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"È serie B", la dolce ninna nanna amaranto tra clacson e orgoglio

Federico Lazzotti
"È serie B", la dolce ninna nanna amaranto tra clacson e orgoglio

Livorno dal lungomare al centro la lunga notte dei tifosi per la festa promozione. E Borgo Cappuccini diventa la succursale della curva nord

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LIVORNO. La ninna nanna più dolce oggi è stonata, rumorosa, colorata, indimenticabile, Bellissima. L’hanno composta, coro dopo coro, strombazzata dopo strombazzata, sciarpata dopo sciarpata, i tifosi amaranto. È fatta di clacson e orgoglio, profumo di sudore e fumogeni. E ti resta nelle orecchie dopo una stagione iniziata in ginocchio e finita in trionfo. È una sBornia che ha il sapore della rivincita e dell’orgoglio e si nasconde in tante facce sorridenti che percorrono la città dallo stadio al mare. C’è quella di un bambino che sul lungomare alza le braccia verso il cielo vedendo passare davanti a sé un furgone dove si salta, si balla e si beve.

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È in quel cuore amaranto che una signora ha appeso alla finestra di un palazzo in via delle Grazie. E sventola, più alto del silenzio, dentro a un sabato pomeriggio di aprile che non sarà più qualunque. In quella sciarpa avvolta al parabrezza dello scooter che continua a girare sopra a piazza della Repubblica. In sella ci sono due fidanzati che si abbracciano e si fanno una foto con il cellulare. È vero, le vittorie degli ultimi dieci anni hanno anestetizzato rispetto alle pene del passato e abituato, se si può, alle vittorie. E in più, stavolta, il purgatorio della serie C non è durato due generazioni, ma due anni. Un tempo troppo sottile per essere dimenticato. Ma abbastanza grande perché tutto non risulti normale e scontato, nemmeno gli sfottò verso i cugini pisani, ritornello di una nenia che non passa mai di moda.

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E allora eccolo il corteo amaranto che nessuno si aspettava e che invece comincia all’improvviso – come tutte le cose Belle – quando il tramonto è vicino. È dallo stadio che tutto inizia ed alla Terrazza Mascagni dove tutto si conclude quando è già domenica. È in Borgo Cappuccini, però, dove si raduna la torcida più colorata e rumorosa. Succede un paio d’ore dopo la fine della partita quando l’ingresso del ristornate la Vecchia ciurma, di proprietà di Andrea Luci e Luca Mazzoni, si trasforma nella succursale della curva nord: auto per strada e traffico bloccato, impossibile passare. «Questo è un canto d’amore/che ci viene dal cuore/Livorno alé. Quando in campo scenderai/Non ti lasceremo mai/Livorno alé».

È qui, in mezzo a questi duecento, forse trecento tifosi, che passato e futuro si mischiano fino a confondersi. Quello che è stato e nelle maglie che raccontano le promozioni dal 2002 ad oggi: Treviso, Piacenza. E anche l’ultima in serie A, nel 2013, dentro al cerchio magico di Davide Nicola. C’è anche la faccia di eterno ragazzo di Piermario Morosini che da sei anni, ovunque sia, ha una maglia amaranto indosso. È da qui che parte l’ultimo corteo che arriva alla Terrazza Mascagni intorno alle 22. C’è il gazebo che più che amaranto è colorato di rosa. Ma va bene lo stesso. Così piano piano il lungomare si riempie di gente festante dove i primi ad arrivare sono proprio gli ultrà, a bordo di quel furgone che qualche ore prima aveva stregato un bambino.

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Poi qualcuno ha portato anche tre teglie di pizza che sono state divise per celebrare questa promozione dove per ore nessuno ha sentito la fame. Troppo appetitoso il piatto della vittoria per pensare a bisogni terreni. Canti, balli e abbracci, per un po’ tutta la strada è stata invasa dalla gente e il traffico si è fermato. Poco importa, nessuno si è lamentato. Anche dalle auto sono spuntate bandiere, sciarpe e voglia di far festa. Il tutto tra gli schiamazzi dei clacson e delle trombette da stadio. I fumogeni hanno illuminato a giorno la Terrazza e in aria è partito anche qualche fuoco d’artificio. Insomma, anche la notte si è tinta d’amaranto. L’ultima immagine della festa prima di godersi la ninna nanna più Bella.

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