Il Tirreno

Livorno

un’altra big eliminata 

Akinfeev come Yashin e la Spagna va a casa

Alessandro Bernini
Akinfeev come Yashin e la Spagna va a casa

Clamorosa qualificazione della Russia ai calci di rigore Decisive le parate su Koke e Iago Aspas, male De Gea

3 MINUTI DI LETTURA







“Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti”. Caparezza fa da colonna sonora a un pazzo Mondiale. “Goodbye malinconia”, perché davvero non si corre il rischio di annoiarsi; ma se preferite anche “goodbye Spagna”, che torna a casa a testa bassa seguendo le orme di Germania e Argentina.

Ah, permetteteci una premessa, poi parleremo della partita. Questa è la Spagna che ci è arrivata davanti nel girone, questa è la Spagna che ci ha preso a pallonate a settembre (3-0) nelle qualificazioni, questa è la Spagna che secondo Ventura era scontato che arrivasse prima nel nostro girone.

Ecco, l’avete visto quanto vale la Spagna. E soprattutto avete visto come bisogna giocarci contro. Altro che 4-2-4 folle e autolesionista, modulo sciagurato scelto da Ventura per giocarci la partita decisiva. La Russia si è piantata con un bel 5-3-2 (ma anche 5-4-1), ha chiuso i varchi, ha costretto gli spagnoli a fare ottomila passaggi in orizzontale e ha portato a casa il risultato. Chiusa parentesi.

Torniamo alla partita. Terribilmente piatta la Spagna, con Diego Costa là davanti mai assistito, con Isco, Asensio e David Silva mai capaci di accendere la lampadina. Eppure al primo tiro in porta la Spagna passa, grazie allo sfortunato autogol di Ignashevich (la palla gli carambola sulla caviglia mentre sta rovinando a terra). La Russia fatica a reagire ma la squadra di Hierro non dà una vera dimostrazione di forza, giochicchia senza dare l’impressione di voler far male. Atteggiamento molto rischioso.

E infatti prima della fine del primo tempo arriva il pareggio: Dzyba incorna in area e colpisce il braccio di Piqué, alto sulla testa. Rigore netto. Che sempre Dzyuba trasforma, con sangue freddo.

Il secondo tempo si apre con un cambio di passo, la Spagna preme sempre di più e la Russia cerca di resistere, non prendere gol, e puntare sul contropiede. Hierro e il ct russo Cherchesov tentano allora di sbloccare lo stallo con le sostituzioni: entrano Cheryshev e Smolov per i padroni di casa, Iniesta e Carvajal per la Spagna. Iniesta rinfresca il centrocampo spagnolo e il secondo tempo si chiude con una grande parata di Akinfeev proprio su una botta da fuori area dell'ex blaugrana.

Poi i supplementari, nei quali la Spagna per 30 minuti tiene chiusa costantemente la Russia nella propria metà campo. Il guaio (per Hierro) è che tanto possesso palla non si trasforma in occasioni da rete, con il solito tiki taka ormai esausto e non più presentabile.

Si arriva ai rigori. Il duo Koke-Aspas fa cilecca esaltando Akinfeev che per una notte si trasforma in Yashin, mentre dall’altra parte De Gea non riesce a parare un paio di rigori calciati in modo imbarazzante dai russi.

Finisce con le lacrime degli spagnoli e la gioia di 70mila russi tra i quali spiccava l’assenza di Putin. Squadra mediocre questa Russia, ma la loro forza è stata esserne consapevoli e aver giocato di conseguenza. Essere realisti paga. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web