Gioco
Esoneri nelle giovanili, Luigi Bardi: «Mandato via dal Portuale alla prima sconfitta»
I biancoblù avevano iniziato bene il campionato 4 vittorie e un pareggio prima di un passo falso contro il Livorno 9: «I dirigenti dovrebbero avere più pazienza»
Tra gli allenatori esonerati in questi due mesi a Livorno c’è anche Luigi Bardi, fino a due settimane fa alla guida della formazione Juniores, iscritta al campionato provinciale. I biancoblù avevano iniziato bene il campionato 4 vittorie e un pareggio prima di un passo falso contro il Livorno 9.
Bardi, che cosa è successo?
«Il pre campionato era andato per il meglio vincendo anche un bel torneo – racconta Bardi – . L’obiettivo della società era quello di lottare per vincere il girone, consapevoli che ci sarebbero state altre 2-3 squadre altrettanto valide».
L’inizio era stato incoraggiante.
«Sì, avevamo battuto l’Academy, la favorita, e il pareggio era arrivato contro lo Stagno, altra squadra accreditata. Contro il Livorno 9 è stato il classico inciampo che in un campionato capita. Una partita ben giocata, ma con gli episodi contrari».
E poi?
«Il martedì è arriva la comunicazione dell’esonero, con la squadra quarta in classifica a -5 dalla vetta».
Si è fatto un’idea di cosa sia successo?
«E’ stata una scelta da parte del direttore sportivo Alessandro Fagni, sinceramente non me lo aspettavo. Anche la proprietà e la dirigenza del settore giovanile sono rimaste sorprese. Non vedeva la squadra girare come avrebbe voluto e pensava non ci fosse feeling tra me e la squadra. A dire il vero, il giorno prima dell’esonero ero a cena coi ragazzi e il gruppo era unitissimo».
Come commenta in generale tutti questi cambiamenti che si stanno registrando nei settori giovanili a Livorno?
«Chi fa l’allenatore sa che l’esonero fa parte del gioco. Penso che le società abbiamo aspettative troppo alte rispetto alle rose costruite e non si rendono conto delle condizioni in cui si lavora nel settore giovanile: ci sono pochi spazi e strutture che lasciano il tempo che trovano».
Esiste secondo lei una soluzione?
«I dirigenti dovrebbero avere più pazienza, perché così non si dà continuità al lavoro che deve mirare più alla crescita dei ragazzi che al risultato. Vincere piace a tutti, ma esiste anche la sconfitta».
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