alla Casertana e oggi accostato con insistenza anche allo Spezia. C’è Prosperi, che sembra orientato verso Cava de’ Tirreni, mentre Di Carlo resta ad ora legato al Gubbio, pur in un contesto dove si parla di ridimensionamento (prospettiva che non lo stuzzica) e dove le valutazioni dell’ex centrocampista sono ancora in corso. Restano poi vive le ipotesi che portano a Tisci, reduce dall’esperienza di Pineto, e a Niccolò Pascali, figura conosciuta dall’ambiente per il lavoro svolto nello staff che accompagnò la cavalcata vincente di due stagioni fa (era il secondo di Paolo Indiani) e le cui quotazioni sembrano in costante crescita.

Al di là dei nomi, però, il tema resta sempre lo stesso: quale sarà il progetto tecnico del Livorno? Negli ultimi anni la società ha spesso scelto la strada delle scommesse o delle soluzioni considerate di seconda fascia rispetto alle ambizioni della piazza. Una strategia che non sempre ha prodotto i risultati sperati. Anzi, in più di una circostanza si è tradotta in cambi di guida tecnica in corsa, con inevitabili costi aggiuntivi tra esoneri, nuovi contratti e staff da ricostruire. È il classico caso in cui il vecchio adagio “chi più spende meno spende” trova piena applicazione. Perché affidarsi fin dall’inizio a figure già collaudate per la categoria può rappresentare un investimento, ma spesso evita di dover intervenire successivamente con correttivi che finiscono per pesare ancora di più sul bilancio. Quello che al momento sembra mancare è la volontà o la possibilità di portare a Livorno professionisti che abbiano già dimostrato di saper incidere in Serie C e che possano garantire un ruolo da protagonisti a una società che, per storia e tradizione, non dovrebbe accontentarsi di una posizione anonima. Magari costruendo una rosa intelligente, fatta di un equilibrio tra giovani motivati e giocatori già presenti in organico, valorizzando quanto di buono esiste senza dover ripartire ogni volta da zero.

L’impressione, invece, è che il club stia ancora cercando una direzione precisa. E questo alimenta le perplessità di una tifoseria che continua a dimostrare un attaccamento straordinario ai colori amaranto. L’emozione vissuta sabato allo stadio in occasione dell’abbraccio a Igor Protti ha confermato ancora una volta quanto il legame tra la città e la sua squadra sia profondo e sincero. Proprio per questo sarebbe necessario fornire segnali chiari. Perché l’entusiasmo non può vivere soltanto di ricordi o di appartenenza. Ha bisogno di prospettive, di progettualità, di obiettivi credibili.

Negli ultimi tre anni c’è stata una stagione in cui si è scelto di affidarsi a professionisti riconosciuti, costruendo una struttura tecnica forte e una squadra all’altezza. I risultati si videro immediatamente e a gennaio il campionato appariva già indirizzato. Quando invece si è preferito percorrere strade diverse, i risultati sono stati decisamente meno convincenti. E per fortuna fu scovato Venturato… Per questo motivo il presidente Esciua dovrebbe probabilmente affidarsi con maggiore convinzione a chi conosce il calcio e le dinamiche della categoria. Non per spendere di più a prescindere, ma per spendere meglio. Perché alla lunga gli errori costano, economicamente e sportivamente. E soprattutto rischiano di allontanare una parte di quella passione che rappresenta il patrimonio più importante del Livorno. Prepariamoci dunque a un’estate ancora ricca di interrogativi. La sensazione, oggi, non è delle più incoraggianti. Senza una svolta a breve, il rischio concreto è quello di assistere a una stagione di basso profilo, lontana dalle aspettative di una piazza che meriterebbe ben altro. Con l’auspicio che l’obiettivo non diventi semplicemente quello di galleggiare in classifica aspettando le difficoltà altrui a garantire una salvezza, ma di tornare finalmente a costruire qualcosa di solido e ambizioso. l


 

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