Franceschi è un misto di record e talento: «Vinco perchè ad ogni gara ho fame»
Ai Sette Colli l’atleta livornese ottiene la miglior prestazione italiana di sempre sui 200. «Le avversarie ai mondiali? Anche loro devono fare i conti con me. Una fortuna allenarsi a Livorno con i migliori in questa disciplina»
LIVORNO. Livorno è la patria del cacciucco. Una zuppa mista di pesce. È la città delle Leggi Livornine. Un misto di culture. E non ci sono dubbi che sia pure l’Università dei misti, per quello che rigaurda il nuoto. Il campus è situato in via dei Pensieri e comprende due piscine, la Camalich e la Neri. Alla cattedra, ogni giorno, troviamo il tecnico federale Stefano Franceschi. In aula i migliori specialisti azzurri (e pure qualche straniero), ivi compresa Sara Franceschi, la figlia del Prof. Ed è stata proprio Sara, domenica sera, a strappare applausi ai 2.000 spettatori del Foro Italico; per lei, sotto carico perché già qualificata per il Mondiale di Fukuoka (Giappone, dal 23 al 30 luglio), il nuovo record italiano nei 200 misti (2’09’’30, ben 7 decimi al di sotto del precedente firmato a Riccione lo scorso aprile) e tempo (passaggi 28”80, 1’02”10, 1’38”90) che la proietta nella top-10 mondiale stagionale, al quarto posto all-time in Europa.
Sara, innanzitutto complimenti.
«Grazie mille».
Si aspettava un crono del genere a un mese dal mondiale?
«Sinceramente no; siamo scesi dall’altura di Livigno dieci giorni fa, passando per le gare di Merano e nel frattempo la preparazione è andata avanti secondo programma e a suon di chilometri. Il Settecolli, per me, fortunatamente rappresentava una tappa di passaggio, ma ne è venuto fuori un record italiano pazzesco. Essere la prima donna italiana ad andare sotto al muro dei 2’10 mi riempie d’orgoglio e mi lascia ben sperare...».
Come se lo spiega, allora, questo record?
«Oggi, rispetto a qualche anno fa, sono consapevole di ciò che realmente posso fare; le medaglie internazionali vinte nel 2022, su tutte l’argento al campionato del mondo in vasca corta di Melbourne, è come se avessero aperto una voragine nel mio stomaco. Ho continuamente fame di risultati e quando gareggio voglio vincere. Qualche minuto prima, inoltre, Razzetti aveva vinto dalla corsia 0 e di conseguenza volevo completare la doppietta a firma Livorno Aquatics».
Anche perché riuscire a mettersi dietro avversarie del calibro di Steenbergen, Shanahan e Wood mica è un gioco da ragazzi…
«Ben detto; l’olandese nasce stileliberista, ma negli ultimi anni ha buttato un occhio anche ai misti e ovviamente ha una chiusura davvero importante. Domenica, però, avevo buone sensazioni, a rana sono riuscita a prendere un bel vantaggio che poi ho mantenuto nella frazione a stile libero».
Cosa è cambiato nell’ultimo anno in Sara Franceschi?
«L’allenamento e la forma fisica ci sono sempre stati, ma spesso e volentieri non riuscivo a trasformarli in risultati. Mancava, forse, quel passo in avanti a livello mentale di cui oggi, invece, mi sento padrona».
E tra un mese, appunto, l’avventura iridata.
«Sarà il mio primo mondiale in vasca lunga, dopo due Giochi Olimpici. Vorrei godermelo alla grande e finire l’anno secondo i piani, salvo poi iniziare il prossimo pensando a conquistare la terza Olimpiade».
Dovrà vedersela con la canadese McIntosh, le americane e le australiane.
«Non vedo l’ora, sinceramente. Anche loro, però, dovranno fare i conti con me (ride, ndr)».
Livorno è ormai diventata la culla azzurra dei misti?
«I risultati parlano chiaro e il segreto sta nel gruppo, anche se poi il nuoto è uno sport individuale. Ma al tempo stesso garantisco che il duello quotidiano con atleti di livello internazionale aiuta tantissimo. In allenamento nessuno vuole perdere e l’intensità, giocoforza, si alza».
Suo padre che le ha detto nel post gara?
«Ormai ci parliamo a sguardi e poi ci siamo abbracciati».
Una dedica per questo record?
«Sempre la stessa e così sarà per ogni traguardo che riuscirò ad ottenere. Va a mio nonno Claudio Aprea, che non c’è più ma che ogni volta è come se mi accompagnasse sul blocco. Sento il suo spirito dentro di me e questo mi rende fortissima».
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