Il Tirreno

Livorno

I primi 20 anni di Aldo Spinelli «Io e Livorno: non finisce qui»

Sandro Lulli

Presidente dal primo marzo 1999: «A volte mi arrabbio ma poi... E con il Var noi non saremmo mai retrocessi»

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Sandro Lulli

Tutto inizia con una foto. Una bella foto in bianco e nero che ritrae uno Sciu Aldo radioso _ sciarpa amaranto al collo e calice in mano _ intento a brindare con il sindaco Gianfranco Lamberti, il console della Compagnia Portuali Italo Piccini, l’onorevole Marco Susini e l’assessore allo sport del Comune Vezio Benetti. Sono le ore 20 del 1° marzo del 1999, il tappo di champagne rotola sul pavimento della sede della Compagnia Portuali. E’ fatta, si chiude l’era del presidente Claudio Achilli (e Angelo Deodati), inizia quella di Aldo Spinelli.

Presidente, lo ricorda quel brindisi?

«Se ricordo? Ricordo bene, molto bene. Innanzitutto porto nel cuore sia Lamberti che Italo Piccini, due grandi persone. Poi mi brucia ancora la prima delusione: il Lumezzane segnò il pari al 94’, ci rimasi malissimo. Cominciai in salita nel giorno del mio debutto ardenzino…».

Pensò subito “ma chi me l’ha fatto fare?”

«No. Questo no. Tuttavia sborsai poco meno di 6 miliardi per una società sul fondo della serie C che non aveva neppure un giocatore di proprietà. Fu difficile la ricostruzione…».

Ma lei venne a Livorno per starci quanto?

«Guardi, le dico una cosa che non sa nessuno. Alcuni giorni prima erano saliti a Genova Roberto Piccini e l’allora comandante della Zim a chiedermi di dare una mano al Livorno perché la società era in crisi. Così accettai, ma la mia doveva essere una presidenza di transizione, due-tre anni al massimo con la speranza di riportare la squadra in serie B».

Il Livorno in serie B lo riportò, ma restò anche lei, per fortuna.

«Aver riportato gli amaranto tra i cadetti dopo trent’anni d’assenza mi fece venire voglia di tentare l’impossibile, ma se avessi detto subito che puntavo alla serie A mi avrebbero portato in manicomio. Inoltre mi ero affezionato all’ambiente, il pubblico ci seguiva, mi trasmetteva affetto, avevo riscoperto una passione per il calcio mai sopita che avevo vissuto per 12 anni e mezzo alla presidenza del Genoa».

E così dopo la B nel 2001-2002, arrivò la serie A nel 2003-2004.

«Compimmo un capolavoro. Facevamo paura a tutti, eravamo una rivelazione».

Oltre a Protti e Lucarelli quali sono stati, per lei, i giocatori fondamentali per quel ciclo fenomenale?

«Secondo me, aldilà dei calciatori, sono stati fondamentali quattro allenatori: Jaconi, Mazzarri, Donadoni e Nicola. Loro hanno dato mentalità, schemi, fatto crescere il gruppo e dato serenità».

Presidente, ma ricorda quando fu la prima volta che disse “me ne vado”?

«Mi sono incavolato così tante volte…mi aiuti lei».

Ascoli, campionato di serie B, 2003-04. Perdemmo al 93’ (2-1) testa di Bruno. Il portiere Amelia venne chiamato alla rimessa, ma onesto, disse all’arbitro Paparesta di Bari, che era angolo. Batterono e addio pareggio. Poi la incontrai nei corridoi del Del Duca e si sfogò…

«Vero, ora ricordo. Come potrei non farlo. Ero al quarto anno di presidenza. Mi sentii stanco…».

Ora lei, 79 anni, è l’highlander dei presidenti. Ha lasciato il calcio anche Zamparini, e molto male…

«Mi dispiace per Zamparini, il Palermo è nei guai, poveretto…»

Degli storici sono rimasti Berlusconi e Galliani

Sorride. «Vero. Col Monza vogliono fare ciò che ho fatto io col Livorno. Per ora sono in serie C…».

