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Livorno, l’amore di Di Carmine: «Compro casa qui, vorrei finire la carriera in amaranto. E ho un sogno incredibile»

di Flavio Lombardi

	Il presidente Esciua e Di Carmine
Il presidente Esciua e Di Carmine

Il bomber amaranto adesso aspetta la chiamata del presidente Esciua per prolungare il contratto: «Il mio desiderio Joel lo conosce bene»

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LIVORNO. Una sera dei pensieri e degli amori. Quelli calcistici ovviamente. Nella quale la sala piena del circolo "Le mi bimbe" è colma di tanta passione dei soci del club Magnozzi riuniti per la cena di fine anno e per la premiazione di Federico Dionisi quale miglior giocatore della stagione e di Samuel Di Carmine capocannoniere amaranto. Inizio fissato per le 20, ma si slitterà di qualche minuto perché i beniamini non riescono a trovare posto. "Chico" alla guida della sua Avenger con a bordo la figlia nata da una precedente unione e la Martina, la nuova compagna. Samuel, ha trovato parcheggio più lontano e arriva a piedi con la moglie Francesca. Abbigliamento sbarazzino, molto informale. Sembra un quindicenne. In sintonia con l’età che sente dentro e che gli fa pensare (a giusta ragione) che il momento di appendere le scarpette al chiodo non sia poi così vicino. La coppia del gol fa ingresso in tandem, accolta dagli applausi. Compresi quelli del sindaco e del presidente che sono già seduti. Non prima di scorgere Di Carmine ad inizio corridoio, buttare un occhio veloce oltre quell’uscio aperto, che dà accesso interno ad uno dei locali del club più vecchio del tifo organizzato. "Quanta storia che c’è lì dentro", commenta.

Chico e Samuel

La cena inizia e, fra una portata e l’altra, ecco quelle pause che stimolano la conversazione. È proprio una sera dei pensieri e degli amori. Quello di Dionisi non fa più notizia, è quasi scontato. Iniziato ai tempi della serie A, il Livorno è la società che l’ha lanciato e promosso nel calcio che conta. Certe cose non si dimenticano e rendono facile quel che facile non è: tornare a fine carriera, in serie D per rendersi utile nella fase di rinascita. In due anni il contributo l’ha dato. Sappiamo che può proseguire perché in serie C è ancora un top. Ma quel che stupisce, è "quel fiorentino dagli occhi chiari". Che Livorno in precedenza l’aveva vista si, ma solo per venire allo stadio a bordo del pullman quando giocava per altre squadre. E ora, basta arrivi a Collesalvetti, che sembra gli manchi l’aria. «Qui è tutto bello, una città a dimensione d’uomo, i miei ragazzi bene integrati da subito con i nuovi compagni di scuola, la moglie che si è fatta tante amiche, il clima, il mare». Insomma, vero che uno dei motivi del suo arrivo in amaranto riguarda babbo Emidio, che all’Ardenza scendeva in campo nel campionato 73/74 (19 presenze, 2 reti) l’anno dell’avvento di Corasco Martelli presidente e squadra affidata all’inizio a Giovan Battista Fabbri (quello che poi creò il Vicenza di Paolo Rossi), ma poi c’è stato altro.

La casa a Livorno

«Si, Livorno mi piace tanto. Ma più che altro - dice - piace a Francesca, mia moglie. È letteralmente impazzita, sin quasi dal primo momento. Sono mesi che mi marca stretto perché vuole comprare casa e stabilirsi qui». Emerge che proprio poco prima della cena, sarebbe stata individuata una abitazione tra Ardenza ed Antignano e sarebbe anche già stata formalizzata un’offerta all’agenzia immobiliare. «Ho una bella casa a Firenze, zona Porta Romana, pieno centro. Che lascerei sempre a mia disposizione nei periodi che volessi andare a Firenze. Laggiù, ho mamma, che da giovane veniva al mare a Quercianella, e i suoceri. Ma lo sai che quel libro dove c’è babbo in copertina versione giocatore del Livorno e che mi donarono qui al Magnozzi l’ho dato a mia madre? Per il suo compleanno, messo in cornice e piazzato in un angolo pregiato della sala». «Mi ero pentito...»Insomma è qui da neppure un anno e non vorrebbe mai più andarsene. «Pensare che c’è stato un momento, a livello professionale, che mi ero pentito di essere venuto. Con Formisano ero finito ai margini. Una roba inaspettata, tra l’altro avevo detto si proprio perché c’era lui e lo conoscevo. Che quando ero a Perugia con Silvio Baldini allenatore, era il tecnico della Primavera. Per fortuna è tutto passato».

Aspettando Esciua

Aspetta la chiamata ufficiale di Esciua. Con una penna ed un pezzo di carta da firmare. «Il mio desiderio, ma Joel lo conosce bene, è terminare la carriera qui, è restare a vivere qui. E sai anche perché? ». Si prende una breve pausa e poi riattacca. «Ho due maschi, entrambi giocano a pallone, entrambi attaccanti. Il più piccino, Tommaso, gioca a Salviano nella Tre&23 Academy, mentre quello più grande, classe 2009 è già nel Livorno. Il mio sogno, sarebbe quello di vedere il suo debutto in prima squadra in una partita dove magari mi sostituisce. Sarebbe un accadimento unico, romantico: tre generazioni di Di Carmine, ad aver vestito la solita maglia. Solo a pensarci, mi vengono i brividi». Espansivo, fisico ancora in ordine, voglia di sacrificio, pienamente integrato nel tessuto della città. Un tesoro da preservare, uno da cui ripartire. Di Carmine, uno di noi. Uno dei tanti giocatori che quando hanno "toccato" Livorno non hanno avuto altre città che lei. Il matrimonio s’ha da fare. Chiamate il prete, per favore…

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