Il Tirreno

Livorno

Il silenzio e le emozioni Poi è il calcio

di Nicola Stefanini
Il silenzio e le emozioni Poi è il calcio

Atmosfera irreale al Franchi fra coreografie, cori e gesti simbolici per Davide Astori

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FIRENZE. Che non sarà una domenica di calcio come le altre si sa già prima di partire da casa, ma è percorrendo il viale dei Mille, fra gruppi di tifosi vestiti di viola, che la sensazione di disagio si rende palpabile. Non una tromba, un petardo. Non una bandiera. Siamo tutti silenziosi, assorti e pieni di interrogativi non espressi. Anche i tanti bambini, con indosso le magliette dei loro beniamini, sono così coinvolti in questa atmosfera rarefatta che si resta sconcertati. Su in alto, fra le chiome spoglie degli alberi, il cielo è cupo e gonfio di pioggia: è quasi mezzogiorno e sembra già sera.

Il primo brivido, dei tanti che riserverà questa giornata, arriva quando il viale si apre sul Campo di Marte. Il “Franchi” è avvolto in un silenzio irreale, i riflettori già accesi in cima alle torri, non un filo di musica, qualche sostenitore del Benevento in mezzo alla marea viola che sfila ordinata e commossa davanti ai cancelli della tribuna, divenuti il muro del ricordo, carico di un’infinità di sciarpe, disegni, pensieri per lui, il capitano: Davide Astori, morto a 31 anni sette giorni fa, nel sonno prima della partita a Udine.

La partita fra Fiorentina e Benevento, 28ª giornata della Serie A, è solo un evento secondario. Lo sanno perfettamente tutti i 35.000 che affollano ogni settore dello stadio fiorentino. E offrendo generosamente la loro partecipazione alla giornata del dolore viola, si adeguano anche i 1.200 arrivati da Benevento e stipati nello spicchio di stadio riservato agli ospiti.

Fra poco si giocherà anche a calcio, ma sarà soprattutto una giornata costellata di emozioni espresse con manifestazioni di massa e di gesti carichi di simbolicità. Gli altoparlanti dello stadio non diffondono pubblicità, e neanche i pannelli luminosi che circondano il campo: fanno invece l’eco ai tanti striscioni disseminati sugli spalti. Tutti ricordano Davide, il capitano viola, il numero 13, quello che portava sulla maglia e che non sarà mai più indossato da nessun gigliato. In questa domenica però, quel numero 13 sulla maglia lo indossano tutti i giocatori della Fiorentina, e anche i tecnici, quando accompagnati da applausi scroscianti – che rompono finalmente il senso d’oppressione – scendono in campo per il riscaldamento. Applausi liberatori che proseguono per accogliere nel catino del “Franchi” anche i giocatori del Benevento e la terna degli arbitri.

I gesti dei giocatori che scaldano i muscoli sono quelli di sempre, ma niente altro intorno è come sempre. Come la voce incolore dello speaker che legge frettolosamente e senza enfasi le formazioni. Poi però esplode facendo vibrare i 35.000 all’unisono quando grida: «col numero 13 il nostro capitano per sempre: Davide Astori». E fra i cori che finalmente erompono da tutti i settori dello stadio, sul maxi schermo scorrono le immagini della carriera di Astori e la voce di Jovanotti fa spuntare più di una lacrima cantando “Terra degli uomini” mentre migliaia di palloncini volano in cielo. Lacrime che non si fanno attendere nemmeno poco dopo, quando scocca il tredicesimo minuto di gioco e tutti in campo si fermano. L’intera curva Fiesole, cuore del tifo viola più passionale, disegna con migliaia di bandierine la scritta “Davide 13”.

Poi ai cori dedicati ad Astori si cominciano a unire quelli tradizionali del tifo viola. E si gioca a calcio. Ed è una partita vera, con la Fiorentina che aggredisce il Benevento in modo sempre più convinto. La tensione, lo smarrimento, il dolore sembrano allentarsi nei giocatori come nel pubblico, minuto dopo minuto. Simeone sbaglia un paio di gol, ma raccoglie solo applausi d’incoraggiamento. Lo stesso succede per un paio di sbandate dei difensori. Poi su un calcio d’angolo Vitor Hugo vola davvero altissimo e schiaccia in gol. Proprio lui, il centrale brasiliano che ha preso il posto di Astori, che porta sulla maglia il numero 31. E, roba da non crederci, l’orologio segna le 13.

Ancora un gesto simbolico e un’altra emozione: Hugo esulta con i compagni, poi va verso la panchina e si mette sugli attenti davanti a una maglietta con stampata una foto di Astori. L’allenatore Stefano Pioli e tanti giocatori si asciugano l’ennesima lacrima.

In campo i giocatori viola cominciano a perdere giri man mano che scorre il secondo tempo e la fatica si fa sentire. Sugli spalti si comincia a mormorare temendo il crollo nervoso, insieme a quello fisico. Sono Badelj, Pezzella, Sportiello, i più esperti del gruppo a stringere i denti. E ancora lui, Vitor Hugo, di certo il migliore in campo, a tenere a galla la Viola. Fino al fischio finale che regala altre lacrime. Di liberazione. Con tanti giocatori che si accasciano a terra. Esausti. E tutto il “Franchi” che canta: c’è solo un capitano...

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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