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Cala il sipario sul teatrino amaranto di Mastena: CereaBanca silura il presidente e i suoi fedelissimi

Gianni Tacchi
Cala il sipario sul teatrino amaranto di Mastena: CereaBanca silura il presidente e i suoi fedelissimi

Dai pantaloni gialli indossati il giorno della cessione del Livorno alle promesse non mantenute sul futuro della società  

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LIVORNO. Un teatrino. I pantaloni color giallo-Spinelli indossati davanti al notaio per la vendita, le prime parole sulla presunta «voglia di riportare entusiasmo a Livorno», quell’intervista al Tirreno surreale e anche poco rispettosa nei confronti della piazza. Su Luca Paolo Mastena, su CereaBanca, ma in generale sul fatto che un istituto di credito abbia deciso di finanziare imprenditori tutt’altro che solidi per l’acquisizione delle quote del Livorno, abbiamo sempre avuto grossi dubbi. E adesso per CereaBanca ci sono conseguenze non indifferenti. Il presidente Mastena è stato infatti rimosso dal consiglio di amministrazione della banca insieme al vice Renzo Manfrè e a quattro consiglieri, un vero e proprio terremoto per la piccola realtà veneta. Il motivo? La necessità di «ripristinare una coerente esecuzione delle direttive della capogruppo, restituendo CereaBanca alla sua tradizionale missione di banca del territorio», si legge nel comunicato del gruppo Iccrea, di cui la stessa Cerea fa parte insieme ad altre 131 banche di credito cooperativo.

Insomma, Mastena, il suo vice e quattro consiglieri per un totale di sei membri su undici del cda – sempre secondo Iccrea, Istituto centrale del credito cooperativo – non avrebbero rispettato le direttive né lavorato sul territorio. Nessun riferimento alle operazioni Livorno e Carpi, ma di certo finanziare l’acquisto di due società di calcio (una toscana e l’altra emiliana) non rientra nella mission di banca del territorio a cui fa riferimento Iccrea. Secondo quanto raccolto, per il gruppo Iccrea si tratterebbe del secondo provvedimento del genere dopo quello relativo a una banca di credito cooperativo della Sicilia, ma le motivazioni sarebbero diverse.

Mastena si era comunque defilato dal Livorno già da qualche settimana, tanto che il nuovo general manager Danilo Mariani si è appena affidato a una banca austriaca, la Bank Winter, per presentare la fideiussione integrativa da 750mila euro. E a Carpi? Anche lì ci sono stati grossi problemi, con CereaBanca che prima ha finanziato l’acquisizione della società biancorossa (più o meno come a Livorno) e poi è finita in un angolo, con l’assemblea dei soci che ha fatto fuori il direttore tecnico Elio Signorelli e allontanato il consulente di Cerea Roberto Lamanna.

Due nomi che rispettivamente fanno parte del passato e del presente del Livorno, altri indizi che legano le due società e preoccupano soprattutto per quanto riguarda il curriculum di Lamanna. Oggi però sembra il gm Mariani, e non Mastena con i primi soci finanziati da Cerea, il punto di riferimento della società amaranto, Mariani che di fatto rappresenta il Gruppo Carrano ed è legato da anni al nuovo presidente Giorgio Heller. Nomi nuovi, ancora qualche perplessità. D’altronde Mariani ed Heller erano allo stadio già un mese e mezzo fa, durante la guerra tra CereaBanca e Rosettano Navarra.

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