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«La serie A e poi subito un bel tuffo sul Romito». Tutta la gioia di Angella promosso con Pistoia

di Andrea Masini
«La serie A e poi subito un bel tuffo sul Romito». Tutta la gioia di Angella promosso con Pistoia<br>

Dallo Junior di Murziani alla PL come giocatore, adesso primo assistente di Brienza: «Gioia pazzesca, è stata una stagione magica». Il retroscena sull’infortunio di Loschi

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LIVORNO. Una sfumatura di salmastro, nella splendida cavalcata del Pistoia Basket, non sarebbe potuta mancare: Luca Angella, primo assistente di coach Nicola Brienza, è infatti l’ennesimo gioiello di una scuola (di tecnici) che tutta l'Italia ci invidia. Livornese purosangue, classe 1980, Angella ha intrapreso la carriera di allenatore quando ancora giocava a buon livello nelle minors (C1). Primissima esperienza in forza allo Junior, poi la chiamata della Pallacanestro Livorno alla guida della classe 1991, «ragazzi con i quali ho mantenuto un legame fortissimo», e infine la favola di Pistoia, «la mia seconda casa. Un percorso iniziato 16 anni fa e durante il quale penso di aver contribuito alla crescita e allo sviluppo del movimento del settore giovanile». Fino alla serata di sabato 18 giugno: Pistoia Basket, dopo 3 anni e un autoretrocessione d’ufficio, torna in Serie A vincendo gara4 a Torino e mietendo vittime, favorite ed illustri, come Cantù e appunto la Reale Mutua di coach Ciani (ex Basket Livorno).

Angella, possiamo soltanto immaginare la sua felicità.

«Si tratta di un’emozione incredibile, non tanto per il risultato ma per i compagni di viaggio con i quali ho avuto il piacere e l’onore di lavorare. Molti di questi ragazzi, penso al capitano Gianluca Della Rosa e a Lorenzo Saccaggi in primis, li ho visti crescere nel settore giovanile e sabato sera alzare al cielo la coppa della promozione in Serie A. Nicola Brienza è una persona e un allenatore eccezionale con capacità innate di gestione del gruppo, senza dimenticare Tommaso Della Rosa (il secondo assistente, ndr), pistoiese doc cresciuto in curva e che, seppur giovane, ha già grande competenza e un futuro davanti a sè».

Quando avete iniziato a crederci?

«A inizio anno l’obiettivo era quello di condurre un campionato divertente, facendo un po’ di strada ai playoff. Ma di promozione nessuno aveva mai parlato, figuriamoci quando abbiamo visto che dovevamo giocarcela con Cantù e Torino. L’essere riusciti a ribaltare la serie con l’Acqua San Bernardo (da 0-2 a 3-2) ha fatto la differenza, ecco forse in quel momento nei ragazzi è scattato qualcosa. E poi va sottolineato il lavoro di Nicola (Brienza, ndr) e di Marco Sambugaro (direttore sportivo, ndr) sulla scelta degli americani, forti in attacco e altrettanto efficaci in difesa».

Saccaggi, Del Chiaro, Della Rosa, Allinei: tutti ragazzi nati (o reclutati) e cresciuti nel settore giovanile. Quindi investire sui giovani, secondo lei, è ancora conveniente?

«A patto di saper aspettare, come dicevo in precedenza. Spendere nella fase iniziale è necessario, ma poi non si devono trarre conclusioni affrettate se la maturazione di un ragazzo non avviene in maniera precoce».

C’è chi domenica mattina, quindi 12 ore dopo il trionfo di Torino, scommette di averla vista fare il bagno a Calafuria…

«Confermo! A tutti nello spogliatoio, sabato sera, avevo detto: io domani me ne vado a casa, a Livorno, a farmi un bagno sul Romito...».

Poco fa diceva che Pistoia è diventata la sua seconda casa. E Livorno?

«Livorno è casa mia. Mi ha fatto davvero un gran piacere leggere il post di complimenti da parte della Pielle, società alla quale sono molto legato e in particolare a David Fini e Riccardo Masini, oltre naturalmente ai tantissimi messaggi ricevuti da amici e colleghi».

Veniamo al campionato delle livornesi (Pielle e Libertas): si aspettava almeno una delle due in finale a Ferrara?

«Faccio una premessa: mi dispiace tantissimo che Federico Loschi si sia fatto male a Pistoia, durante un’amichevole che io stesso avevo chiesto a coach Cardani. Detto ciò, anche a causa di una stagione sfortunata dal punto di vista degli infortuni, dalla Pielle mi aspettavo esattamente il percorso che ha fatto, senza ovviamente sminuirla. Per me stava tranquillamente nelle prime 7/8, mentre la Libertas me la sarei aspettata in finale almeno prima delle serie con Desio. Poi Vigevano è arrivata meglio nel momento clou e si è visto. Diciamo che ho sbagliato il pronostico, ma entrambe hanno vissuto una stagione più che positiva con due derby da 8000 persone ai quali ero presente».l
 

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