Il Livorno è vivo, il gioco c’è Ora serve una svolta in attacco
livorno. C'è sempre un certo imbarazzo e di difficoltà nel commentare partite come quella di domenica con il Pescara. Certo: ci teniamo la prestazione anche se il risultato, proprio in rapporto a quanto visto in campo, mortifica il Livorno. Ed è proprio questo il cruccio. Se non si vince a dopo un partitone come quello, quando potremo arraffare i tre punti?
Il calcio non è scienza esatta, per cui agli amaranto potrà anche capitare anche di vincere senza merito, magari rubando qualcosa. La sensazione, però è un'altra: questa squadra dovrà sudarsi tutti i punti, non avrà mai regali, mai un colpo di fortuna. Con il Pescara non sono bastati oltre venti tiri in porta, tre legni e almeno un paio di interventi prodigiosi dell'ex Fiorillo. L'importante è che il gruppo non si faccia prendere dallo scoramento per il mancato successo. Anzi. Per i mancati successi perché quella di domenica è stata la fotocopia della partite con le altre big del campionato: Cittadella, Palermo, e Verona.
Roba che con un pizzico di cinismo in più avrebbe portato in dote almeno il doppio dei quattro punti conquistati. Le valutazioni di superficie però devono lasciare il posto a una visione più profonda della situazione. Nella quattro partite citate è arrivato un solo gol nonostante una mole di gioco impressionate e numerosissime occasioni da rete. Segno evidente che oltre a quel cinismo richiesto, manca anche un vero finalizzatore. Un terminale offensivo che spacchi la partita, che butti dentro anche la prima e unica palla gol che gli capita a tiro. Ci sono due immagini di domenica che ci fanno mangiare le mani. E non sono i pali, ma il gol che si è divorato Giannetti da tre metri e l'altruismo di Murilo che ha preferito toccare a Diamanti anziché scaraventare il pallone, Fiorillo, il Pescara e mezzo Abruzzo nella porta lato curva sud. Ecco perché domenica il Livorno ha perso altri due punti. —
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