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Diamanti vede rosa e gioca con il passato

Fabrizio Pucci
Diamanti vede rosa e gioca con il passato

L’attaccante con la maglia del Palermo ha giocato un anno finito con la retrocessione in B. «Ma sono stato benissimo» 

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Sarà Alessandro Diamanti a guidare l’assalto del Livorno al Palermo. Sarà AD 23 a illustrare agli amaranto la strada per sovvertire il pronostico che alla vigilia pare segnato, visto che al “Barbera” saranno di fronte l’ultima della classe e la prima, che oltre al talento e all’organico da categoria superiore può mettere sul piatto anche il fattore campo. Eppure il Livorno non ha nessuna intenzione di recitare il ruolo di vittima predestinata. Non deve farlo perché la classifica richiede continuità dopo il successo con il Foggia; non può farlo perché quando in campo c’è uno come Diamanti, un talento anche nel motivare i compagni, è impossibile abbassare la soglia di attenzione.

TRIPLICE VESTe

Dopo la trasferta di Brescia ecco un’altra partita in cui Diamanti si presenta non solo da pericolo pubblico numero uno per gli avversari e da bandiera del Livorno, ma anche da ex. Lui a Palermo ci ha giocato e lì ha vissuto una delle stagioni più complicate. Tutto è abbastanza recente perché risale alla stagione 2016/17, l’ultima dei rosanero in serie A. Zamparini lo ingaggia a fine agosto 2016 e gli consegna le chiavi di una squadra che però è molto debole oltre che vittima delle lune del suo patron. Alino mette insieme 31 presenze, segna un gol da ex su punizione alla Fiorentina. Non si tira mai indietro perché non è nel suo stile e dal suo vocabolario hanno strappato la pagina con la parola “resa” quando era un bimbo. Con il suo sconfinato talento dà una mano, fa quello che può, poi però sebbene a testa altissima retrocede in B. Fin qui le vicende tecniche. Dietro però c’è anche un’altra storia. È quella di un popolo, quello palermitano, che lo ama. Lui risiede nella bellissima Mondello. La moglie Silvia, i suoi tre bambini, stanno da dio in Sicilia. E il calore delle persone aumenta quella piacevole sensazione di casa. Lui, qualche settimana fa in una videochat con i tifosi amaranto ha ricevuto saluti e complimenti anche da Palermo: «Sono stato benissimo in quella città» disse in quell’occasione.

ADDIO SICILIA

L’estate del 2017 per Alino è complicata. Finisce ai margini del Palermo, perché Zamparini è così. Se le cose non vanno bene, quasi quasi se la prende con il giocatore più rappresentativo. Agosto è il mese della grande illusione di tornare a Livorno. La società lo corteggia, lui accetta il flirt e non gliene frega nulla se gli amaranto sono in serie C perché per questa maglia conta tutto tranne i soldi. Zamparini però lo libera solo a poche ore dalla fine del mercato quando il Livorno, temendo di rimanere senza il trequartista richiesto da Sottil, ha già ingaggiato Maiorino. A gennaio altra chance, ma il dg dell’epoca pone il veto sul suo ritorno. Il matrimonio viene celebrato solo a luglio dopo, qualche mese passato al Perugia.

L’INTRECCIO

Domani Alino torna a Palermo. Lo fa per guidare il suo Livorno all’impresa impossibile. Lo fa da leader e da allenatore in campo. Domenica ha battezzato il baby Canessa: «Fai tutto quello che ti dico io», gli ha consigliato prima di scendere in campo con quel fare deciso che usa quando respira il clima partita. E magari in settimana si sarà confrontato con Breda. In modo costruttivo come sempre. Senza fare il fenomeno anche se fenomeno vero è. Senza dire: «Mister ci penso io». Eppure siamo convinti che qualche dritta sul Palermo al suo mister gliel’abbia data. —

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