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LA SITUAZIONE 

Piccoli, vecchi, scomodi L’età media è di 62 anni e i progetti non decollano

A.G.
Piccoli, vecchi, scomodi L’età media è di 62 anni e i progetti non decollano

A Roma, Firenze e Bologna sono già state individuate le aree, ma mancano i soldi e ci sono stati problemi anche a livello giudiziario

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Uno dei tanti problemi del calcio italiano è rappresentato dalla situazione degli stadi, spesso fatiscenti; pensate che l'età media degli impianti italiani è addirittura di 62 anni. Ciò comporta che sono assolutamente inadeguati al calcio di oggi, più uno spettacolo che uno sport. Sono vecchi, scomodi, dalla visibilità ridotta e dalla difficile raggiungibilità. E purtroppo il cambiamento stenta a decollare; ad oggi, nonostante i tanti ragionamenti fatti sulla opportunità da parte delle squadre di calcio di dotarsi di uno stadio di proprietà, sono soltanto tre le squadre che lo hanno costruito ex novo, o ristrutturato: la Juventus, l'Udinese e, buon ultimo, il Frosinone. Ben poco rispetto a quanto sta avvenendo negli altri paesi, e non solo quelli più blasonati. Qualcosa però sta iniziando a cambiare, lo dimostra la Roma, aldilà delle inchieste giudiziarie che hanno stoppato l'iter per il nuovo impianto giallorosso, ma anche le due milanesi ed il Napoli che non nascondono l'ambizione di dotarsi di una “casa” di proprietà.

Progetti

Non mancano gli esempi in questo senso; della Roma abbiamo detto, ma un progetto esiste anche Bologna, dove la ristrutturazione del Dall'Ara è stata progettata dallo stesso architetto, Gino Zavanella, che ha disegnato lo Juventus Stadium; prevede la riduzione della capienza da 36.000 a 24.000 posti e la copertura totale delle gradinate. Il tutto per un costo complessivo di 70 milioni di euro. Il progetto è ancora in stand by perchè il Bologna non ha ancora trovato le necessarie coperture finanziarie. Anche l'Atalanta ha presentato un proprio progetto di ristrutturazione del vetusto – ha 90 anni esatti – “Atleti Azzurri d'Italia”. Capienza 24.000 posti e completo rifacimento delle due curve e dalle zone circostanti. Progetti ne esistono anche a Firenze, dove però ci sono poche certezze, Cagliari, più avanti, Pescara, Empoli e, buon ultimo, Venezia dove si è scelta un'area sulla terraferma, vicina all'aeroporto Marco Polo, dove dovrebbe sorgere anche il nuovo palasport. Qualcosa si smuove a Perugia, circa la possibilità di ristrutturare il “Renato Curi”, altre operazioni di maquillage a Cremona e Ascoli.

IMPIANTI FIRMATI

Ci sono poi i proventi derivanti dal “Naming rights”, la nuova frontiera delle sponsorizzazioni sportive. Fino a pochi anni fa si esaurivano in un messaggio pubblicitario sul tetto dell'impianto o in logo all'interno di esso, adesso gli sponsor fanno inserire nei contratti il diritto, rigorosamente esclusivo, di interagire con il pubblico presente all'evento. In Italia ci sono soltanto tre stadi “firmati”, ma tutte da grandi aziende internazionali: Allianz (Juventus), Dacia (Udinese) e Mapei (Sassuolo). —A.G.

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