Livorno, il bimbo di Ardenza torna in amaranto. Il ricordo di Gelain: «Bartolini? Genio e sregolatezza»
Il 18 maggio 2014 l’esordio in serie con Davide Nicola. Finite le giovanili il giro d’Italia nei dilettanti. Adesso la nascita del figlio Diego e il matrimonio con Lisa
LIVORNO. Il bimbo di Ardenza all’Ardenza. Il passaggio al Livorno Daniele Bartolini ce l’aveva scritto nel destino. Anzi, il ritorno. Perché lui in amaranto ha già fatto tutto il settore giovanile fino alla Primavera e all’esordio in Serie A il 18 maggio del 2014. È il minuto 68 di Parma-Livorno, con la squadra di Davide Nicola già relegata in Serie B. Il tecnico torinese, poco dopo aver incassato l’1-0 di Amauri, sostituisce Luca Siligardi e inserisce Bartolini. Venti minuti abbondanti nella massima serie prima di girare l’Italia intera e tornare in amaranto nove anni e un mese dopo. A chiudere il cerchio e regalarsi un sogno con la maglia della sua città. Gli inizi La carriera di Bartolini nasce con la maglia rossoblù del Livorno 9, poi all’età di 12 anni il Livorno lo chiama per far parte della formazione classe 1995 del settore giovanile. Una storia che lo porterà a giocarsi le finali nazionali nella categoria Giovanissimi, le uniche della storia del Livorno, con Cantini allenatore e una squadra ricca di futuri talenti tra cui Gasbarro, Frati (con cui si conoscono da ragazzini) e Diana tanto per nominarne alcuni. Un allenatore importante nella sua carriera è Ezio Gelain, con cui in 24 presenze segna la bellezza di 11 reti. Sì, perché adesso le sue zone di campo sono quelle della mediana, mentre a 18 anni era un esterno-trequartista tutto estro e fantasia. «Quell’anno con me fece veramente bene – conferma Gelain -. Era un trequartista genio e sregolatezza, anche caratterialmente me lo avevano descritto come un mezzo mattacchione. Io lo responsabilizzai dandogli la fascia di capitano. Apprezzavo molto le sue caratteristiche, a me i giocatori di talento piacciono un sacco». L’arretramento sulla linea mediana in qualche modo mister Gelain lo aveva previsto. «Ne parlavamo spesso. Gli dissi che per fare il salto di qualità doveva imparare a fare la fase difensiva. Poi in questo calcio di oggi in cui l’uscita dal basso è un aspetto fondamentale, la sua qualità nel palleggio ci sta di usarla per la fase di impostazione». Negli anni con Nicola allenatore era tra gli aggregati in prima squadra, tant’è che a Modena, nello spareggio-promozione per la A nell’ultima giornata con il Sassuolo, Bartolini era nel settore ospiti, insieme agli amici a sostenere quella squadra con cui si allenava durante la settimana. «Lo portammo in prima squadra – ricorda Gelain, vice di Nicola – perché aveva qualcosa in più degli altri come Ricci (al Bari in B, ndr) e Favilli (alla Ternana, ndr). Per me avrebbe potuto fare anche una carriera superiore, ma ora gli auguro il meglio con la maglia del Livorno, da livornese sarà una grande emozione per lui”. In giro per l’italia Una volta uscito dal settore giovanile ecco le esperienze in D con Viareggio, Montecatini, Pavia, Savona, Oltrepo Voghera, Borgosesia, Ghivizzano, Foligno e Real Forte Querceta per oltre 200 presenze. Spiccano le ultime due stagioni in Versilia con 70 partite giocate tra coppa e campionato, con 2 reti e la bellezza di 15 assist, tanti da calcio piazzato. «Le punizioni le ha sempre battute benissimo», ci ha confidato Gelain. Uno dei due gol è stato una prodezza balistica, con una punizione da metà campo per beffare il portiere mal posizionato. Ma la rete più bella l’ha segnata un anno fa, diventando babbo di Diego, insieme a Lisa, con cui si sono sposati recentemente. La firma con il Livorno è la tripletta di Bartolini, in attesa di coronare il sogno di ogni livornese: giocare con la maglia amaranto .
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