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l’intervista al tecnico 

La svolta tattica di Antonio «Per vincere si parte dalla difesa»

Fabrizio Pucci
La svolta tattica di Antonio «Per vincere si parte dalla difesa»

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LIVORNO

Chissà quante volte si era immaginato il debutto da allenatore capo in serie B: l'emozione della vigilia, la gioia di un nuovo inizio. L'esordio di Antonio Filippini sulla panchina amaranto, invece, è velato di tristezza: «Non ho l'entusiasmo che avrei pensato di avere. Nelle scorse settimane ho perso mia madre per questo maledetto virus e ovviamente sono addolorato».

L'amaranto, però è un colore che può in parte asciugare la lacrime: «In effetti - ha dichiarato Filippini - sono felice di guidare il Livorno che per me è una seconda casa. Sì, mi approccio a questo nuovo inizio di campionato con uno stato d'animo contrastante. Sono cambiato, ma neanche il calcio è lo stesso di tre mesi fa».

Si ricomincia dopo tre mesi e mezzo con mille incognite. Filippini lo sa e non ha problemi ad ammetterlo: «Il rientro è stato complicato. I giocatori hanno lavorato da casa come hanno potuto. Per settimane non si sono allenati con il pallone e non hanno nemmeno fatto una corsa. Ovvio che la loro condizione fosse approssimativa. Abbiamo faticato molto anche perché gli allenamenti sono stati subito duri».

La formazione è top secret, ma non è questione di pretattica: «Non ho ancora deciso chi giocherà. Lo farò dopo la rifinitura perché preferisco tenere tutti sulla corda per avere l'intero organico pronto. Come si vince? Non servono tanti attaccanti. Conta l'equilibrio. Dobbiamo pensare a non prenderle e a costruire qualche palla gol in più per le punte».

Filippini è un martello e vuole una difesa ermetica: «In questi giorni abbiamo provato diverse soluzioni perché volevo capire bene quale potesse essere il miglior assetto tattico da opporre al Cittadella. Al di là di questo, però sono convinto che dobbiamo iniziare dall'abbassare la media dei gol subiti che al momento sono due a partita. Tanti, troppi. Se vogliamo vincere le partire e dare un senso a questa ultima parte di campionato dobbiamo ripartire dalla fase difensiva».

Dieci partite in poco più di un mese. La salvezza lontana decine di chilometri. Eppure Filippini ci proverà: «Dobbiamo dare tutto. Per noi, questo, è un mondiale. Le prime quattro partite sono quelle di qualificazione. Dobbiamo accedere alla fase successiva, poi vedremo. Entreremo in condizione strada facendo per cui adesso saranno le motivazioni a fare la differenza. E le nostro motivazioni stanno nella maglia che vogliamo onorare con orgoglio e voglia. Uniamo i nostri cuori e aiutiamoci dal primo all'ultimo minuto: solo in questo modo possiamo ottenere i risultati che vogliamo». —



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