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«Abbiamo volato dall’Olanda per vedere vincere la Libertas»

di Flavio Lombardi
«Abbiamo volato dall’Olanda per vedere vincere la Libertas»

Milko Ferrini poliziotto livornese all’Europol al derby con tutta la famiglia

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LIVORNO. «L’augurio è che sia l’ultimo derby della stagione. Vorrei una classifica finale che evitasse le cinque stracittadine utili a giocarsi la promozione, ma invece una posizione sfalsata che permettesse strade diverse ed avversari diversi. Per rivederle tutte e due, a braccetto in serie A il prossimo anno». Parole e musica di Milko Ferrini, 51 anni, tifoso libertassino che, con la moglie Maria e i figli Matilde di 13 anni e Matteo di 11 un bimbo che prosegue la sua attività di basket anche fra i tulipani, è partito dalla città olandese dell’Aia, dove vive dal 2018, per vedere questa partita. È un ispettore di polizia con incarichi all’Europol, unico livornese che abbia mai ricevuto per destinazione la sede della European Cyber Trade Center, il centro anticrimine informatico. «Ci occupiamo di pedopornografia, frodi, attacchi informatici, attacchi alla privacy, decriptazioni. Proprio prima di venire a Livorno, si è chiusa una operazione con Fbi contro un sito che rubava credenziali in tutto il mondo. Lotta dura ai malandrini infidi, insomma. ..».

Le ferie in estate rigorosamente al mare, senza disdegnare la possibilità di venire ogni volta che le congiunzioni astrali lo permettono. «Per le feste comandate, che per me a volte significa la partita, veniamo. L’ultima volta è accaduto a febbraio, ma il match dell’Immacolata non lo abbiamo visto. Non coincidevano le date per il volo di ritorno. Troppo complicato per il mio lavoro, ma anche per la frequenza a scuola dei bimbi. Quella volta non c’eravamo ed abbiamo perso».

A Livorno e non solo, si direbbe che si tratta della classica visita “toccata e fuga”. La famiglia non resta neppure per Pasqua, visto che la partenza è in programma per la sera della vigilia, domani. Tifoso da sempre della Libertas, un passato da giocatore nelle giovanili del Don Bosco «play-guardia senza infamia e senza lode», ha giocato anche con il presidente amaranto Roberto Consigli.

Nessun problema per reperire il biglietto. Il telefono allunga la vita, recitava lo slogan della Sip, ai tempi della pubblicità con Massimo Lopez. In questo caso, ha semplicemente permesso di avvisare gli amici sulla piazza e pregarli di comprare quattro biglietti in più. «È quel che ho fatto – racconta Milko – e dopo due ore era già tutto risolto. Che bellezza...».

Con tutti loro «siamo un bel gruppo, in effetti...» si è goduto l’incontro, mentre i bimbi però hanno trovato ad un certo punto il modo di sgattaiolare in curva. Che è più divertente, specialmente quando si è ragazzi. E poi perché c’era da prendere una delle 500 sciarpe che lo sponsor Gianfranco Morelli ha distribuito prima che cominciasse anche la sfida del tifo. La sciarpata della nord (pensando alla classica disposizione di quando si gioca al PalaMacchia), da contrapporre alla sud di fede piellina. Matteo l’ha anche sventolata a casa dell’amico del cuore che è piellino quando c’è andato a dormire dopo il match.
Era il suo auspicio prima, e i fatti, ancora una volta hanno dimostrato cosa vuol dire derby alle nostre latitudini. Una festa di sport. «Questa volta il derby è stato nostro, diciamo che esser venuti a questo giro ha portato buono. Bella festa in generale, complimenti per il tifo anche ai piellini. Ora, possiamo tornare all’Aia, col sorriso splendente». Auspica si torni ai tempi antichi, con entrambe ai massimi livelli. «Per partite del genere ci vorrebbe il palazzetto capiente come l’Armando Picchi». Da libertassino ha due ricordi scritti nella pietra. Quello del + 39 proprio nel derby che cancellò l’onta del – 36, e la serie delle cinque finali scudetto con la Philips allenata da “nano ghiacciato” Dan Peterson. «Atri tempi. E derby come questi, sono occasioni buone per noi meno giovani, di rivivere la nostra spensieratezza che fu».
 

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