Il presidio
La prima volta di Romano
Arriva al Coni con Corsi: «Ma non sono amico di Lotito...»
LIVORNO. Marco Arturo Romano è stato di parola. Il suo arrivo al Coni è slittato di un giorno. Con la sua Mercedes nera fa alzare la sbarra di accesso all’impianto sportivo che sono le 15,57 ed in macchina, con lui, c’è, come avevamo anticipato, Tito Corsi. Il tempo di una breve fermata utile per lo scatto e poi, verso la palestra per incontrare giocatori, staff tecnico e dirigenti.
La pioggia impedisce un regolare allenamento sul campo. Meglio evitare possibili infortuni con la complicità di un terreno allentato. Alle 18,15, l’uscita. E il finestrino che si abbassa di nuovo. Questa volta, per ragguagliare su quelle due ore passate fra quattro mura. Il nuovo direttore generale, già al mattino si era presentato in sede, conoscendo uno ad uno tutti i dipendenti. Dopo pranzo, la parte più strettamente tecnica.
Come le è sembrata la situazione?
«Stiamo cercando di tranquillizzare l‘ambiente, tenendo nel mirino anche l’obiettivo di vincere tutte le partite da qui alla fine. Si è parlato con tutti i giocatori e non solo, pensando intanto al derby di sabato. Purtroppo le sorti del campionato, con la sconfitta di Olbia, non dipendono solo dai nostri risultati, ma anche da quel che farà il Siena».
È qui con Tito Corsi, vecchia volpe del calcio italiano...
«Un giovanotto di 81 anni che ha grossa esperienza in questo mondo. C’è un rapporto di amicizia che ci lega da tanti anni nato a livello imprenditoriale, professionale, anche se lui ora non si occupa più di sicurezza sul lavoro».
Con Spinelli, si è sentito in questi giorni?
«Si, certo. Direi che è tutto a posto. Come sempre del resto. Ormai sono entrato in società da alcuni mesi. Non ci sono grosse novità da raccontare su questo versante...».
E il suo amico Lotito?
«Più che amico è un mio cliente. Quindi i nostri rapporti sono quelli che intercorrono fra due imprenditori. Anche se so benissimo che a Livorno girano voci secondo le quali io sarei un suo socio. Però, una cosa la devo dire: quando ha saputo che sono entrato con una quota in società, mi ha fatto i complimenti, dicendomi che mi sono scelto una gran bella piazza. Importante e passionale. Che indubbiamente merita di più che la serie C».
Tito Corsi, è lì che ascolta, ma impossibile non chiedergli niente. Allenatore negli anni ‘70, ma direttore sportivo poi della Fiorentina del quasi scudetto. Quel campionato 81/82 da cui nacque l’accesa rivalità con la Juventus. Passarella, Socrates, Bertoni, Pecci, Graziani, Massaro, per esempio, arrivarono alla corte dei Pontello con lui uomo mercato. Ma lei avrà una carica specifica? «No, sono presente in qualità di amico di Romano; ero qui in zona e son venuto. Felice di dispensare miei eventuali pareri, se richiesti». Ma da uomo di calcio, una ricetta per uscire da questa situazione? «La medicina è la tranquillità e la consapevolezza dei propri mezzi. E la voglia di dare tutto quello che c’è in corpo per raggiungere un progetto ambizioso quale quello della promozione».
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