La squadra si prende le colpe
Summit tra i giocatori che convincono Toccafondi a riportare in panchina Collacchioni. Luci: «Lui è bravo e preparato, siamo noi che dobbiamo correre e lottare di più»
LIVORNO. A volte sembra incredibile. Ma possibile che le cose più strane succedano sempre a Livorno? Il nuovo episodio della saga ci porta un allenatore esonerato alle 12.10 del lunedì e di nuovo in panchina alle 15.45 del martedì. Già, perché Collacchioni si riprende il Livorno, “salvato” (e mai parola fu più precisa) dai giocatori. Ad Arezzo ci sarà lui a guidare gli amaranto e sarà un jolly che a pochi è capitato in carriera.
Il retroscena
Ma che cosa è successo esattamente? L’appuntamento è per tutti alle 14 al campo alle Sorgenti, inizio allenamento alle 15. Toccafondi ha previsto un summit con Califano e Braccini per tirare la somme sulla scelta dell’allenatore, ma viene chiamato da Luci. «Presidente, dobbiamo parlarle».
La riunione va in scena nella stanza attaccata al campo. I toni restano bassi, fuori una manciata di tifosi. Ma si va per le lunghe. Dentro succede ciò che nessuno immaginava. Luci parla a nome della squadra ma intervengono anche altri della vecchia guarda, come Vantaggiato. «Il problema non è l allenatore, lui sta facendo il massimo. Gli errori sono nostri, siamo noi che dobbiamo dare di più. Noi come squadra vorremmo che Collacchioni restasse», è in sostanza quello che esce fuori .
Toccafondi ascolta poi replica, alza anche la voce. Esce dalla stanza alle 15.20 insieme alla squadra, i giocatori vanno in campo ad allenarsi con Bonatti (il vice) mentre lui parla con Protti, Braccini e Califano. La decisione è presa, alle 15.45 Toccafondi chiama Collacchioni e lo rimette in sella.
Hanno vinto i giocatori? No, non si tratta di una vittoria. Qui o si viaggia o si affonda tutti insieme. Di certo i giocatori si sono presi una bella responsabilità scagionando l’allenatore da colpe. È una roba rara, a Livorno era successo con Sottil e poi quell’anno il Livorno vinse il campionato.
Però è giusto apprezzare il fatto che i giocatori ci abbiano messo la faccia. Pensateci. Quanto sarebbe stato più facile restare in silenzio, ripartire da zero lasciando che le colpe fossero addossate a Collacchioni? Facilissimo. Inevitabile. Liscio come l’olio. Invece così si sono messi su una strada molto più sconnessa dove sanno di finire nel mirino. Lo ripetiamo: al di là di come andrà, è un gesto nobile, raro e apprezzabile.
La spiegazione di Luci
Quanto alle 17.30 la società ha spiegato la scelta alla stampa, ai fianchi di Toccafondi c’erano anche Protti e Luci, Quasi a voler far capire che la scelta è stata del gruppo. «Sono 20 anni che vivo negli spogliatoio - dice Andrea Luci - e trovare un gruppo di 27 giocatori, tutto unito, che si prende le colpe e chiede di richiamare un allenatore, non mi era mai successo. Sicuramente ora in allenamento ci sarà un entusiasmo che non si è mai visto».
L’involuzione del Livorno, a parere di Luci (e dunque della squadra), è legata proprio al modo “moscio” con cui la squadra è entrata in campo. «Gli errori sono evidenti nelle ultime due o tre partite, a partire dall'atteggiamento che non è stato giusto con squadre almeno alla nostra portata se non inferiori. Siamo entrati in campo in modo superficiale, gli altri erano più cattivi di noi. Ci sta di perdere anche con squadre peggiori, ma ogni palla deve essere conquistata da noi come se fosse l’ultima, quella decisiva. Da domani sarà così».
Poi un messaggio ai tifosi. «Spero che la piazza ci stia vicina perché come squadra ci siamo presi una responsabilità importante. Dico di più, hanno spinto per questa scelta anche compagni che stanno giocando poco, mi riferisco ad esempio a Vantaggiato che si è messo in prima linea per richiamare un mister che tutti consideriamo bravo dal punto di vista umano e molto preparato».
Protti e lo spogliatoio
Igor è un anello di congiunzione fondamentale tra spogliatoio e squadra e il suo giudizio lascia il segno. «Il gesto della squadra dimostra che il lavoro che stiamo facendo, soprattutto dal punto di vista morale, porta risultati. I ragazzi si sono comportati da uomini dimostrando di prendersi le loro responsabilità. Questa è una grande soddisfazione e non è stato difficile per noi accettare la volontà della squadra. Noi dobbiamo costruire per ottenere il massimo da questo campionato, poi tireremo le somme. Le soddisfazioni arrivano anche attraverso momenti difficili. Ed oggi è stato messo un mattone importante per ottenere il massimo e costruire il futuro».
La scelta di Toccafondi
E il presidente? L’abbiamo lasciato per ultimo perché ieri, per assurdo, non è stato lui il protagonista della giornata. Ma la squadra. «Avevo detto di fare il massimo per cercare di fregare l'Arezzo o la Pianese e cercare di vincere subito. Siamo una neopromossa, è vero, ma siamo il Livorno: è evidente che c'è una squadra costruita meglio e che macina forte, però vedendo il trend in calo delle ultime due partite avevo deciso di cambiare. Quello che mi hanno chiesto i giocatori non mi era mai capitato e da un punto di vista umano è bellissimo. Sono felice di fare un passo indietro e mettermi a fianco di questi ragazzi. Ora torniamo a combattere insieme». Già, perché domenica c’è l’Arezzo. E il campo finirà per esaltare o cancellare tutte le parole di ieri.
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