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Livorno, tre schiaffi per finire. ll futuro? Il primo passo è il nuovo ds

di Federico Lazzotti
I giocatori del Livorno escono dallo stadio della Pianese dopo l’eliminazione nella semifinale playoff
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I giocatori del Livorno escono dallo stadio della Pianese dopo l’eliminazione nella semifinale playoff

Amaranto fuori dalla semifinale playoff contro la Pianese: inutile il gol di El Bakhtaoui. Ora c’è da progettare la prossima stagione, a cominciare dal nuovo direttore sportivo

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PIANCASTAGNAIO. Nonostante tutto – primi fra tutti gli evidenti demeriti di una squadra stanca, acciaccata e con poche idee per cercare l’impresa – a un minuto dal novantesimo Lorenzoni si trova davanti alla porta da solo: sul destro la palla del possibile 3-2. Ma a due metri dal portiere Ricco colpisce male e spara ben oltre la traversa. È l’immagine di una stagione che non è mai decollata. Perché se la traiettoria di quella palla fosse stata diversa, almeno nei cinque minuti del recupero, ci sarebbe stata una partita. Quella che non c’è mai stata.

Il bilancio

Allora è necessario prendere – se esiste – il buono della sconfitta: la stagione del Livorno è finita, eliminato alla roulette dei playoff che avrebbero – anche vincendoli – portato a poco, esclusi ripescaggi miracolosi. Il buono, dunque, è che siamo a solo a metà maggio. E c’è tutto il tempo, a partire da oggi, per cominciare a ricostruire – un pezzo alla volta – il futuro: sia in campo, che soprattutto fuori, con la firma del nuovo direttore sportivo, in vista del prossimo campionato.

Magari provando a fare meglio di quanto visto in questa stagione che, al contrario, è stata costruita in fretta tanto che rispetto alla gara di andata in campo c’erano almeno sei nuovi giocatori.

Ecco perché – in base alle aspettative del Livorno e del suo nuovo proprietario – fare meglio non dovrà e potrà essere un’impresa titanica visto che nell’altro girone, con gli stessi punti conquistati del Livorno, si sarebbero aperte le porte dei play out.

Il futuro

Ora il nuovo proprietario Joel Esciua – atteso in città la settimana prossima – potrà disegnare il suo progetto, al di là dell’aspetto tecnico, ripartendo da una cosa, dall’unica certezza che non è mai mancata nella storia del Livorno, ieri come oggi: la passione dei tifosi, in particolare dei circa 250 che sono saliti fino a Piancastagnaio, nel cuore dell’Amiata, per sostenere la squadra nonostante partisse sfavorita. Nonostante una stagione piena di bassi più che di alti. In un inverno tecnico-tattico di cui ieri si è visto solo l’ultimo acquazzone dopo tante nuvole nere che raramente hanno lasciato spazio a raggi di sole.

I tifosi

In cambio, dalla squadra, i tifosi hanno avuto poco. Tanto che quando l’arbitro Frasynyak fischia la fine e i giocatori si presentano davanti al muro amaranto – banditi, colli di Modigliani e uno striscione contro Bandecchi «Brutto d’Europa» – dagli spalti del comunale di Piancastagnaio arrivano solo inviti ad andare negli spogliatoi. Così, a chi c’era, di buono, resta solo il ricordo del panino con la porchetta che la società bianconera ha regalato agli ospiti tra primo e secondo tempo. Quando ormai la partita, da un punto di vista tecnico, aveva già poco da dire.

Il match

Perché sono bastatati meno di dieci minuti, infatti, agli uomini di Bonuccelli, per andare in vantaggio : errore di Luci che perde palla nella tre quarti difensiva innescando Ledonne che con il destro a giro insacca per il vantaggio. Il Livorno ci prova, il tentativo di Benassi finisce sul palo. Ma i ragazzi di Collacchioni non prendono mai la partita in mano. Tanto che solo un doppio miracolo prima di Bagheria e poi di Bensassi nega il raddoppio a Ledonne e poi a Kouko, al rientro dopo un infortunio ma con più benzina nelle gambe rispetto a tutti gli amaranto. In ogni caso il raddoppio arriva su rigore con Rinaldini, il Maradona dell’Amiata – qui lo chiamano Rinaldinho – che con il sinistro fa quello che vuole contro la difesa amaranto. Il resto sono rimpianti amaranto e festa bianconera.

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