Italia
«Troppe teste a decidere, volevo dimettermi subito Poi la svolta con Breda»
Mauro Facci svela i retroscena di una stagione difficile: «Portai Roberto a Genova prima che firmasse Lucarelli. E Diamanti... Restare? Aspetto la chiamata»
Forse è l’uomo che si è preso più rischi di tutti. Alla fine ha vinto lui. Ha vinto Mauro Facci, direttore sportivo che si è giocato tutto puntando su Roberto Breda.
Salve Facci, sta ancora festeggiando?
«No no, sono al lavoro».
Ancora? Guardi che ci siamo già salvati...
«Lo so, lo so. Ma io sono ancora operativo e sono in giro per osservare un giocatore».
All’estero?
«Sì»
Dove?
«Non lo posso dire».
Sappiamo che lei non dice mai nulla ai giornalisti, ma visto che siamo tutti felici per la salvezza, facciamo un’eccezione...
«Va bene dai, sono in Olanda».
A riportare a casa Soumaoro?
«Ahah, no sono a vedere un ragazzo che può interessare al Livorno per il futuro».
Poi parleremo anche del futuro. Prima godiamoci il presente.
«Sono d’accordo. Abbiamo fatto tanta di quella fatica per raggiungere la salvezza, che adesso tutti ce la dobbiamo gustare: la proprietà, i dirigenti, lo staff tecnico, i giocatori, i tifosi. Tutti sono stati determinanti».
Lei si è reso conto di essersi preso una bella responsabilità...
«Quale?»
È sceso in campo al momento dell’esonero di Lucarelli, portando Breda, nonostante avesse buona parte della piazza a favore di Cristiano.
«Sì, ne ero ben consapevole. Ma non ho voluto fare il fenomeno e non ho niente contro Cristiano. Io ero sicuro che Breda sarebbe stato l’uomo giusto per salvare il Livorno».
Perché?
«Perché il suo curriculum parlava chiaro. Aveva già vissuto stagioni difficili come questa e ne era sempre uscito alla grande. Nessuno meglio di Breda poteva risolvere questa situazione».
Ci ha messo molto a convincerlo?
«Roberto aveva continuato a vedere tutte le partite perché comunque era rimasto incuriosito dal Livorno e...»
Alt. Aspetti. Cosa vuol dire “aveva continuato a vedere”? “Continuato” in che senso?
«Già in estate Breda poteva essere l’allenatore del Livorno. L’avevo portato a Genova da Spinelli».
Ci racconti.
«Il presidente mi disse che ancora non era stato trovato l’accordo con Lucarelli e era interessato ad ascoltare anche Breda. Lo portai a Genova, ci fu una chiacchierata amichevole e interessante, poi la proprietà decise di puntare su Cristiano e dunque Breda fu accantonato».
Fino a quando lei lo ha richiamato.
«Sì. Il presidente mi chiese il mio parere e io gli dissi che secondo me Breda era l’allenatore giusto per salvare il Livorno».
Ne va orgoglioso.
«Mi stupisco che ci sia questa sorpresa sull’operato di Breda. Io non ho mai dubitato che fosse un grande allenatore. Evidentemente non tutti la pensavano allo stesso modo. Comunque, come stavo dicendo prima, Breda aveva seguito tutte le partite del Livorno ed era convinto che il potenziale di squadra ci fosse. Per questo accettò».
Dica la verità. Ha mai pensato di dimettersi?
«Sì, a inizio stagione. C’era confusione, troppi direttori sportivi (tre, Facci, Signorelli e all’inizio pure Tito Corsi, ndr), troppe teste pensanti. Non mi piaceva questo modo di programmare. Il responsabile dell’area tecnica deve essere uno, sennò si fa confusione».
Alla fine è rimasto solo lei.
«Sì».
Dicono che lei non volesse Diamanti.
«È l’esatto contrario. Io già a dicembre dello scorso anno dissi a Pecini che c’era bisogno di un giocatore come Diamanti perché altrimenti c’era il rischio di non andare in serie B. Ci fu un incontro a Genova con Diamanti, ma saltò tutto».
Ma lui voleva venire.
«Lo so. Io non ho seguito direttamente la trattativa, ma diciamo che saltò più per ripicche personali».
Meno male è venuto quest’anno...
«Meno male».
Il mercato di gennaio non ci ha aiutato granché.
«È vero, ci aspettavamo qualcosa in più da chi è arrivato. Ma credo che in realtà la svolta in positivo l’abbiamo data proprio a gennaio, quando siamo riusciti a sfoltire ampiamente la rosa. Era la prima cosa che mi aveva chiesto Breda. Bisognava rendere l’ambiente più sereno e positivo. E ci siamo riusciti».
Lei ha portato Boben
«Sì, l’avevo visto, mi era piaciuto. È cresciuto tanto in questo finale di stagione».
La partita della svolta è stata il 2-2 di Foggia?
«Penso proprio di sì. In quei 90 minuti c’è racchiusa tutta la nostra stagione, con sogni e incubi. I due gol di Gori ce li ricorderemo a lungo perché quel pareggio si è rivelato decisivo sia per la classifica che per la testa dei nostri ragazzi».
Confermerebbe Breda?
«Subito».
Anche il suo contratto è in scadenza.
«Lo so. Continuo a lavorare e aspetto una chiamata da Genova per sentire le intenzioni della proprietà».
Resterebbe volentieri?
«Questa è una bella piazza. Ci metteremo a un tavolino e ne parleremo». —
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