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Livorno

il caso 

«Guai a chi tocca i trofei È la nostra storia e appartiene alla città»

Alessandro Bernini

Anche Igor Protti scende in campo per il materiale della sede «Le società passano, non sono loro i padroni di quei tesori»

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Alessandro Bernini

livorno. Lui c’era. C’è sempre stato. Nei trionfi recenti del Livorno ma anche quel 20 giugno 1987 quando il Livorno batteva all’Ardenza il Campania per 3-0 e conquistava la sua prima, storica, Coppa Italia di serie C.

E Igor Protti, a vedere ciò che sta succedendo coi trofei, le coppe e il materiale storico del nostro calcio, non ci sta proprio. «Tutto ciò che c’è in sede - confida - fa parte della storia del Livorno Calcio, in quei trofei c’è il sudore di chi ha indossato la maglia amaranto, e la passione di tanti tifosi che hanno sempre seguito la squadra. Quindi tutto il materiale dal 1915 a oggi, non appartiene a nessun presidente o dirigente, ma appartiene esclusivamente alla città».

Oggi, come anticipato ieri, è previsto un incontro tra l’ex presidente amaranto Enrico Fernandez (ora presidente onorario al fianco di Toccafondi) e il liquidatore dell’As Livorno Pier Paolo Gherlone proprio per parlare di tutto il materiale storico presente nella sede di via Indipendenza. «Gherlone - spiega Fernandez, mi ha detto che potrò riprendere tutto fino all’anno 1987, quando ero presidente del Livorno e avevo comprato il materiale storico dal curatore fallimentare. Ma devo ancora scoprire cosa si vuol fare di tuttò ciò va dal 1988 fino a oggi». In questa ottica, avremo le idee più chiare oggi. Di certo in questo momento non si può parlare di recuperare tutto all’asta fallimentare visto che, nei fatti, As Livorno non è una società fallita.

Protti però avverte: «Credo che la città non sia disposta a veder mercanteggiare questo materiale. Le Coppe, i trofei, le foto, i labari, non possono e non devono passare di mano da un presidente all’altro. Sono semplicemente patrimonio della città e nessuno deve sentirsi padrone. Oggi il calcio a Livorno è rappresentato dall’Us Livorno ed è giusto che sia l’Us a custodirli. Ma ho detto “custodire”, non “essere padrone”. I padroni, lo ripeto, sono soltanto i livornesi e nessun altro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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