Pavoletti dà l’addio al Cagliari: i tifosi del Livorno sognano il suo arrivo – L’assist di Salvetti e quel ricordo dell’Armando Picchi
Il bomber livornese, classe 1988, ha lasciato il club rossoblù dopo nove stagioni con 231 presenze e 52 gol, di cui alcuni pesantissimi
LIVORNO. Leonardo Pavoletti lascia il Cagliari. Il bomber livornese, insieme al club isolano, ha annunciato la fine di quella che è stata senza dubbio l’esperienza più importante della sua carriera. Nove stagioni, 231 presenze, 52 gol, di cui alcuni pesantissimi, come quello valse l’ultima promozione dei rossoblù a tempo scaduto a Bari. Il bomber labronico ha comunicato che si prenderà qualche giorno per valutare il proprio futuro, scelta che farà con la moglie Elisa, madre dei suoi due bellissimi bimbi Giorgio e Brando.
Il popolo amaranto sogna il suo arrivo nel Livorno. Nei giorni scorsi il sindaco Luca Salvetti, attraverso il nostro giornale, aveva mandato l’assist al presidente Joel Esciua di contattare “Pavogol”. L’addio al Cagliari rilancia l’ambizione dei livornesi in un’operazione oggettivamente complessa, ma che allo stesso tempo merita di essere tentata. Per la caratura del giocatore e per la bellezza di vedere uno dei migliori giocatori livornesi degli ultimi 20 anni indossare la maglia del Livorno, cosa mai avvenuta nella sua carriera.
L’addio del “Pavo”
Per il Cagliari Leonardo Pavoletti non è un giocatore come gli altri, è il capitano, il simbolo di una città e anche qualcosa in più. La società rossoblù sta inondando i propri canali social di post dedicati al bomber labronico. «Tutto ha un inizio e una fine – ha detto Pavoletti nel podcast di addio -. Ma è una fine calcistica, sicuramente non nella vita. A Cagliari sono stato amato e io ho amato e amo ancora tantissimo. Col Cagliari il calcio giocato è finito: si ripartirà. Inizierò a capire quello che di buono ho fatto, quello che ho sbagliato: mi prendo una piccola pausa per valutare il mio nuovo percorso».
L’assist di Salvetti
Nei giorni scorsi, in una lunga intervista al Tirreno, il sindaco Luca Salvetti aveva suggerito al presidente Escuia di contattare Pavoletti. Un gesto, un nome che possa incendiare questa piazza, abituata a ritorni di questo genere: Protti, Lucarelli, Diamanti e Dionisi i nomi più celebri. «Serve qualcosa che possa accendere entusiasmo, un’idea, un nome, un segnale. Faccio un esempio: una chiacchierata con Leonardo Pavoletti, io proverei a farla. Poi, magari Pavoletti ha altri programmi. Ma il punto è dare la sensazione di voler costruire qualcosa che faccia sognare».
Il ricordo dell’Armando Picchi
L’intervista sulla pagina social del Cagliari è articolata in più uscite video. In una di queste il bomber livornese racconta anche i suoi trascorsi all’Armando Picchi Calcio, da cui poi spiccò il volo che dalla Serie D: 12 gol in 30 presenze nel 2007-08, a vent’anni, e la chiamata poi del Viareggio nei prof. «Il Picchi era la seconda squadra di Livorno all’epoca. Era un buon settore giovanile, ma c’erano ragazzi più bravi di me. Facevo panchina. A un certo punto o rimanevi negli Juniores o venivi aggregato in Prima Squadra, io ero negli Juniores».
Il momento della svolta. «In una partita il mister della Prima Squadra era venuto a vederci. Capitò un pallone al limite dell’area, anticipai di testa il portiere che mi dette un pugno in faccia. Praticamente svenni a terra. Quando aprì gli occhi avevo il dottore davanti, gli chiesi: “Almeno ho fatto gol”. “Sì”. “Allora posso uscire”. L’allenatore della Prima Squadra vide qualcosa in me e mi portò tra i grandi. Piano piano ho trovato la mia strada: ho sempre avuto una gran voglia di far gol”.
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