Il grido di 4 società «Caccia agli iscritti nel reclutamento a livello giovanile»
Pielle, Don Bosco, Invictus e Bieffe alzano la voce «Comportamenti che fanno male a ragazzi e famiglie»
LIVORNO
Una conferenza stampa congiunta di quattro società (Pielle, Don Bosco, Invictus e BF di serie B femminile) è una notizia, in un basket livornese da sempre abituato alle frizioni fra i vari sodalizi. Ma quando si entra nel vivo si capisce che non c'è niente di nuovo sotto il sole, che frizioni e dispetti grandi o piccoli esistono ancora, eccome. Il “cartello”, così lo ha chiamato Pasquale Lamberti (responsabile delle relazioni esterne della Pielle) nella sua introduzione sottolineando la novità di un intento comune di ben quattro società, lamenta, prima di tutto, la mancanza di etica di altre società. Accusate, senza mezzi termini ma senza che nessuno mai nomini nessuno, di comportamenti scorretti nell'acquisizione di bambini e bambine non ancora vincolati.
La parola passa subito a Massimo Faraoni, presente in rappresentanza del Don Bosco. «Per quanto ci riguarda direttamente– dice – avremmo anche potuto non partecipare a questa conferenza: siamo la società che vanta il maggior numero di tesserati a Livorno, abbiamo tre squadre partecipanti ai campionati di eccellenza, siamo fra le prime 20 a livello nazionale nel ranking giovanile stilato dalla Federazione. Ma se questi comportamenti esistono, è giusto che vengano denunciati. Altro è se in estate uno, due, tre ragazzi di una squadra cambiano casacca magari perché la famiglia ha cambiato casa e andare a allenarsi in una palestra diversa può tornare più comodo da un punto di vista logistico. Ma quando è un gruppo intero a trasmigrare allora siamo in presenza di un malessere che è giusto denunciare e che le autorità federali dovrebbero combattere. C'è modo e modo di fare reclutamento: se una società fa un accordo con una scuola, porta suoi istruttori a fare ore di lezione e, alla fine di questo sforzo, acquisisce un tot di bambini, ben venga. Ma se un gruppo passa da una società all'altra, il basket cittadino non ci ha guadagnato niente: se i tesserati erano mille, mille rimangono e ci guadagna solo chi ha fatto i propri interessi a scapito degli altri».
La parola passa a Giampaolo Ghignola, presidente dell'Invictus. «Il dispiacere maggiore è veder crescere dei ragazzi, insegnar loro a giocare, farne dei giocatori e poi vederli andare via attirati non si sa bene cosa. E poi voglio dire una cosa: quando porti via un gruppo intero fai male alla società che lo perde, se ne porti via metà fai male ai ragazzi, ci sono amicizie che si interrompono, famiglie che smettono di frequentarsi».
Michele Balzini, dirigente del BF femminile, non la manda a dire. «Condivido tutto quello che ha detto Faraoni. Ci sono società – dice – che il minibasket non lo fanno nemmeno. Poi siccome per regolamento hanno bisogno di squadre giovanili e per lucrare sulle quote, vengono a portarle via a noi. Tengo anche a dire che avevamo avvisato per tempo che questi comportamenti sarebbero stati da noi portati alla pubblica attenzione».
Interessante e innovativa la proposta (condivisa dalle altre società del “cartello”) di Faraoni sulla situazione della Bastia. «Il mancato utilizzo della Bastia – dice – è roba che il basket livornese non può permettersi. Nell'inerzia dell'Amministrazione Comunale siamo disposti a dare noi una mano. Se c'è bisogno di personale, di qualcuno che apra e chiuda l'impianto, che si occupi di tener puliti i due campi, noi ci siamo. Una sorta di gestione provvisoria nell'attesa che, speriamo il più presto possibile, l'impianto venga messo a gara». —
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