PL e Libertas, l’analisi di Flavio Carera: «Tre squadre da primo posto, ecco come la vedo»
L’ex centro azzurro: «Fantoni e Lucarelli faranno la differenza quando conta. La PL ha il vantaggio di giocare in 6 coi propri tifosi. Vigevano? Alla pari, non di più»
LIVORNO. Flavio Carera a ruota libera. Sulla “sua” Libertas, ma anche – con rispetto – sulla Pielle e su un campionato che settimana dopo settimana sta diventando sempre più competitivo e difficile. «Come tanti appassionati di basket ho l’abbonamento a LNPPass e cerco di guarda più partite possibile di A2 e B».
Ovviamente segue la Libertas…
«Sì. Ho ancora addosso l’emozione del derby. È stato uno spettacolo meraviglioso anche se amaro perché abbiamo perso. Tuttavia, vedere il Modigliani pieno è stato davvero bello. Una vittoria della città di Livorno a prescindere da LL e PL. Auguro ad entrambi i club di raccogliere per quanto stanno seminando in questi anni. Spero di vederle almeno in A2. Sarebbe fantastico un derby in categoria superiore, ma dopo quello che abbiamo passato in questi anni possiamo accontentarci già adesso».
La sconfitta di Omegna la preoccupa?
«Ma no. Sono incidenti di percorso che capitano a tutte le squadra nell’arco di un campionato. Perdere a Omegna ci sta anche se quel ko ha lasciato un pizzico di amarezza data dalla consapevolezza che la partita la si poteva portare a casa. Semmai sono altri i campi dove non bisogna perdere».
Ad esempio?
«Penso alla sconfitta di Montecatini sponda Gema. All’epoca non ci stava perderci. Ora i rossoblù si sono rinforzati e sono uno squadrone, ma tre mesi fa la Libertas avrebbe dovuto vincere. Peccato. Fu uno scivolone inatteso. Detto questo la squadra di Andreazza sta facendo un ottimo campionato».
Che cosa le piace di più di questa squadra?
«La capacità di resettare. Tre giorni dopo aver perso il derby, ha battuto Piombino, squadra fortissima e poi ha vinto in casa di Herons Montecatini una partita che l’ha vista sotto per molti minuti. Obiettivo di stagione? La mia speranza è rivederla in serie A, ma credo che in questo campionato così lungo e difficile sarà un ottimo risultato mantenere uno dei primi quattro posti».
Ha una ricetta per centrare l’obiettivo?
“Dico due punti. 1) non fasciarsi la testa in caso di sconfitte. 2) conterà arrivare alla fine nelle migliori condizioni. E bisogna sperare che la fortuna, componente troppo importante nell’economia di una squadra e anche di un singolo giocatore, dia una mano. In sostanza, oltre al talento serve che tutti stiano bene a maggio per sparare le cartucce quando conta».
Coefficiente di difficoltà di questo girone?
«Alto. La stagione è lunga, la concorrenza spietata. Vedo Vigevano e le due livornesi più avanti, ma nulla è scontato per nessuno. Vigevano ha perso a Gallarate, la Pielle ha perso in casa le ultime due. L’esito non è scontato nemmeno per la Libertas nonostante abbia senza dubbio una squadra molto forte. Servono sudore, sacrificio, resistenza alla pressione che a Livorno è enorme. E poi la Libertas ha un valore aggiunto».
Quale?
« Il PalaMacchia. So che cosa significa giocare lì, sia in casa che in trasferta. Ai playoff, poi. Dopo quasi 42 anni ho ancora in mente lo spareggio per andare in A2 tra la mia Giovinetti Bergamo e la Libertas. E l’anno prima analoga sorte toccò a Padova con la PL».
A proposito di Pielle. Che idea si è fatto?
«Sono una bella squadra. Rispetto all’anno scorso – che comunque fu ottimo con i playoff sfuggiti – da matricola – all’ultimo tuffo – hanno cambiato molto, ma stanno facendo benissimo. Hanno perso in casa con Sangiorgese e Vigevano, ma conosco il pubblico della Pielle e so che spingeranno la squadra. Sono il vero sesto uomo. A proposito di tifosi: per i giocatori, dopo un anno vissuto con i palazzetti chiusi per il Covd non è così facile misurarsi di fronte a spalti gremiti. Ripenso al derby: non è stato semplice giocarlo con quella cornice di pubblico anche se chi era in campo deve ritenersi fortunato».
Secondo lei la Libertas deve tornare sul mercato?
«Non posso esprimermi da qui. Non ho visto tutte la partite e comunque una squadra che fa 11-3 non è mica così male eh. Mi piace sottolineare i pregi di questa squadra. Fantoni è un giocatore con tantissima esperienza che nei momenti finali di un playoff si farà sentire. Magari può faticare ad adattarsi alla categoria, perché un conto è essere a Ferrara un giocatore di sponda, un altro è essere una stella a casa propria. E anche se Tommaso ha qualche primavera alle spalle, questo pesa. Lui e Lucarelli saranno determinanti nel rush finale. Mi piace molto anche Bargnesi. Senza dimenticare però il mio pupillo...
Il suo pupillo? Cioè?
«Francesco Forti. Per me è un nipote. Sono praticamente suo zio. Gli voglio molto bene. Incarna l’anima del vero libertassino. Si sbatte, lotta. E non dimentichiamoci che è reduce da un grave infortunio che l’anno scorso lo ha tenuto fuori per mezza stagione. Ma quel campionato fu davvero sfigato. Pareva cha la sfortuna avesse un conto aperto con la squadra allenata da Alessandro Fantozzi: tra Covid e infortuni non fu mai al completo. E dire invece che l’anno precedente era andato tutto bene. Ecco, vede? Sono tornato a parlare di fortuna e sfortuna perché a seconda di come gira la ruota un campionato può prendere una piega o l’altra. Ecco perché non c’è nulla di scontato. Men che meno in questa serie B dalla formula così complicata».
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