Il presidio
Diritti tv e pene «Così si uccide il dio pallone»
Lo stallo sull’affidamento e il futuro La soluzione? Un canale diretto e dedicato
«L’attuale situazione di stallo nella vendita dei diritti TV è dovuta anche alla mancanza, al vertice della Lega, di un management adeguato», ne è convinto il giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo, forse il maggior esperto di economia applicata allo sport. Con lui analizziamo la controversa situazione della commercializzazione dei diritti TV.
Quanto nuoce una situazione di questo genere all’intero movimento?
«Quando si parla di diritti TV si pensa solo alla Serie A, in realtà quei soldi servono a tutti i livelli del nostro calcio, come previsto dalla Legge Melandri. Infatti il 10 % dei proventi è destinata alla mutualità, anche se va detto che dal 2017 questa somma passa dalla FIGC che la distribuisce per finanziare i progetti che vanno a sostenere infrastrutture e vivai, e non più per la gestione ordinaria. Un cambiamento normativo che ha determinato molti dei problemi finanziari scoppiati in Serie C durante questa stagione».
Come mai Mediapro ha fatto un’offerta – un milione e 50 milioni – così elevata?
«Secondo gli spagnoli i nostri diritti valgono ancora di più, almeno un miliardo e mezzo, il tutto tramite la distribuzione diretta con la creazione di un canale tematico e senza intermediari. Ciò comporterebbe dei risparmi, penso ai 50 milioni annui di Infront, ed una maggiora valorizzazione del prodotto. Anche l’aggiudicazione per 1183 milioni dei diritti di Ligue 1 testimonia quanto Mediapro creda in uno schema del genere».
Mediapro ha accusato la Lega di aver flirtato con Sky anche dopo l’assegnazione dei diritti.
«Il problema nasce un anno fa, quando i broadcaster hanno offerto meno di quanto la Lega si aspettasse, con offerte per meno di 850 milioni. Questo ha portato gli spagnoli ad aggiudicarsi i diritti per un milione e 50 milioni di euro, nella convinzione di poter forzare la mano ed arrivare ad un canale della Lega. Colpo di scena che ha provocato la resistenza di Sky e di un sistema calcistico che poco ha creduto al loro piano industriale. Da qui l’avvio di una battaglia legale che ha di fatto bloccato la vendita dei diritti, anche se ormai la situazione sembra in dirittura d’arrivo».
Secondo lei come finisce?
«La situazione è fluida e costantemente in divenire, in primis bisogna capire che tipo di scelte vorrà fare la Lega. Nel lungo periodo avere un solo interlocutore non è certo positivo per il calcio italiano, soprattutto in prospettiva futura. Poi c’è da considerare i passi che farà Mediapro in ambito giudiziario. In questo momento l’idea prevalente delle società è di affidarsi nuovamente a Sky anche a costo di ricevere meno soldi del previsto, senza assumersi quel rischio di impresa che costituirebbe la creazione di un canale in proprio».
In prospettiva futura quale sarebbe la soluzione migliore?
«Credo che il canale diretto sia la soluzione del futuro, è assolutamente necessario far passi in questo senso. Chiaramente occorrono delle figure professionalmente capaci ed una tecnologia adeguata; potrebbe essere un percorso da completare nel triennio 2021-2024. Il problema è che ciò comporterà uno stallo negli introiti mentre negli altri campionati aumentano con percentuali in doppia cifra».
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