Italia
La Libertas cade a testa alta
Gli amaranto rientrano da meno 12 e prendono la partita in mano, poi si spegne la luce Pesano le percentuali disastrose dall’arco (4/26), ma la squadra non molla mai
VERBANIA. Ci avevamo sperato. Avevamo sperato che la legge del cuore fosse più forte di quella della matematica, una specie di sfida alla forza gravitazionale. E invece alla fine i numeri hanno sempre ragione: impossibile (o quasi) vincere quando su 26 tentativi dall’arco ne metti dentro solo 4 e il tuo avversario invece fa 12 su 28. Sta qui la chiave di questa sconfitta nell’inferno del PalaBattisti, da cui la Maurelli però esce a testa altissima, un leone ferito ma non ucciso che ha continuato a combattere fino all’ultimo secondo, dimostrando di essere una squadra vera, di uomini, di libertassini.
Sta nei numeri al tiro e anche nel black out improvviso che è scattato nel momento più bello degli amaranto a pochi metri dalla fine del terzo quarto, quando la Paffoni di Quilici sembrava schiantata, questa sconfitta, la terza in campionato, dopo Montecatini e Pielle, che tiene in sospeso fino all’ultima giornata domenica prossima con San Giorgio il pass per le finali di Coppa Italia, quando ci sarà una sola possibilità, la vittoria.
Il momento più bello, dicevamo: 39-44, 27’30”, dopo una rimonta alla Nibali. Lì si è spenta la luce, Torgano ha segnato il secondo canestro del quarto per Omegna dopo tre rimbalzi offensivi di fila, poi Minoli ha piazzato il siluro sulla sirena (44-44). La Libertas ha incassato un 12-0, perché nell’ultimo quarto ha continuato a sbagliare, anche con scelte poco lucide e Omegna ha ripreso fiducia e si è ritrovata la partita in mano quasi senza crederci (51-44), sei minuti e mezzo senza far canestro che hanno segnato questo sabato amaro, amarissimo se si pensa quale peso specifico avrebbe avuto un blitz quassù, e quanto vicino la Maurelli ci sia andata.
Peccato perché era stata una maratona bellissima e dura, clima da playoff, partita complicatissima, da velocisti e da pugili al tempo stesso. In pochi avrebbero scommesso un euro sugli amaranto a metà del secondo quarto, col trend tutto dalla parte di Omegna, con uno zero su dodici dall’arco contro il 7/12 della squadra di Quilici, la Paffoni avanti di 12 e il vento in poppa (32-20), con gli amaranto che in sei minuti avevano messo a segno solo tre punti, col ricordo dell’imbarcata incassata l’anno scorso in questo catino bollente. E invece pum: la Libertas di quest’anno è un’altra cosa, Fratto ha spaccato la maledizione dalla lunga, Ricci ha bissato dopo aver già infilato un altro missile (ma pestando la linea da tre) e in un battibaleno Livorno è tornata meno 4 (34-30 al 19’), un manifesto di forza, il ruggito del re della savana che vuol far sapere chi è il leone. Poi la tripla a fil di sirena di Minoli, praticamente bendato, con una mano sola, ha riportato Omegna a più 7 (37-30) ma la Libertas il segnale l’aveva dato. Non solo con quel recupero nel momento più difficile, ma con tante piccole importanti cose: i due rimbalzi d’attacco di fila di Sipala che già alla fine del primo tempino avevano strozzato il tentativo di fuga della Paffoni (da 20-13 a 20-17 con ultimo canestro di Lucarelli, anche su rimbalzo d’attacco), le iniziative di Lucarelli che ha fatto vedere i mostri a Solaroli, la solidità di Fratto e Fantoni.
Al rientro dall’intervallo la Libertas poteva scegliere tra la vita e la morte e ha provato a scegliere l’America. La squadra di Andreazza è stata perfetta per otto minuti. Ha annichilito Omegna che ha segnato il primo canestro dopo cinque giri e mezzo di lancetta con Markovic e in attacco ha costruito il suo capitale: al 27’30” gli amaranto erano avanti di cinque, 39-44 con due tiri liberi di Fantoni, dopo che una tripla di Ricci aveva segnato il sorpasso (37-38) e un tap in di un Lucarelli maestoso il più 3 (37-40). Lì però si è spenta la luce e Omegna ha ringraziato. Lezione da imparare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
