Il Tirreno

Livorno

Froome, che test «Questo Zoncolan tremendo e mitico»

di Antonio Simeoli
Froome, che test «Questo Zoncolan tremendo e mitico»

Sopralluogo dell’asso della Sky sulla salita «Lunghissima, durissima: qui si vince il Giro»

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Del fatto che il suo caso da mesi viene analizzato a colpi di perizie e carte bollate ed è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra Uci e il potentissimo Team Sky nessuno se ne sarebbe ricordato l’altro ieri sullo Zoncolan, la salita più dura d’Europa, se non per quei violenti colpi di tosse del re alla fine della scalata. Lì, a un passo dalla prima delle tre gallerie che anticipano l’arrivo in vetta, quando la neve sbarra ancora la strada alla cima distante un chilometro, ieri Chris Froome è piombato come un caccia. E tra un colpo di tosse e l’altro, segno dell’asma di cui soffre, il marziano del ciclismo mondiale, accusato di aver violato le norme antidoping per aver inalato alla Vuelta 2017 una quantità doppia del medicinale autorizzato per l’asma, ha confessato: «Sì, questa salita è tremenda, una grande fetta del Giro d’Italia si deciderà qui. È lunghissima, durissima. Ma me la ricordavo anche peggio». Il vincitore di quattro Tour de France, che prima di puntare al quinto cercherà di vestire in maggio la prima maglia rosa per un bis d’altri tempi, dallo Zoncolan otto anni fa era stato respinto: arrivò 82° a oltre 22 minuti dal vincitore Ivan Basso. «Pensai quasi di mettere giù il piede da tanto le pendenze erano impossibili, ma allora ero giovane», dice ricordando che, rispetto all’Angliru, l’alter ego del “mostro carnico” in Spagna, «qui le pendenze sono molto più continue». Il ds Nicolas Portal gli si avvicina consigliandogli di mettere la mantellina. Un drone si alza in volo intanto per non perdere lo spettacolo. Sì, perché per il re (controverso) del ciclismo mondiale la Carnia e lo Zoncolan dopo giornate d’inverno pieno ha regalato la prima fiammata di vera primavera. Per Froome l’ex sindaco di Ovaro Romeo Rovis del paesino di Ovaro e suo figlio Diego con la pala meccanica hanno lavorato ore per liberare altri quattro chilometri della salita (dei 10,5 totali il britannico ne ha percorsi 9,5 compresi i sei chilometri centrali dalle pendenze sempre superiori al 13% con punte al 22) dalla neve. Ne è valsa la pena. Perché il 32enne, dopo aver scalato in solitaria anche il Passo Duron («durissima la prima parte ci sarà da soffrire anche lì», ha detto) e la Sella Valcalda, sempre seguito e “radiografato” da due ammiraglie e dalle maggiori tecnologie a disposizione nel settore, ha azionato il suo proverbiale “frullatore” sin dall’avvio della salita.

Uno spettacolo, un messaggio forte e chiaro ai rivali di maggio. «Proverò a vincere quassù tappa perché so che questa è una salita mito, voglio vincere il Giro, rispetto ma non temo i miei rivali».

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