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Livorno

Che barba, Ricci fa sempre ciuff Pielle: vincono solo quei 20 tifosi

Fabrizio Pucci
Che barba, Ricci fa sempre ciuff Pielle: vincono solo quei 20 tifosi

Il leader Libertas: eravamo troppo arrabbiati per non vincere ad Empoli. Da Prato: dispiace per la gente ma niente processi

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Fabrizio Pucci

LIVORNO. Ha la barba lunga come i vecchi saggi, ma Antonello Amos Ricci di anni ne ha appena 29 anche se gioca con il piglio del veterano. Per conferma citofonare al PalaSammontana di Empoli. Non pago di una prestazione ai limiti della perfezione, ha spaccato la partita con la tripla del +3 Libertas a una manciata di secondi dalla fine: «Un attimo prima del tiro – ha confidato – non ho pensato a nulla. So solo che la sconfitta interna con Pavia mi aveva fatto incazzare. E in quel momento ho incanalato nel modo giusto tutta la rabbia accumulata da domenica a mercoledì e che non era evaporata neanche con il passare dei giorni». D’altronde Amos significa ‘forte’ e lui, forte lo è per davvero. «Il mio marchio di fabbrica – confida – è l’aggressività, la voglia di buttarmi su ogni pallone e di non arrendermi mai fino al 40’».

ENFANT PRODIGE

Da ragazzo aveva le stimmate del campione. I primi approcci con la palla a spicchi nella natia Vasto con cui vince il titolo nazionale di 3 contro 3 in battendo in finale Massa e Cozzile di Ingrosso e Sgobba: «Come premio vincemmo un soggiorno di sei giorni a New York con due ingressi ad altrettante partite dell’Nba: da impazzire». Il giovane Amos ci sa fare e si accasa a Chieti: «Mio padre mi accompagnava ad ogni allenamento: un’ora e venti tra andata e ritorno. Quanti sacrifici ha fatto». Poi il grande salto, alla Scavolini con la cui maglia vince lo scudetto Under 16. L’ascesa è ininterrotta: la Nazionale Under 16, il debutto in serie A con Teramo.

AMOS E I LIBRI

In tasca ha il diploma di maturità scientifica. Prima di dormire ama leggere. «L’anno prossimo conto di laurearmi in Gestione d’Impresa». Ed quella è proprio la facoltà giusta per uno abituato a fabbricarne in serie di imprese: l’ultima è stata quella di Empoli, ma nessuno ha dimenticato il secondo tempo con cui ha ucciso la partita di San Giorgio su Legnano. Lui sorride e glissa virando sullo studio: «Se non avessi fatto il cestista, mi sarebbe piaciuto fare vita da universitario. Adesso invece lo studio mal si concilia con l’attività sportiva per cui ripiego su atenei on line».

RICCI E LIVORNO

«Livorno? L’anno scorso l’ho vissuta poco perché eravamo isolati a causa del lockdown, ma già dai social capivo che ero venuto in una città del tutto particolare. Una particolarità meravigliosa, scritta nella sua storia, famosa in tutta Italia e in tutto il mondo per tolleranza e apertura a tutte le razze. Qui sto proprio bene. Se accettassi tutti gli inviti a cena dei tifosi...».

LA LIBERTAS

Le sconfitte tolgono il sonno, ma anche certe vittorie non fanno dormire: «Dopo Empoli, con tutta l’adrenalina che avevo in circolo, ho fatto nottata. La Libertas? Come dice coach Fantozzi non dobbiamo pensare agli assenti. Non siamo mai stati al completo, ma noi dobbiamo solo rimboccarci le maniche e fare il nostro dovere». Solo allora, a risultati ottenuti, Ricci si concederà un pizzico di libertà per cullare il proprio hobby: «Amo andare a far trekking in montagna, ma al momento c’è solo da pensare al campionato».

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