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Calcio: Serie D

Il sogno di Bamba, dal dramma del padre all’aiuto di De Rossi: «Livorno il mio paradiso»

di Alessandro Lazzerini
Il sogno di Bamba, dal dramma del padre all’aiuto di De Rossi: «Livorno il mio paradiso»

Sarà per il cognome simpatico, per le treccine colorate o per quel modo di giocare frizzantino che piace ai livornesi. Fatto sta che Mory è diventato un idolo della Nord

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LIVORNO. Sarà per il cognome simpatico, per le treccine colorate o per quel modo di giocare frizzantino che piace ai livornesi. Fatto sta che Mory Bamba è diventato un idolo della Nord, tanto da parafrasare il coro che una volta era di Pfertzel in “metti Bamba tanto poi fa gol”. Sorrisi a parte, il classe 2002 ha avuto un ottimo impatto in amaranto e basta scambiarci due chiacchiere per accorgersi di avere davanti un ragazzo d'oro, con educazione e un'umiltà da fare invidia al mondo. «Devo ringraziare la società per avermi permesso di tornare a fare quello che più mi piace. Venivo da un anno difficilissimo. L’esperienza in Portogallo è stata buona, ma la scomparsa di mio padre è stata una tragedia e ho passato mesi bruttissimi. Sono tornato in Costa d’Avorio per stare vicino alla famiglia e in estate sono salito di nuovo in Italia. Mi sono allenato da solo in attesa di un’opportunità».

E che opportunità: il Livorno.

«Chiedete pure al mio procuratore: quando mi ha parlato di un interesse del Livorno, la mia risposta è stata “ma Livorno, Livorno?”. Non ci credevo. Ho detto sì all’istante».

Domenica ha fatto un'ottima prestazione.

«Sono contento. Il primo obiettivo per me è riprendere i ritmi giusti perché non facevo partite ufficiali da tanto. La prestazione personale mi ha soddisfatto, ma l’aspetto che mi è piaciuto di più è il collettivo. Si è visto che siamo una squadra e possiamo dimostrare ancora tanto».

Peccato per quel palo…

«Davvero, l’avevo vista dentro. Ma ci riproverò subito dalle prossime partite».

Ha giocato nel settore giovanile della Roma, allenato da Alberto De Rossi.

«Sì, in quegli otto-nove anni ho avuto tanti allenatori, ma Alberto è un'altra cosa. Ha contribuito in maniera decisiva a creare la persona che sono fuori dal campo. È una persona perbene e per me è stato una guida. In campo poi ho imparato moltissimo, tutto l’ambiente aveva una stima enorme di lui visto i grandi giocatori che ha fatto sbocciare negli anni».

Ha bei ricordi di Roma quindi.

«Bellissimi. Avevamo una squadra fortissima e per me Roma è casa mia. Mi hanno trattato come un figlio fin da quando ero piccolo. E poi a livello calcistico avete visto quanti giovani sfornano ogni anno? È un ambiente al top».

Sente ancora qualcuno dei suoi compagni?

«Sì, ogni tanto ci sentiamo. In particolare con Darboe perché siamo molto legati. Ma anche Bove, Zalweski e Afena-Gyan. Sono felice quando li vedo giocare, perché so quanto hanno lavorato per essere lì. E non sono sorpreso, per me sono dove meritano di essere».

E di quella partita a Sofia in Europa League che ricordi ha?

«È impossibile da dimenticare, anche se non voglio vivere di ricordi. Quello che mi viene subito a mente l’atmosfera che ho vissuto, tutto un altro mondo, e il sostegno nel pre-gara dei giocatori più esperti verso noi giovani all’esordio. Uno mi si avvicinò e mi disse “gioca tranquillo, è il tuo momento”. Fu decisivo, mi dette la spinta giusta».

Chi era?

«Juan Jesus. Una persona super, un signore. Per questo spero vinca il campionato con il Napoli».

Giocò da quinto di centrocampo, ma le sue caratteristiche sono più da esterno d’attacco.

«Esatto. Cerco sempre di essere a disposizione del mister, però se devo scegliere fare l’esterno destro nel 4-2-3-1 o nel 4-3-3 è quello che mi piace di più. Fisicamente non sono ancora al 100%, ma siamo sulla strada giusta».

Nel gruppo come si è integrato?

«Benissimo. Mi sembra di essere qui da mesi. Mi piace la città, più tranquilla rispetto al caos di Roma e questo è un aspetto senza dubbio positivo. Ora che ci sono mi piacerebbe conoscerla per bene, prima ne avevo sentito parlare solo per la squadra in Serie A e B».

Anche la piazza l’ha accolta bene.

«Sapevo del calore dei tifosi, ma la conferma mi è arrivata quando sono entrato contro il Flaminia. Abbiamo una tifoseria incredibile e il loro affetto nei miei confronti è pazzesco. Sono grato a questa gente perché mi ha fatto sentire a casa e così posso esprimermi al meglio».

Tutti aspettano un suo gol.

«Anch’io (ride, ndr). Speriamo domenica possa arrivare, anche se l’obiettivo primario è ritrovare una vittoria in trasferta che ci manca da troppo tempo».

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