Il presidio
Il gran menù di Protti jr
«Squadra al mio ristorante prima del Pisa, poi sono tornati...»
LIVORNO. Il tempo passa. I calciatori diventano dirigenti senza perdere il bel vizio di trionfare. I figli crescono e diventano imprenditori e...amuleti. Questa è una storia in salsa amaranto che merita di essere raccontata. Il calciatore in questione è Igor Protti. Anzi. Il Calciatore con la C maiuscola, l'icona amaranto. Il figlio è Nicholas Flavio, 25 anni da compiere ad agosto, un diploma di ragioniere in tasca, ma gestore del ristorante “Il Borghetto” all'interno del Resort San Martino a Riparbella.
Protti Junior di gol non ne fa, eppure se il Livorno è andato in serie B una parte del merito è anche sua. E lui, tifosissimo amaranto è felice: «Certo. Babbo mi ha trasmetto la malattia del Livorno – dice sorridendo – e spesso sono andato in trasferta, magari senza dare nell'occhio».
Anche perché con quel cognome...
«Esatto. Sono orgoglioso di quello che ha fatto mio padre, però – come mi ha insegnato lui – non ho mai voluto e mai vorrò trattamenti di favore per il fatto che mi chiamo Protti».
Che differenza c'è tra Igor calciatore e dirigente?
«Nessuna. Vive il suo ruolo con la stessa passione viscerale. Se vinciamo è felice. Se perdiamo non gli si può rivolgere la parola. I livornesi sanno bene che cosa significhi l'amaranto per il mio babbo».
Ci racconta questa storia del portafortuna?
«È nato tutto per caso. A fine marzo ho preso in gestione il ristorante».
Beh a fine marzo il Livorno era in mezzo al guado: ko con il Monza, poi Arezzo e Olbia...
«Appunto. È accaduto che mercoledì 11 aprile abbiamo organizzato una cena al Borghetto. Le squadre tendono a ritrovarsi lontano dalla città e da sguardi indiscreti, quando devono serrare le fila nei momenti delicati. E più delicato di quello, dopo tre sconfitte di file, con il ritorno di Sottil e a tre giorni dal derby, non ci poteva essere».
La squadra cena al Borghetto e...
«E vinciamo il derby. A quel punto è stato inevitabile ritrovarsi tutti il mercoledì successivo, perché la scaramanzia nel calcio conta eccome»
Babbo Igor fa caso a questi aspetti legati alla cabala?
«Certo. Da sempre».
Dopo Livorno-Pisa avete cambiato qualcosa nel menù?
«Ma sta scherzando? Mai e poi mai! I piatti serviti sono stati gli stessi e pensate anche la disposizione dei posti a tavola è rimasta immutata. E' stata una cosa studiata nei minimi dettagli. E infatti ha funzionato. Non poteva che finire bene questa stagione».
Anche perché dopo il derby abbiamo vinto ad Arzachena.
«Sì e il mercoledì successivo altra replica. Tre giorni più tardi siamo andati in serie B, fate voi».
Il giocatore più simpatico?
«Devo dire che Alessandro Bruno è stato il vero e proprio animatore delle serate».
A promozione acquisita vi siete trovati ancora?
«Certo. Ormai è un must e abbiamo festeggiato con una torta preparata da mia sorella Noemi che lavora nella pasticceria Silvia a Cecina. È davvero molto brava».
Già, perché le vittorie si costruiscono in famiglia. E se la famiglia si chiama Protti, di sicuro sono grandi vittorie.
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