Com’è cambiato il calcio in questi vent’anni?

«Se stai in A te la passi bene perché minimo 30 milioni te li danno, in serie B invece si soffre con 4,5 a stagione mentre invece ne servirebbero almeno 9-10. In C poi è un dramma: mi sto impegnando proprio affinché la Federazione, con il presidente Gabriele Gravina in testa, venga incontro ai Cadetti e alla serie C, e che ci sia un “paracadute” consistente soprattutto per chi retrocede dalla B».

Nel 2015 Standard&Poor’s, la stimata agenzia di rating sulla scena finanziaria internazionale, per i bilanci virtuosi mise il Livorno al primo posto in Italia, davanti alla Juve, al 12° posto a livello europeo.

«Fu il riconoscimento al nostro modo di dirigere e operare sui bilanci. Perché noi ogni tre mesi ripianiamo i debiti».

Senta, lei cosa pensa del Var?

«Tutto il bene possibile, se ben letto, non come a Firenze. E andrebbe esteso anche alla B. Il Livorno con il Var non avrebbe mai subito retrocessioni. Mi viene in mente l’arbitraggio scandaloso di Luigi Nasca: retrocedemmo immeritatamente dalla B, e mi costò dieci milioni».

Vent’anni. Una immagine felice, una vittoria…

«Ora ho nel cuore la vittoria di domenica scorsa contro il Venezia. Era tempo che non provavo una emozione così forte. L’ho condivisa con il vice presidente Silvano Siri, una figura importante in questi 20 anni, a cui devo tantissimo. Così come devo tantissimo a mio figlio Roberto che segue il Livorno con estrema cura, senza di lui proprio non ce la farei».

Nell’intervallo della partita col Venezia s’è incontrato con Roberto Piccini.

«Siamo legati da affetto e stima, l’ho fatto chiamare».

Come procede l’eventuale aiuto da parte degli imprenditori livornesi?

«Adesso vorrebbero il 20%, e ne sarei felice. Noi abbiamo già ripianato recentemente con 1,5 e mi dispiace che Mirco Peiani non abbia potuto partecipare perdendo il proprio 20%. Adesso faremo un aumento di capitale di 2,5. Quindi se sono interessati al 20% le porte sono apertissime, sarebbe bello andare avanti assieme».

Ieri a Genova ha incontrato Enrico Fernandez Affricano, presidente del Magnozzi, e una delegazione di livornesi.

«È stato un piacere. I loro doni per i miei vent’anni di presidenza mi hanno commosso».

Con Fernandez ha fatto il punto sul nuovo gruppo che si è proposto di affiancarla.

«Esatto. Sentire la vicinanza degli imprenditori mi riempie il cuore e mi dà nuovi stimoli”.

Peccato la caduta a La Spezia

«Archiviata. Ho detto al tecnico di fare tesoro delle indicazioni avute. Penso già al Benevento».

In effetti la squadra è viva, vivace, combattiva.

«In questo momento ci vorrebbe qualche rete da Giannetti e Murillo e non avremmo più problemi».

Che pensa di Roberto Breda?

«Con lui saremmo tra le prime 4-5 squadre di classifica, risultati alla mano. Deve migliorare nei cambi. Tuttavia vorrei andare avanti con Breda, che ha dato equilibrio, serenità e trovato punti, e anche con il ds Mauro Facc»”.

Avanti verso…

«Se ci salviamo, ne riparliamo…».

Ha in animo di programmare la scalata?

«Beh, lo sa che a me piacciono le sfide».

Lo ammetta, vuole tornare in A prima del Monza di Berlusconi-Galliani…

Un’altra risata. «Via, mi faccia lavorare che dobbiamo scaricare tante navi. Noi non abbiamo mica i pozzi petroliferi…». —





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