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La svolta di Gori: il Galletto alza la cresta: «Perché non gioco? Me lo chiedo anch’io...»

alessandro bernini
La svolta di Gori: il Galletto alza la cresta: «Perché non gioco? Me lo chiedo anch’io...»

Livorno, la doppietta segnata a Foggia ha acceso i riflettori sul giovane attaccante che ora scalpita per una maglia da titolare 

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LIVORNO. Quando al 63’ Breda l’ha messo in campo, sulle tribune di Foggia si sono messi a ridere. «Ahaha... entra Gori...». Già, proprio quel Gori che a Foggia aveva messo insieme 9 presenze e una spicciolata di minuti da agosto a gennaio restando ai margini. E invece, “quel Gori”, li ha purgati. Ieri, inevitabile, l’argomento del giorno era la domanda: “perché Gori non gioca?”. In totale per lui 79’ da gennaio a oggi, eppure tre gol e un rigore conquistato. Poi vabbè, davanti ci fossero Aguero e Suarez...

Gori, che a volte in certe movenze ci ricorda un po’ Belotti, non è un giovane che le manda a dire. La personalità c’è, su questo state sicuri. Insomma, chiamatelo pure “Galletto”, un po’ perché è un piccolo Belotti e un po’ perché non si vergogna ad alzare la cresta. «Perché non gioco? Guarda, te lo dico sinceramente. Me lo sono chiesto anch’io. Penso di essere un giocatore positivo anche in allenamento, uno che non si tira mai indietro e non tiene certo il muso se non gioca. Però speravo di avere un po’ più spazio. Non è una polemica, ma è chiaro che un giovane lavora per giocare e non per stare in panchina».

Classe 1999, Gori viene notato durante un torneo con la Sestese, la squadra del suo paese, Sesto Fiorentino. Era il 2010 e il suo nome, durante il torneo under 12 “Europ Cup” finisce sul taccuino della Fiorentina. L’anno dopo è già in maglia viola con gli Esordienti.

È un tornado Gori. Ama il ping pong, il tennis, lo sci, insomma non è uno da divano e playstation. Un tornado che si è abbattuto sul Foggia. «Sono entrato nel momento peggiore ma la squadra ci credeva ancora. I miei gol? Beh, quando Diamanti mette in area delle palle del genere, per noi attaccanti diventa un piacere andare ad aggredire il pallone per buttarlo dentro».

Poi il “Galletto” svela un retroscena. «Lo volevo tirare io il rigore. A Perugia avevo segnato, mi sentivo carico dopo i due gol. Ma Giannetti mi ha detto che lo voleva tirare lui e mi è sembrato logico farmi da parte, anche perché ha più esperienza di me. È andata male però non ha senso stare adesso a parlare di quel rigore. Pensiamo piuttosto alla grande rimonta e al fatto che il Livorno è vivo».

Già che ci siamo, pensiamo allora al Palermo. E al fatto che adesso difficilmente Breda potrà non dare una maglia da titolare a questo ragazzo. «Non sono questi due gol che cambiano il mio atteggiamento. L’allenatore sa che ci sono. Penso che a volte ci si potrebbe affidare di più a giovani che magari lavorano determinati durante la settimana e hanno grande entusiasmo da gettare in campo». Tra l’altro, in questo senso, una piccola ammissione di colpa è arrivata anche da Breda. «Gori? Forse è vero, non l’ho tenuto abbastanza in considerazione».  Adesso scaldati “Galletto”. Perché siamo a galla anche grazie a te, ma adesso bisogna fare risultato sabato contro il Palermo. Magari proprio con i tuoi gol.

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