«È una squadra di livornesi vi faremo innamorare di noi»
Igor Protti regala fiducia e entusiasmo. «Pronti a raggiungere la salvezza. Lucarelli è super, attacco da 50 gol. E Diamanti...»
ALESSANDRO BERNINI
Silenzio, parla Igor. Lo fa poche volte, ma ascoltarlo è sempre un piacere.
Igor Protti, sembra quasi di iniziare adesso.
«Hai ragione. È stata una partenza strana per mille motivi. Prima un’estate con tante incognite, poi il turno di riposo, poi la sosta... Abbiamo fatto una partita a Pescara ma quasi sembra di non averla neanche giocata».
Purtroppo invece l’abbiamo giocata e persa.
«Il “purtroppo” ha senso se lo leghiamo al risultato. Dispiace a tutti perdere, figurati a me. Ma se vado oltre al 2-1, ho motivi per essere soddisfatto».
Quali?
«La partita l’hai vista. Se vincevamo 1-0 dopo aver fatto le barricate, tornavo a casa preoccupato. Invece ce la siamo giocata, alla pari se non a tratti anche con superiorità. Dopo questa partita sono molto più ottimista e ho la consapevolezza che il Livorno è competitivo».
Sinceramente: avresti preferito una serie B a 22 o a 19?
«Detta così, è chiaro che se ci fossero state altre tre squadre della nostra fascia, beh, poteva essere meglio. Ma non mi piace ragionare su ipotesi fuori dalla realtà. Siamo 19, su questo numero dobbiamo fare il nostro campionato».
Ci saranno 6-7 squadre, tra cui noi, in lotta per conservare la serie B. Sei d’accordo?
«In linea di massima sì. I numeri però a volte lasciano il tempo che trovano. In serie A non si scappa: alla lunga i valori sono rispettati. In B invece ci sono sempre delle sorprese, sia dietro che davanti».
Qualche nome?
«Ti dico quelle che secondo me lotteranno per la serie A: Crotone, Verona, Palermo e Cremonese».
Parliamo di Cristiano Lucarelli.
«Io e Cristiano ormai ci conosciamo sotto tutti i profili. Avevo già lavorato con lui ai tempi del Tuttocuoio. Cristiano ha avuto un grande merito».
Che sarebbe?
«Da calciatore è diventato grande grazie alla sua esuberanza. Adesso da allenatore ha capito che deve essere più riflessivo perché questo aiuta a gestire meglio le varie situazioni. È cresciuto. Tanto».
Ti ritrovi in questo 3-5-2?
«Il 3-5-2 affettivamente mi piace perché ci ha dato grandi soddisfazioni ma Cristiano è bravo perché ha già fatto capire che possiamo cambiare in corso. Come successo a Pescara. È un segnale importante per alcuni giocatori».
In che senso?
«Durante la partita può esserci un giocatore in difficoltà a livello tattico, ma sa che Lucarelli vede ed è pronto a cambiare modulo».
Da attaccante ad attaccante: che ne pensi di Kozak?
«È partito alla grande, poi forse è un po’ calato sotto il profilo dei gol ma vi garantisco che è una punta che lavora tantissimo per la squadra. Corre, pressa, difende. Anzi, dovrà imparare a correre magari un po’ meno, o meglio, per avere lucidità e freschezza sottoporta».
Pensi che l’attacco sia adeguato alla B?
«Assolutamente. Dico di più. Questo è un attacco che ci può portare in dote 50 gol».
Addirittura.
«Sì, ne sono convinto. Giannetti può andare tranquillamente in doppia cifra, Murilo è al primo anno di B ma ha freschezza e qualità, Raicevic qui può rilanciarsi alla grande perché l’ho visto ed è un bel giocatore, L’importante è che dentro i loro occhi ci sia la rabbia e la voglia di andare a cercare il pallone giusto dietro ogni filo d’erba. Se lo fanno, davanti siamo a posto».
Dainelli e Diamanti sembrano entrati alla grande nel gruppo.
«Confermo al 100%. Dainelli ha 20 anni di serie A e caratterialmente ti dà leadership in modo naturale. E poi in campo ti giri, vedi Dainelli e ti senti più sicuro».
E Diamanti?
«Mi ha impressionato: è arrivato con un entusiasmo straordinario, ha lavorato in ritiro come un matto, si è fermato per l’infortunio ma non ha mollato un centimetro per rientrare prima possibile. E poi quando tocca palla, anche in allenamento, capisci che ha qualità fuori dalla norma».
Non è che l’età media della squadra è un po’ troppo alta?
«Non la vedo così. La rosa è ampia, siamo più di 30 e ci sono giovani che possono far bene. Tutti sanno già che Lucarelli vuole giocatori al massimo, per cui vedrete che ci sarà spazio anche per i giovani».
Questa sembra una squadra che nasce nel segno della “livornesità”. Ciò che Igor Protti ha cercato di costruire sino a oggi.
«Due anni fa, quando sono arrivato, era tutto distrutto: dallo spogliatoio al clima in città. C’era solo depressione. In due anni penso di aver fatto un lavoro molto importante, non da solo naturalmente. E ora abbiamo una base solida, gente che ci tiene a questa maglia. E un allenatore che la ama».
Con la famiglia Spinelli come va?
«Se oggi siamo in B e siamo usciti dalle sabbie mobili della C, è perché il presidente e suo figlio hanno messo a disposizione un budget importante. Dimostrando di voler tornare in B. Questi sono dati di fatto».
Quattromila abbonati.
«Va bene così. Non fate paragoni con 15 anni fa, allora c’era altra fame di calcio. Io ringrazio col cuore i 3000 che c’erano alla prima di serie C contro il Racing Roma, sono i 3000 che il Livorno non l’hanno mai abbandonato. Li abbraccio tutti, uno per uno. Oggi partiamo da una base di 4000 e con la voglia di far affezionare altri tifosi a noi. Vogliamo essere una squadra livornese per i livornesi». —
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