Dal calcio all'informatica, la dinasty Signorini continua a vincere anche nella scienza
Alessio, figlio del mito di Genoa e Pisa piegato dalla Sla ha aperto in California un’azienda di big data per la salute
PISA. In tasca un diploma da geometra preso all’istituto Santoni di Pisa. Di fronte un futuro nel mondo del calcio. La passione di famiglia. Ma quelle serie di codici imparati giocando su un pc che funzionava con il Dos e il linguaggio Basic – trent’anni fa, ma era la Preistoria – nel retrobottega di un negozio di mobili a Genova lo avevano già sedotto. L’informatica per passione, il calcio per divertimento e tradizione. Poi è arrivata la malattia di papà, la vita che si spegne un po’ giorno dopo giorno e, nonostante questo, la decisione di parlarne al pubblico per mettere in guardia anche gli altri.
Alessio Signorini, figlio di Gianluca, l’indimenticabile capitano di Genoa e Pisa scomparso nel novembre del 2002, ha venti anni quando vede l’Italia intera in lacrime per la morte del padre malato di Sla. E la decisione grazie alla quale ha dato vita a Evidation Health, azienda americana con sede in California in grado di gestire ed elaborare milioni di dati allo scopo di migliorare le condizioni di salute delle persone, nasce proprio da qui.
«Ho lavorato a tante compagnie diverse ma contemporaneamente non ha mai smesso di occuparmi di ricerca medica» racconta Alessio. La motivazione? «Mio padre si era ammalato di una malattia di cui nessuno sapeva niente: come era possibile? Ci doveva essere un modo per saperne di più».
Così oggi Alessio Signorini è una sorta di informatico in camice bianco. Non un medico, ma un esperto di big data, un innovatore e uno scienziato che ha messo le proprie competenze a servizio della salute.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.17600563:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17600563:1652403534/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Evidation Health nasce nel 2012, dieci anni dopo la scomparsa di Gianluca Signorini. Dieci anni vissuti tutti d’un fiato. C’è l’università, luogo di incontri determinati per le scelte formative di Alessio, a cominciare da quello con il compagno di studi Antonio Gulli, padre del primo motore di ricerca “Arianna” e oggi director e site lead di Google a Varsavia. E ancora con Bruno Codenotti, direttore del Cnr, che fa scoprire ad Alessio l’America e l’università digitale. E così il giovane lascia l’Italia e il calcio per dedicarsi all’informatica accantonando un sogno di una carriera con le scarpette ai piedi che avrebbe fatto invidia a tanti altri ragazzi: «Ho avuto fortuna di avere accanto mio padre che è stato un calciatore grande e vero. Io però avevo un’altra passione». Il computer, scoperto da piccolissimo. «Negli anni in cui mio padre giocava a Genova abitavamo in una casa su due piani e al piano di sotto abitava un signore proprietario di un negozio di mobili da montare. Andavo spesso da lui, aveva comprato un computer per tenere la contabilità e in cambio del mio aiuto me lo faceva usare. Ci giocavo a Gorilla e avevo scoperto che modificando i codici del gioco potevo cambiare le cose, farle diventare grandi o piccole, modificare i colori».
Da qui all’elaborazione di milioni e milioni di dati il salto è enorme ma evidentemente non impossibile. Prima c’è l’esperienza professionale con Ask.com, insieme a Gulli che è anche compagno di un altra ricerca all’epoca sensazionale: insieme riescono a “contare” - siamo nel 2004-2005 - le pagine internet esistenti in quel momento al mondo. «La cosa destò parecchio scalpore, fummo anche premiati per questo» racconta Signorini. Le capacità non mancano. Dopo Ask arriva l’offerta di lavoro di OneRiot dove Signorini collabora allo sviluppo dello speciale motore di ricerca “pensato” per le condivisioni sui social. Fino al 2010 quando Signorini intraprende un’altra avventura e fa un altro incontro importante per realizzare il progetto che da sempre ha in testa: rendere “utili” per la qualità della vita delle persone i big data. Il giovane informatico viene selezionato con un suo progetto in ambito pubblicitario per partecipare a un reality dedicato alla tecnologia e all’innovazione e incontra Christine Lemke, che sarà una delle co-fondatrici con Alessio di Evidation Health. «Per un anno ci siamo confrontati sulle idee, volevamo entrambi occuparci di sanità» spiega Alessio. Nel 2012 nasce la compagnia. Dentro c’è anche un altro italiano Luca Foschini “incrociato” dal giovanissimo Alessio quando era studente alle “Olimpiadi di informatica”. Il gruppo di lavoro oggi conta un centinaio di persone che raccolgono, incrociano, analizzano dati raccolti dai più diversi dispositivi: anelli, braccialetti, orologi. Il “cosa fanno” e il “come si sentono” le persone che li indossano vengono registrati e trasformati in informazioni utili per capire l’efficacia di una cura o la predisposizione a una determinata malattia. I big data che ci aiutano a stare meglio. L’informatico in camice bianco. E papà Gianluca, ovunque sia ora, sorride soddisfatto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
