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L'ala della PL si racconta: «Il derby contro Cecina partita della vita. E che brividi coi tifosi»

Francesco Parducci
Luca Campori
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Luca Campori

Luca Campori e il pazzesco 15/15 al tiro: «Io come Vale Rossi, il sogno è la serie A»

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LIVORNO. Non si è ancora spenta l'eco della prestazione da playstation offerta da Luca Campori nel derby contro Cecina. Normale, perché un 15 su 15 al tiro a qualsiasi livello si giochi è roba rara quanto una pepita d'oro grande come una noce e poi perché ad amplificarne l'eco ci si è messo, come ormai regola ai nostri giorni, il web. E così, da più parti d'Italia si sprecano. In ultimo il sito della Legabasket, che ha inserito nome e volto di Luca fra le migliori prestazioni della settimana della Lega, dove un apposito referendum lo ha portato fino alla finale con il play di Brescia (A2) Tommaso Laquintana che nello stesso turno di punti ne ha segnati 36, ma non certo con percentuale immacolata.

Campori, ma quella notte ha dormito?
«Si, perchè sono andato a letto tardi. Avevamo il lunedì libero e ne ho approfittato per andare a casa».

E a casa come l'hanno presa questa roba qui?
«Può immaginarlo. Mi seguono sempre, familiari, amici, ex compagni. C'è tanta gente che tifa PL da quelle parti».

Ritorniamo un attimo alla partita. Rivisti sul web, non tutti sono stati tiri facili, nessuno forzato, ma non tutti facilissimi. Eppure sembrava che dentro il pallone ci fosse un telecomando
«Che devo dirle? Lì per lì, non me ne rendevo nemmeno conto, ero in una specie di trance agonistica. Poi quando sono partiti i cori, mi sono reso conto che stava accadendo qualcosa di importante. Però non vorrei ridurre tutta quella partita, l'importanza che ha avuto quella vittoria, alla mia prestazione. È stata una gran bella soddisfazione, una cosa che ricorderò sempre, ma è ovvio che non sarà sempre così, neanche tirando meno volte».

Le era mai capitato in passato?
«No, il 100% mai. Altre belle prestazioni anche dal punto offensivo sì, il 100% mai».

Lo sa che il suo ex allenatore Sandro Dell'Agnello, richiesto di "referenze" quando lei è stato firmato dalla PL ci aveva detto ogni bene, aggiungendo "però non aspettatevi uno scorer"?
«Grande coach. Ti ho fatto lo scherzo, eh?».

Prima ha fatto un accenno ai cori. La vogliamo spendere una parola sui tifosi?
«Fantastici. Avevo bisogno di un pubblico così. Non voglio fare della retorica, ma quella curva lì è roba da brividi».

Questi benedetti play-off arriveranno o no?
«Noi ci crediamo. Tutti. E io ci credo non da ora, ma da quando sono arrivato a Livorno e ho visto quali erano i miei compagni. Se tutto fila per il verso giusto non siamo inferiori a nessuno. Certo non sarà facile, i risultati delle ultime giornate hanno alzato la quota alla quale ci sarà l'ottavo posto ma siamo in tanti, ci sono tanti miei compagni che possono sfoderare prestazioni di lusso. Ma è normale che per una neopromossa la semplice salvezza, non dovessero arrivare i play-off, non dovrà certo essere vista come un fallimento».

Per caso ci sono già stati abboccamenti con la società per un prolungamento? Prestazioni come quella di sabato fanno curriculum, il referendum della Lega porta notorietà. Magari la cercheranno in tanti
«No, non abbiamo parlato direttamente. A meno che non lo abbiano fatto con il mio agente».

Ma quale sarebbe, nel caso, il suo pensiero? Ambisce ancora alla serie A?
«Più che alla serie A ambisco, come giocatore, a fare ogni anno uno step in avanti, ad alzare l'asticella dei miei obiettivi. A Livorno mi sono trovato e sto da dio, la società è perfetta e non c'è mai stato il minimo problema. Quindi, se ci fosse un certo tipo di programma, niente è da escludere».

Per chiudere. Cosa c'è nella sua vita oltre il basket? Qualche hobby?
«Sto facendo dei corsi di market e tecniche di vendita, specie nel settore immobiliare. Quanto agli hobby, non un hobby, una passione. Sono di Forlimpopoli (per i piellini con i capelli grigi, la città natale di Piero Pasini, ndr) e dalle mie parti la moto, el mutor, è una religione. Ho la moto, vado in moto, probabilmente avrei corso in moto se mia madre non avesse avuto paura. Con gli amici andiamo in giro a vedere i gran premi. Specie prima, quando c'era lui».Lui chi, scusi?«Valentino. Valentino Rossi. Come lui nessuno mai».

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