La dedica della Fitness Gym: una targa a Scardino e Freschi due pezzi di storia della boxe
«Stai su con le mani e rispetta tutti». È la frase che rispecchia il modo di intendere il pugilato (e la vita) di Piero Scardino e Piero Freschi, rispettivamente maestro della nobile arte e direttore sportivo, due uomini che hanno senza dubbio fatto la storia dei guantoni labronici.
È una frase scolpita nella targa in marmo affissa al primo piano della Accademia Livornese Fitness Gym, la struttura ospitata nel meglio conosciuto PalaCosmelli e che nei giorni scorsi ha visto rendere il giusto tributo a questi personaggi che alla boxe cittadina hanno dato tanto.
Una nuova realtà che nasce dalle proprie ceneri, una realtà dove non si svolge solo attività pugilistica ma si può fare di tutto e dove ci sono un sacco di giovani leve che possono rinnovare, assieme ad altre società, la grande tradizione di questo sport.
A aprire la cerimonia ufficiale, Alfredo Zangara, maestro dell’APL, che ha ricordato le doti soprattutto umane di Scardino e Freschi, «mai gelosi dei loro segreti e sempre disponibili a dare insegnamenti a chi, come me, era appena arrivato ed aveva voglia di fare».
Alcuni tra gli ospiti d’onore sono stati trattenuti da altri impegni all’ultimo istante, ma tanti bei nomi che hanno fatto la storia del ring non solo nazionale, sono intervenuti. Ed ecco così, che hanno fatto la loro comparsa personaggi di spessore per questo sport quali Romano Fanali, Remo Golfarini, Giuliano Lauri, Roberto Sammuri, Daniele Ferrari ed Elio Lucchesi.
Alessandro Scardino, un grande ex pure lui e figlio di Piero, ha così commentato. «Intitolare questa sala a mio padre e Freschi è stata una cosa grande. Sono commosso».
Anche Alessandro Freschi, erede, dice. «Ci sono tanti ricordi, l’APL è stata la vita di mio padre e resta l’insegnamento che queste persone hanno trasmesso: il rispetto per gli altri. Chiudo, ricordando un vecchio aneddoto che spiega il carattere del livornese di un tempo. Stavano andando ad un raduno della nazionale ed erano sul vagone di un treno. Questi baldi giovani, pieni di energia, facevano confusione. Ad un certo punto - conclude Freschi - si alzò un signore infastidito, minacciando di passare alle vie di fatto. Babbo gli si rivolse educatamente, dicendo: Stia calmo, perché è capitato in una fabbrica di cazzotti…». —
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