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La PL cade all’ultimo chilometro

Nel match più importante i biancoblù rincorrono sempre, addio playoff Applausi della Curva Sud per la bella annata, ma la delusione è forte


05 maggio 2022 Giulio Corsi


LIVORNO. Finisce tra gli applausi della curva Sud la stagione casalinga della Pallacanestro Livorno. Sono gli applausi per un’annata importante, che ha inorgoglito il popolo biancoblù, la neopromossa Unicusano al ritorno dopo due decenni in B capace di centrare la salvezza senza passare dai playout fino a sfiorare i playoff per l’A2. Una piccola grande impresa.

Ma finisce anche con i musi lunghi: la delusione per la caduta all’ultimo chilometro, ad un passo dal traguardo, è cocente. Perché la meta era lì, vicinissima. Ma nella serata più importante dell’anno la squadra di Da Prato ha giocato una partita brutta, nervosa, piena di imprecisioni. E nonostante i lombardi fossero menomati, con 4 soli giocatori in panchina, tra cui Sorrentino non entrato, senza il totem Corral, con Calzavara infortunatosi a metà del terzo quarto, la Pielle non è mai riuscita a imporsi, a dare la svolta, a prendere in mano il proprio destino.

Vincere avrebbe significato avere un piede e tre quarti dentro ai playoff visto che domenica il campionato delle triglie si concluderà sul campo della cenerentola Borgomanero e con altri due punti sarebbe stato ottavo posto sicuro. Perdere invece significava salutare la comitiva. Così è stato: ora l’ultimo posto sul treno se lo contenderanno Libertas e Varese, domenica al Modigliani in uno spareggio dentro-fuori.

C’è da rammaricarsi? Sì e tanto. La squadra è entrata in campo poco sicura, come se il ko nel derby avesse lasciato delle scorie a livello di certezze, di convinzioni. Ma la Pielle ha pagato anche la testardaggine di certe scelte: troppi tiri forzati dall’arco, 4 su 23 da tre punti dice lo scout, che però è incompleto, e la media potrebbe essere ancora più bassa. Iardella 1 su 8, Campori 0 su 5, in un sequel del derby per l’ala ex Forlì, che pure si è sbattuta in difesa, si è buttata su ogni pallone vagante, ma come l’arciere ha voluto strafare.

Probabilmente attaccare di più l’area, sfruttare il tonnellaggio e la grande giornata di Giovannone Lenti e il bell’inizio di Salvadori sarebbe stata l’arma giusta per scardinare la difesa di Pavia, caricarla di falli, prenderla sulla stanchezza. Ma è mancata la testa, è mancato ordine in attacco, né Tempestini né Iardella né Drocker sono riusciti a far suonare l’orchestra e così minuto dopo minuto, mentre il popolo piellino attendeva l’accelerata, la fiammata a cui spesso questa squadra l’aveva abituato, cresceva la consapevolezza che sarebbe stata dura ribaltarla, che il risveglio non ci sarebbe stato.

È stata una rincorsa infinita, una specie di incubo: la Pielle ha messo il muso avanti l’ultima volta sul 4-3. Da lì Pavia ha allungato e in un amen ha preso 10 lunghezze di vantaggio (4-14) e non ha più mollato il vestito della lepre. Sorrentino, Calzavara e Torgano hanno fatto vedere i sorci verdi a tutti con polpastrelli calienti, ma spesso, soprattutto nei primi due tempi, grazie a tiri piazzati, in piena libertà. La Riso Scotti è arrivata anche a più 15 (11-26 a inizio secondo quarto), la Pielle è rientrata a meno 3 (32-35 al 19’) e di nuovo ha toccato il canestro di differenza al 25’ (46-49) ma anziché crederci, sgassare, tentare di sfruttare il gap di ossigeno con i pavesi, è scivolata in un mare di ingenuità subendo tre canestri e fallo di fila negli ultimi due minuti del terzo quarto (52-63). E nell’ultimo tempino il film è rimasto il solito...


 

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