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E in Borgo ecco la cena a sorpresa per Borghese
Gli amici, una targa, le lacrime. E Martino si confida: «Se Spinelli mi chiama, resto fino alla morte»
LIVORNO. «Martino, uno di noi. Gli amici di Borgo”. E’ questo, il testo scritto sulla targa consegnata martedì alla cena a sorpresa, in onore a Borghese, organizzata da un gruppo di tifosi. Un testo semplice ma che racconta tutto del rapporto che si è instaurato fra il giocatore e il cuore pulsante della tifoseria.
Cena a sorpresa si è detto. Si, perché il difensore centrale, dopo le fatiche del match con il Lecce, era partito da Livorno domenica mattina, per recarsi alla sua residenza ufficiale di Lugano per sbrigare delle pratiche. Facendo di nuovo ingresso in città l’altro ieri sera verso le 19,30, in compagnia della moglie Carlotta e del figlioletto Alessandro Leone. All’arrivo, ad attenderlo e mentre la consorte saliva al terzo piano insieme al bimbo per un cambio veloce, c’era Gabriele. Un super tifoso e gestore del bar “Caffè del Borgo” con il quale c’era in programma da tempo una serata con le rispettive famiglie.
«Martino, almeno un aperitivo, andiamo a farcelo, visto che stasera ti trovi a cena con Luca (Mazzoni ndc) e poi torni in Svizzera fino ai primi di giugno”. Borghese non si è negato. Ha riferito alla moglie che sarebbe arrivato più tardi e si è incamminato verso il Bar Sirena che fa angolo con Corso Mazzini. Mezzora di tempo perduto ad arte, incontrando tanti altri volti noti, dando nel frattempo modo a tutti gli altri di arrivare con tutto comodo alla Vecchia Ciurma, il ristorante di proprietà del portierone amaranto e del suo capitano, Andrea Luci. Tutti sapevano, compreso Carlotta. Meno che il “gigante buono”. Ignaro di ciò che sarebbe accaduto poco più tardi. Alle 20,05, l’ingresso nel locale del numero cinque che pensava di ritrovare i suoi familiari insieme a Mazzoni con la moglie Irene e il piccolo Brando. Ed invece, no. Una tavolata di persone, comunque i più intimi, che lo hanno voluto festeggiare Venticinque persone, in rappresentanza di molte altre.
Borghese è rimasto basito. Occhi lucidi e senza parole, mentre Mazzoni e Luci, in piedi a battergli le mani, lo prendevano in giro. “Siete meravigliosi, sono orgoglioso di essere un giocatore del Livorno e se dipende da me, vi garantisco che qui ci chiudo la carriera”.
Tutto a base di pesce, innaffiato da buon vino bianco. «Se Spinelli mi fa un fischio, io rispondo presente. Come un soldato votato fino alla morte per la causa amaranto».
Flavio Lombardi
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