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DAL CALCIO UNA SPINTA ALLA CITTÀ
È fatta. Siamo promossi in serie B. Torniamo nel calcio che conta. Non ce l’aspettavamo ad inizio stagione, quando gli amaranto non erano certo indicati tra i favoriti per la vittoria finale. Abbiamo...
È fatta. Siamo promossi in serie B. Torniamo nel calcio che conta. Non ce l’aspettavamo ad inizio stagione, quando gli amaranto non erano certo indicati tra i favoriti per la vittoria finale. Abbiamo poi avuto paura di veder svanire il sogno quando, dopo la sosta natalizia, la squadra amaranto ha dilapidato un vantaggio di 12 punti tra tensioni, addii eccellenti e cambi frenetici in panchina.
Forse non ce l’aspettavamo neanche ieri perché si pensava che il Siena avrebbe vinto la sua partita e che tutto si sarebbe deciso sabato prossimo, all’ultima giornata.
E invece il calcio, più di ogni altro sport, è capace di regalare grandi sorprese: nonostante il pareggio casalingo con la Carrarese (dopo aver tremato per lo svantaggio iniziale) , gli amaranto hanno potuto festeggiare con un turno d’anticipo grazie alla contemporanea sconfitta casalinga della squadra senese.
Come si dice, ci siamo tolti un bel peso ed ora, anche se eravamo un pochino impreparati, possiamo festeggiare. La squadra se lo merita, per quanto fatto vedere da fine agosto ad oggi. Gli sportivi livornesi se lo meritano, questo pubblico non poteva essere condannato ad un altro anno in terza serie: è un pubblico da serie A (ieri pomeriggio c’erano quasi 10mila spettatori al Picchi), figuriamoci se non possiamo permetterci la B. E se lo merita la città, che nei momenti che contano - sia di difficoltà, sia di gioia - sa stringersi compatta. Ieri a ogni angolo c’era un bandierone amaranto, alle 15 lo stadio era già pieno (la capienza del vecchio Picchi è limitata), le strade percorse da fiumi di gente in amaranto, la Terrazza Mascagni invasa ieri sera per il trionfo finale.
In attesa della festa ufficiale che la società deve ancora annunciare. Ora questa è la città della gioia. In casi del genere usa dire con un po' di retorica che la promozione è un premio per tutti, che tutta Livorno (e non solo «il» Livorno) è andata in serie B.
Eppure affermarlo qui non è una frase vuota, ma la constatazione di un fatto: perché i livornesi si calano anima e corpo nelle vicende sportive, riempiono lo stadio (anche se un po’ meno che in passato), fanno il tifo e anche contestano, ma sono sempre lì innamoratissimi delle maglie amaranto. Come sono innamorati della loro città, anche se sono sempre pronti a criticarla se c’è qualcosa che non va. Ma l’amore è passione, soprattutto a Livorno.
Dunque festeggiamo. E facciamolo nel nome di Piermario Morosini, morto con la maglia amaranto sei anni fa, e nel ricordo dell’alluvione del 10 settembre scorso che ha messo in ginocchio la città con danni e vittime e che adesso la vede rialzarsi: questo riscatto sportivo le può dare ancora più forza. È il coraggio di Livorno.
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