Il Tirreno

Livorno

Il gran menù di Protti jr

di Fabrizio Pucci
Il gran menù di Protti jr

«Squadra al mio ristorante prima del Pisa, poi sono tornati...»

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LIVORNO. Il tempo passa. I calciatori diventano dirigenti senza perdere il bel vizio di trionfare. I figli crescono e diventano imprenditori e...amuleti. Questa è una storia in salsa amaranto che merita di essere raccontata. Il calciatore in questione è Igor Protti. Anzi. Il Calciatore con la C maiuscola, l'icona amaranto. Il figlio è Nicholas Flavio, 25 anni da compiere ad agosto, un diploma di ragioniere in tasca, ma gestore del ristorante “Il Borghetto” all'interno del Resort San Martino a Riparbella.

Protti Junior di gol non ne fa, eppure se il Livorno è andato in serie B una parte del merito è anche sua. E lui, tifosissimo amaranto è felice: «Certo. Babbo mi ha trasmetto la malattia del Livorno – dice sorridendo – e spesso sono andato in trasferta, magari senza dare nell'occhio».

Anche perché con quel cognome...

«Esatto. Sono orgoglioso di quello che ha fatto mio padre, però – come mi ha insegnato lui – non ho mai voluto e mai vorrò trattamenti di favore per il fatto che mi chiamo Protti».

Che differenza c'è tra Igor calciatore e dirigente?

«Nessuna. Vive il suo ruolo con la stessa passione viscerale. Se vinciamo è felice. Se perdiamo non gli si può rivolgere la parola. I livornesi sanno bene che cosa significhi l'amaranto per il mio babbo».

Ci racconta questa storia del portafortuna?

«È nato tutto per caso. A fine marzo ho preso in gestione il ristorante».

Beh a fine marzo il Livorno era in mezzo al guado: ko con il Monza, poi Arezzo e Olbia...

«Appunto. È accaduto che mercoledì 11 aprile abbiamo organizzato una cena al Borghetto. Le squadre tendono a ritrovarsi lontano dalla città e da sguardi indiscreti, quando devono serrare le fila nei momenti delicati. E più delicato di quello, dopo tre sconfitte di file, con il ritorno di Sottil e a tre giorni dal derby, non ci poteva essere».

La squadra cena al Borghetto e...

«E vinciamo il derby. A quel punto è stato inevitabile ritrovarsi tutti il mercoledì successivo, perché la scaramanzia nel calcio conta eccome»

Babbo Igor fa caso a questi aspetti legati alla cabala?

«Certo. Da sempre».

Dopo Livorno-Pisa avete cambiato qualcosa nel menù?

«Ma sta scherzando? Mai e poi mai! I piatti serviti sono stati gli stessi e pensate anche la disposizione dei posti a tavola è rimasta immutata. E' stata una cosa studiata nei minimi dettagli. E infatti ha funzionato. Non poteva che finire bene questa stagione».

Anche perché dopo il derby abbiamo vinto ad Arzachena.

«Sì e il mercoledì successivo altra replica. Tre giorni più tardi siamo andati in serie B, fate voi».

Il giocatore più simpatico?

«Devo dire che Alessandro Bruno è stato il vero e proprio animatore delle serate».

A promozione acquisita vi siete trovati ancora?

«Certo. Ormai è un must e abbiamo festeggiato con una torta preparata da mia sorella Noemi che lavora nella pasticceria Silvia a Cecina. È davvero molto brava».

Già, perché le vittorie si costruiscono in famiglia. E se la famiglia si chiama Protti, di sicuro sono grandi vittorie.



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