Il caso choc
Livorno, senti Enio Bonaldi: «Esciua ha la sua occasione, richiamare subito i fratelli Lucarelli»
Lo “squalo” era al Picchi per l’ultimo saluto a Igor: «La gente ha dimostrato che c’è ancora. Per Protti e in nome di Protti. Può essere lo stimolo per riavvicinarla alla squadra»
LIVORNO. Enio Bonaldi torna indietro di trent’anni e il filo della memoria corre inevitabilmente attraverso le sue quattro stagioni in amaranto. C’è quella d’esordio, il 1995-96. Un’annata che sembrava poter spalancare le porte della serie C1 e che invece si fermò sul più bello. Bonaldi lasciò il segno nella doppia semifinale playoff contro la Triestina, trovando la rete sia all’andata che al ritorno, ma la finale di Ferrara contro la Fermana si chiuse sullo 0-0 e venne decisa dai calci di rigore, consegnando al Livorno una delle delusioni più amare della sua storia recente. La rivincita arrivò dodici mesi dopo. Nella finale playoff al Giglio di Reggio Emilia, oggi Mapei Stadium, il Livorno travolse la Maceratese 3-0 e Bonaldi firmò il secondo dei tre gol per un’esplosione di gioia dopo l’attesa lunga e sofferta.
«Una ferita aperta»
L’anno seguente gli amaranto, da matricola, stupirono tutti con dieci vittorie consecutive in avvio di campionato. Poi arrivarono il sorpasso del Cesena e il duello con la Cremonese, culminato nella finale playoff. «Resta una ferita aperta. C’era un rigore netto per noi che non venne dato, Di Pietro colpì la traversa e l’arbitraggio di Gabriele di Frosinone ci penalizzò per tutta la partita. Poi arrivò il gol di Guarneri al 118’ e sfumò tutto». Il quarto anno fu diverso. Soltanto 18 presenze prima della cessione a gennaio alla Pistoiese, con la quale conquistò quella Serie B inseguita a lungo. Ora da 19 anni gestisce un parco giochi per bambini in via Lulli, a Salviano, al quale aggiunge la produzione di vino nella zona di Bolgheri. Il calcio è rimasto una parentesi che gli ha permesso guadagni che gli hanno assicurato un futuro. I cori, l’odore dell’erba.
L’ultimo saluto a Igor
Ricordi che sabato scorso sono riaffiorati tutti insieme. Bonaldi era tra gli ex amaranto che hanno accompagnato l’ultimo saluto a Igor Protti. Le immagini lo hanno mostrato commosso, quasi incredulo, stordito e smarrito. «Con Igor ci siamo conosciuti da avversari quando lui arrivò a Livorno e io giocavo a Caserta. È nata subito un’amicizia che è cresciuta nel tempo». Poi gli incontri nelle partite benefiche, negli eventi, fino all’ultima occasione insieme ai Bagni Fiume per l’anniversario dei 50 anni dalla morte di Armando Picchi. «Era una persona genuina, perbene in tutto. La gente questo lo aveva capito». Il ricordo più forte resta però quello dell’ingresso allo stadio. «Entrare all’Ardenza è sempre stato sinonimo di festa. Stavolta no, si è ripresentato il solito malessere di quanto vissuto per Piermario Morosini. Quando il carro funebre è entrato dalla gradinata, è stata un’esplosione di emozioni. Non avevo mai sentito cantare così forte tante persone. Tutti stavano rendendo omaggio a Igor, ma anche a ciò che rappresentava per Livorno».
Un messaggio per il club
Per Bonaldi proprio quella folla dovrebbe diventare un messaggio per il futuro del club. «La gente ha dimostrato che c’è ancora. Per Protti e in nome di Protti. Può essere lo stimolo per riavvicinarla alla squadra. Quella dello "squalo" è una ricetta semplice come quella delle lasagne della nonna. E ce la regala. «Cristiano Lucarelli ha rescisso con la Pistoiese, poi ha ignorato le sirene del Grosseto e oggi è libero. Questo come non mai, è il momento giusto per riportarlo a casa come allenatore. E insieme a lui, dico che dovrebbe essere chiamato anche suo fratello Alessandro in un ruolo come direttore sportivo o direttore generale. Sarebbe un segnale enorme, un bellissimo processo di livornesizzazione da regalare a una città che da tempo vorrebbe persone che sanno di salmastro. Una cosa che anche Spinelli ha sempre compreso poco. È stato un errore gravissimo non riuscire a tenere Igor dentro la società dopo il suo ritorno. Uno di noi, genuino e con il carisma per trasmettere valori ogni giorno ai ragazzi nuovi dello spoglitoio. Come seppe fare, del resto, anche nell’ultimo campionato che fu club manager. E non è un caso che con lui, il Livorno ha vinto il suo campionato di C, salvo l’anno dopo in B e, con Toccafondi poi vinto l’Eccellenza». «Oggi - chiude Bonaldi - chiamare gente come Cristiano e Ale, significherebbe aver capito tutto quello che di Livorno c’è da sapere e che non si trova sui libri».
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